Condividi

Ricercatori baresi guidano uno studio nazionale per identificare precocemente pazienti a rischio di aritmie ventricolari maligne e morte cardiaca improvvisa. L'indagine approfondisce anche il legame con l'attività sportiva intensa.

Nuovo studio sulla cardiolaminopatia genetica

Un'importante ricerca mira a individuare i pazienti affetti da cardiolaminopatia. L'obiettivo è riconoscere chi è maggiormente esposto a pericolose aritmie ventricolari. Si vuole prevenire anche la morte cardiaca improvvisa. Questo vale anche per chi non mostra ancora problemi evidenti alla funzione cardiaca.

L'iniziativa di ricerca è uno studio multicentrico nazionale. Si chiama 'Lmna-related Cardiomyopathy Italian Registry. Lamin-CarMyo Study'. La Cardiologia universitaria del Policlinico di Bari coordina l'intero progetto. La ricerca coinvolge ben tredici centri distribuiti in tutta Italia. L'indagine esaminerà un vasto numero di persone. Saranno inclusi sia pazienti che manifestano sintomi, sia portatori asintomatici di varianti genetiche Lmna. Queste varianti sono associate a patologie cardiache.

Valutazione del rischio e prognosi

Lo studio si concentrerà sulla valutazione del contributo specifico delle manifestazioni cliniche. Verrà analizzato anche il ruolo del test genetico. Si studierà la loro interazione nel definire la prognosi dei pazienti. Particolare attenzione sarà dedicata agli eventi aritmici cardiaci avversi maggiori. Si osserveranno anche gli esiti legati allo scompenso cardiaco. L'obiettivo è sviluppare nuovi modelli predittivi. Questi modelli dovrebbero prevedere con maggiore precisione il rischio di morte cardiaca improvvisa.

Il Policlinico di Bari ha spiegato i dettagli della ricerca. L'analisi approfondirà diversi aspetti della patologia. Si cercherà di migliorare la capacità diagnostica e prognostica. Questo permetterà interventi più mirati sui pazienti a rischio. La prevenzione della morte improvvisa è una priorità assoluta.

Il legame tra sport e cardiomiopatie

Un aspetto cruciale dello studio riguarda il legame tra cardiomiopatie genetiche e attività sportiva. Lo ha sottolineato Andrea Igoren Guaricci, responsabile scientifico dell'indagine. Nelle persone geneticamente predisposte, l'attività fisica molto intensa può accelerare la comparsa dei sintomi della malattia. La sfida scientifica è riuscire a distinguere il normale adattamento del cuore all'allenamento. Questo fenomeno è noto come 'cuore d'atleta'. Bisogna differenziarlo dalle prime manifestazioni di una cardiomiopatia.

Comprendere questa distinzione è fondamentale per gli atleti e per chi pratica sport a livello agonistico. Permetterà di salvaguardare la salute cardiovascolare. Eviterà diagnosi errate o ritardate. La ricerca mira a fornire strumenti utili per medici sportivi e cardiologi.

Giornate di Cardiogenetica a Bari

Il rapporto tra cardiomiopatie genetiche e attività sportiva sarà uno dei temi centrali delle 'Giornate di Cardiogenetica'. Questo importante evento scientifico è in programma il 28 e 29 settembre. Si svolgerà nell'aula magna del Policlinico di Bari. L'incontro riunirà esperti del settore. Si discuteranno gli ultimi sviluppi nella diagnosi e gestione di queste patologie. Sarà un'occasione per approfondire le sfide legate allo sport.

Le giornate rappresentano un momento di confronto e aggiornamento. Contribuiranno a diffondere la conoscenza sulle cardiomiopatie genetiche. L'obiettivo è migliorare la prevenzione e la cura dei pazienti. La collaborazione tra centri di ricerca è essenziale per fare progressi.