Le indagini sull'omicidio di Benedetto Petrone, operaio comunista ucciso nel 1977 a Bari, sono state archiviate dal gip. La decisione segue la prescrizione del reato e la mancanza di prove concrete contro gli indagati.
Archiviazione indagini omicidio Petrone a Bari
La giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bari, Gabriella Pede, ha chiuso le indagini relative all'omicidio di Benedetto Petrone. Il giovane, un operaio comunista di soli 18 anni, perse la vita il 28 novembre 1977. L'evento tragico avvenne a Bari, durante un'azione condotta da un gruppo di militanti di matrice fascista.
La giudice ha respinto la richiesta di opposizione all'archiviazione. Questa opposizione era stata presentata dalla sorella della vittima, Porzia Petrone. Di conseguenza, è stata disposta l'archiviazione del fascicolo. L'indagine riguardava sei persone iscritte nel registro degli indagati. Per cinque di loro, la decisione è motivata dalla prescrizione del reato. Per il sesto indagato, invece, si è verificato il decesso.
Procura chiede archiviazione: prove insufficienti
La Procura aveva inizialmente richiesto una nuova archiviazione del caso. Nonostante fossero stati rilevati «elementi quantomeno di fondato sospetto circa la partecipazione degli indagati al fatto», come indicato dal procuratore Roberto Rossi e dalla pm Grazia Errede, non è stato possibile formulare una previsione di condanna. Le indagini non hanno prodotto ulteriori elementi probatori a supporto di alcuni dialoghi intercettati.
La sorella della vittima si era opposta a questa richiesta di archiviazione. Tuttavia, secondo la valutazione del giudice, le intercettazioni hanno rivelato unicamente una preoccupazione diffusa tra gli indagati. Questa preoccupazione era legata alla possibile riapertura delle indagini. La giudice ha sottolineato che tali sentimenti non permettono di attribuire agli indagati alcun ruolo nell'omicidio di Petrone.
Contesto storico e precedenti giudiziari
In relazione all'omicidio di Benedetto Petrone, nel 1981 fu condannato a 22 anni di reclusione. La sentenza della Corte d'assise di Bari riguardò il solo esecutore materiale, Giuseppe Piccolo. La pena fu successivamente ridotta in appello a 16 anni nel 1982. Piccolo morì suicida in carcere due anni dopo la sentenza di secondo grado.
Le nuove indagini sono state avviate nel 2023. Questo è avvenuto dopo che un gip aveva disposto ulteriori accertamenti. Tali indagini erano state richieste in precedenza, nel 2017, a carico di persone ignote. Il gip aveva riconosciuto l'esistenza delle aggravanti di crudeltà e motivi abietti nell'omicidio di Petrone. Tuttavia, la sussistenza di queste due aggravanti è stata oggi esclusa dal gip.