Cronaca

Elena Sofia Ricci: "L'uomo dimentica l'orrore delle guerre"

23 marzo 2026, 15:36 4 min di lettura
Elena Sofia Ricci: "L'uomo dimentica l'orrore delle guerre" Immagine da Wikimedia Commons Bari
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Elena Sofia Ricci denuncia la mancanza di memoria storica riguardo agli orrori delle guerre. L'attrice, premiata a Bari, sottolinea l'importanza dell'amore e invita i giovani a riconoscere le relazioni tossiche.

Elena Sofia Ricci denuncia l'oblio bellico

L'attrice Elena Sofia Ricci ha espresso profonda amarezza per la persistente dimenticanza umana riguardo alle atrocità belliche. Ha definito questo oblio come «abbastanza evidente».

Durante un incontro al Teatro Petruzzelli di Bari, la Ricci ha sottolineato come l'umanità sembri incapace di imparare dalle lezioni della storia. Le sue parole sono state stimolate dalla proiezione del film «La farfalla impazzita» di Kiko Rosati.

Nel film, l'attrice interpreta Giulia Spizzichino, una donna ebrea segnata dalle deportazioni e dalla strage delle Fosse Ardeatine. Questo ruolo l'ha portata a riflettere sulle continue violenze.

«Vediamo ovunque quello che è stato fatto al popolo ebraico durante la guerra», ha affermato la Ricci. «Adesso altri popoli, compreso quello, lo perpetrano su altri popoli».

La sua indignazione è palpabile: «È terribilmente doloroso, è possibile che non abbiamo imparato niente dalla storia?». Ha definito gli eventi attuali «veramente sconvolgenti, agghiaccianti».

L'amore necessario e il futuro della carriera

In un mondo che sembra perdere la speranza, Elena Sofia Ricci ha evidenziato la necessità dell'amore. Lo ha definito «necessario» in un contesto in cui «ci stanno togliendo anche la speranza in un futuro migliore».

L'attrice ha anche condiviso i suoi desideri professionali. Ha rivelato di voler realizzare un film di sua produzione. «Vorrei raccontare una storia molto importante», ha confessato.

Tuttavia, ha ammesso che questo progetto incontra delle difficoltà. «Spero di farlo, ma non mi viene permesso», ha spiegato. La ragione risiede nella natura del soggetto: «È un po' scottante la materia, psicopatologica, un thrillerone».

La Ricci ha parlato del suo mestiere come di un'opportunità di scoperta. «È bellissimo questo mestiere», ha detto, «perché quando interpreti un personaggio, devi metterti nei suoi veri panni, diventare un po' l'altra».

Ogni interpretazione le permette di «scoprire delle cose di te che non sapevi». Questo processo di immedesimazione è fondamentale per la sua crescita artistica e personale.

Messaggi ai giovani e legami con Bari

Sul palco del Petruzzelli, Elena Sofia Ricci ha lanciato un messaggio forte ai giovani presenti. Ha messo in guardia contro le relazioni tossiche, spesso confuse con l'amore vero.

«Quando si incontrano personalità narcisistiche, patologiche, aggressive», ha ammonito, «e non serve che volino schiaffi perché anche le parole possono uccidere, state molto attenti». Il suo consiglio è chiaro: «Bisogna scappare, non confondere questo con l'amore».

L'attrice ha ricordato alcuni dei suoi ruoli più significativi. Tra questi, Francesca Morvillo, moglie del giudice Giovanni Falcone, la scienziata Rita Levi Montalcini e Veronica Lario, ex moglie di Silvio Berlusconi.

Riguardo al film di Sorrentino in cui ha interpretato Veronica Lario, ha espresso grande apprezzamento. «L'ho molto molto amato», ha rivelato, «perché parla della fragilità e del dolore per un amore finito». Ha sottolineato come questo dolore sia universale: «che è lo stesso dolore di tutti gli uomini e le donne».

Non sono mancati riferimenti al suo legame con Bari. L'attrice, originaria della Toscana, ha dimostrato di conoscere bene la città, recitando un «Dante barese» con un accento impeccabile. Questo è un omaggio alla sua ex professoressa di letteratura.

Bari è anche la città dove risiede sua sorella, Elisa Barrucchieri, una nota ballerina. La sorella ha curato per anni il corteo storico di San Nicola, un evento importante per la città pugliese.

Infine, Elena Sofia Ricci ha condiviso la sua ritrovata passione per la danza. L'ha descritta come un'attività liberatoria. «Ballate», ha incoraggiato il pubblico, «è liberatorio, per sentirsi leggeri e profondamente liberi, sentire di poter volare».

Il suo messaggio conclusivo è un invito all'azione e alla gioia di vivere: «Non ci resta che questo: amare e ballare».

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