Il Consiglio Comunale di Bari ha approvato una nuova delibera che modifica le normative edilizie, superando il Piano Casa regionale. Le nuove regole introducono incentivi e limitazioni per ristrutturazioni, demolizioni e ricostruzioni, con un focus sulla qualità urbana e sulla destinazione degli oneri.
Nuove regole per l'edilizia a Bari
Il Comune di Bari ha recentemente approvato una delibera cruciale per il futuro dell'edilizia cittadina. L'atto, votato con ventidue favorevoli e cinque contrari, modifica sostanzialmente le disposizioni del Piano Casa della Regione Puglia. Questo provvedimento introduce un sistema di incentivi e limiti per chi desidera realizzare interventi di ristrutturazione, demolizione, ricostruzione e ampliamento di edifici sul territorio comunale.
La seduta consiliare, durata circa nove ore, ha visto anche l'approvazione unanime della gestione esterna dello stadio San Nicola. Tuttavia, l'attenzione principale era rivolta alle nuove norme urbanistiche, attese da tempo per le loro ampie ripercussioni sul settore edilizio.
La discussione è stata intensa, con passaggi significativi avvenuti nelle commissioni consiliari e in Giunta nelle settimane precedenti. La delibera, che di fatto supera la legge regionale 36 del 2023, affronta diversi punti chiave. Tra questi, uno dei più dibattuti è lo stop alla monetizzazione delle aree a standard per i municipi 1, 2 e 5.
La monetizzazione è una procedura che consente a imprese e privati di versare una somma al Comune qualora non vi siano spazi destinati a verde o servizi all'interno del lotto di intervento. Questa possibilità rimarrà attiva solo per i progetti nei municipi 3 e 4. Questi ultimi presentano una densità di aree a standard superiore a 6,5 metri quadrati per abitante, con valori che raggiungono rispettivamente 10,2 e 8.
Critiche e modifiche alla delibera
Le nuove norme hanno suscitato forti critiche da parte del centrodestra. Il consigliere Giuseppe Carrieri (Lega) ha presentato numerosi emendamenti per ammorbidire le disposizioni, sostenendo che le attuali restrizioni potrebbero ostacolare la rigenerazione di aree come il quartiere Libertà. Nessuna delle sue proposte è stata accolta.
La maggioranza, attraverso il consigliere del PD Michelangelo Cavone, ha chiarito che la norma sarà applicabile per edifici con volumi inferiori ai 3mila metri cubi. La monetizzazione sarà inoltre consentita in tutti i municipi se l'intervento prevede una cessione inferiore ai 200 metri cubi.
Un emendamento del Movimento Cinque Stelle, approvato dall'aula, destina le somme ricavate dalla monetizzazione nei municipi 3 e 4 a progetti di verde pubblico e riforestazione urbana. Il consigliere pentastellato Antonello Delle Fontane ha spiegato che nei municipi 1, 2 e 5, dove gli spazi pubblici sono insufficienti rispetto alla legge, la monetizzazione è vietata. In queste aree, gli standard devono essere reperiti fisicamente, privilegiando la qualità della vita.
Per i municipi 3 e 4, dove la monetizzazione è permessa, un Ordine del Giorno vincola gli incassi a opere da realizzare negli stessi territori. Questo principio di compensazione locale assicura che i benefici rimangano dove aumenta il carico urbanistico.
Incentivi volumetrici e affitti a lungo termine
Un altro punto fondamentale della delibera riguarda gli incentivi volumetrici. Le nuove disposizioni prevedono un aumento del 10% del volume edificabile in caso di adeguamento energetico. Un ulteriore 10% è concesso per adeguamenti strutturali. L'incremento può arrivare fino al 35% per chi offre affitti a lungo termine, con una durata minima di 10 anni.
L'obiettivo è contrastare la proliferazione degli affitti brevi, incentivando invece quelli a lungo termine. Questo aspetto mira a stabilizzare il mercato immobiliare e a garantire maggiore disponibilità di alloggi per i residenti.
