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Quattro persone sono state arrestate per due distinti omicidi di mafia avvenuti nel 2021 a Canosa di Puglia e Bari. Le indagini hanno portato alla luce moventi legati a estorsioni e rivalità criminali.

Operazione antimafia nel Barese

Un'importante operazione congiunta ha portato all'arresto di quattro individui. Le accuse riguardano il loro presunto coinvolgimento in due omicidi di stampo mafioso. I fatti risalgono al 2021 e sono avvenuti rispettivamente a Canosa di Puglia e Bari. L'azione è stata coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari. Hanno collaborato i carabinieri del comando provinciale e le questure di Bari e Bat. Supporto è arrivato anche dalla Sisco di Bari e dal Commissariato di Canosa.

Omicidio Selvarolo: mandante ed esecutore

Due delle persone fermate sono sospettate di essere il mandante e l'esecutore materiale dell'omicidio di Sabino Selvarolo. La vittima, un uomo di 41 anni, era scomparsa a Canosa di Puglia cinque anni prima. Si tratta di Sabino Carbone, 46 anni, già detenuto. L'altro arrestato è Claudio Pellegrino. Entrambi sono destinatari di un'ordinanza di custodia cautelare. L'ordinanza è stata emessa dal Tribunale di Bari su richiesta della DDA. L'esecuzione è stata curata dalla Polizia. Sono accusati, insieme ad altri due indagati, di omicidio e occultamento di cadavere. Le indagini suggeriscono che Selvarolo sia stato ucciso perché pretendeva denaro da Carbone. La vittima minacciava di rivelare affari illeciti pregressi del presunto mandante. Questo è quanto emerso dalle ricostruzioni investigative.

Omicidio Lopez: movente mafioso

Gli altri due arresti sono stati effettuati dai carabinieri. Le persone fermate sono Antonio Manzari, 39 anni, e Francesco Martiradonna, 26 anni. Sono accusati di concorso in omicidio. L'omicidio è aggravato dalla premeditazione e dal metodo mafioso. Sono inoltre imputati per detenzione e porto illegale di arma da fuoco. La vittima è Ivan Lopez, 32 anni. Fu ucciso il 29 settembre di cinque anni fa. Lopez stava rientrando a casa nel quartiere San Girolamo su un monopattino. Fu raggiunto da nove colpi di arma da fuoco. Secondo l'accusa, la vittima era vicina al clan Strisciuglio. Questo clan opera nei quartieri San Paolo e San Girolamo. L'assassinio sarebbe stato compiuto per favorire associazioni mafiose. In particolare, si fa riferimento al gruppo dei Capriati, attivo a Bari Vecchia. Si menziona anche l'organizzazione Parisi-Palermiti del rione Japigia. I due indagati, Manzari e Martiradonna, si trovano già in carcere. Le loro difese sono affidate rispettivamente agli avvocati Francesco Saverio Digilio e Valeria Volpicella.

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