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Nuovi provvedimenti giudiziari a Bari colpiscono altre sale giochi. L'inchiesta sulle infiltrazioni criminali nel settore prosegue con sequestri di beni e attività.

Sequestri di sale giochi a Bari

La Guardia di Finanza ha eseguito ulteriori sequestri a Bari. L'operazione si inserisce in un'indagine più ampia. Questa mira a contrastare la penetrazione criminale nel settore delle sale giochi.

Il provvedimento è stato emesso dal Gip di Bari. L'iniziativa segue le richieste della Procura locale. L'inchiesta ha già portato a significativi risultati in passato.

Nel mese di luglio dell'anno precedente, l'indagine aveva determinato oltre venti arresti. Sono risultate 79 persone indagate. Il valore dei beni sequestrati superava i 60 milioni di euro.

Tra i beni confiscati figuravano 13 sale videolottery e due sale giochi. Le operazioni avevano colpito anche figure di spicco nel settore.

I "re delle sale giochi" sotto inchiesta

Tra le persone arrestate figuravano Alessandro Snidar, Antonio Snidar e Massimiliano Snidar. Le loro età erano rispettivamente di 51, 45 e 56 anni.

Questi individui erano noti a Bari come i principali gestori di sale giochi. La loro attività è ora al centro delle indagini giudiziarie.

I nuovi sequestri riguardano un ramo d'azienda specifico. Questo ramo comprende due sale dedicate alle slot machine e alle video slot. Si tratta di attività già sotto osservazione.

Inoltre, è stato sequestrato un altro ramo d'azienda. Questo percepiva i canoni di affitto di un ristorante. Entrambe le attività fanno capo a quattro persone indagate.

Accuse di associazione per delinquere e riciclaggio

Gli indagati devono rispondere di gravi reati. Tra questi figurano associazione per delinquere, riciclaggio e autoriciclaggio. Le accuse sono aggravate dall'utilizzo del metodo mafioso.

Sono contestati anche i reati di trasferimento fraudolento di valori e peculato. La Procura ritiene che le attività illecite fossero ben strutturate.

Secondo l'accusa, le due sale slot sequestrate erano state cedute. Queste appartenevano a una società già colpita da sequestro a luglio. La cessione potrebbe essere un tentativo di eludere i provvedimenti giudiziari.

Si ipotizza che i proventi derivanti dall'affitto del ristorante venissero incassati da una società esterna. Questa società sarebbe stata priva di vincoli diretti.

Attraverso questa società, gli indagati avrebbero mantenuto il controllo di risorse finanziarie. Tali risorse sarebbero riconducibili ai beni già sequestrati. L'organizzazione imprenditoriale è ritenuta funzionale ad attività illecite.

Il ruolo del commercialista e del clan

Le indagini hanno fatto emergere un quadro complesso. Dal 30 aprile 1996, Alessandro Snidar e Massimiliano Snidar avrebbero creato numerose imprese.

Il commercialista Petrosino Sergio, 63 anni, era il depositario delle scritture contabili. Anche lui è stato arrestato.

Sergio Petrosino è in carcere per associazione per delinquere. Deve rispondere anche di concorso in riciclaggio e bancarotta fraudolenta. La sua posizione è centrale nelle indagini.

Lo scopo di queste imprese era la gestione di sale gioco e il noleggio di apparecchi per il gioco d'azzardo. Miravano anche a imporre i videogiochi nei locali pubblici.

Per raggiungere tali obiettivi, si avvalevano della forza intimidatrice di un clan locale. Con il clan venivano stretti accordi commerciali precisi.

Le sale giochi gestite sarebbero state utilizzate anche per riciclare denaro proveniente da attività di clan mafiosi. Le indagini continuano per chiarire tutti gli aspetti.