Un emendamento proposto da Victor Laforgia (gruppo Laforgia Sindaco) ha ulteriormente specificato le condizioni per ottenere l'incentivo del 10% extra. Questo bonus è legato alla destinazione dell'immobile come prima abitazione. In alternativa, per ottenere l'incentivo, l'immobile dovrà essere affittato per un periodo prolungato.
Dichiarazioni delle istituzioni
Il sindaco Vito Leccese ha sottolineato che il dibattito sulla delibera è stato ampio e inclusivo, coinvolgendo anche la Commissione consiliare Urbanistica. Ha precisato che non si tratta di un nuovo Piano Casa, ma di norme volte a contrastare la scarsa attrattività delle locazioni ordinarie. Riguardo al Piano Urbanistico Generale (Pug), il sindaco ha espresso la volontà di introdurre novità significative, superando il Piano Quaroni e razionalizzando i servizi per ricucire le periferie al centro.
La vicesindaca e assessora alla Rigenerazione Urbana, Giovanna Iacovone, ha definito la delibera un atto collegiale che bilancia interessi economici ed esigenze cittadine. Rispondendo alle critiche sull'area del Libertà, ha evidenziato come il Piano Casa precedente non abbia portato i risultati sperati.
La presidente della Commissione comunale Urbanistica, Maria Stefania Durante, ha descritto il futuro Pug come uno strumento di visione complessiva. Ha affermato che la legge approvata oggi funge da preparazione a questa visione, orientando le trasformazioni urbane. L'idea è quella di una città che si riscrive, guidando le trasformazioni piuttosto che subirle, valorizzando la qualità dello spazio costruito.
Dal centrodestra, il consigliere Antonio Ciaula di Fratelli d'Italia ha espresso rammarico per la mancata accoglienza dei suggerimenti. Ha sottolineato l'importanza di un approccio equilibrato, di maggiore chiarezza sulla funzione sociale degli interventi e di un monitoraggio puntuale. Ha concluso affermando che le leggi tracciano la via, ma sono le amministrazioni a scegliere se promuovere lo sviluppo o lasciare indietro intere aree urbane.
Contesto normativo e geografico
La delibera approvata dal Consiglio Comunale di Bari si inserisce in un quadro normativo regionale e nazionale che mira a riqualificare il patrimonio edilizio esistente e a promuovere uno sviluppo urbano sostenibile. Il superamento del Piano Casa regionale, introdotto con la legge 36 del 2023, segna un cambio di rotta nelle politiche urbanistiche pugliesi.
Il Piano Casa regionale, nato in origine per incentivare l'edilizia e contrastare l'abusivismo, è stato spesso criticato per aver favorito un'eccessiva espansione edilizia e per aver avuto un impatto limitato sulla qualità urbana. La nuova delibera barese cerca di correggere queste criticità, ponendo maggiore enfasi sulla rigenerazione urbana, sull'efficienza energetica e sulla destinazione degli oneri urbanistici a beneficio della collettività.
La distinzione tra i municipi 1, 2 e 5 e i municipi 3 e 4 riflette le diverse condizioni urbanistiche e le dotazioni di servizi presenti sul territorio barese. I municipi 1, 2 e 5, caratterizzati da una minore disponibilità di spazi pubblici, vedono un divieto di monetizzazione degli standard, obbligando a soluzioni fisiche per garantire la qualità urbana. I municipi 3 e 4, invece, con maggiori standard disponibili, possono beneficiare della monetizzazione, con vincolo di destinazione delle somme a interventi locali.
L'introduzione di incentivi volumetrici legati all'adeguamento energetico e strutturale, così come alla promozione degli affitti a lungo termine, mira a stimolare interventi che migliorino la sostenibilità ambientale degli edifici e che contribuiscano a risolvere le criticità del mercato degli affitti, spesso dominato da soluzioni a breve termine.
La città di Bari, con la sua storia millenaria e la sua vivace realtà urbana, affronta da anni sfide legate alla crescita demografica e alla necessità di riqualificare aree dismesse o degradate. La delibera rappresenta un tentativo di governare queste trasformazioni in modo più consapevole e orientato alla qualità della vita dei cittadini, anticipando le direttive del futuro Piano Urbanistico Generale.