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Ricercatori pugliesi hanno partecipato a un importante studio del CERN, osservando segnali di materia primordiale anche in collisioni di protoni. La scoperta apre nuove prospettive sulla formazione dell'Universo.

Nuovi segnali di materia primordiale osservati

Scienziati provenienti dall'Università di Bari e dal Politecnico di Bari hanno giocato un ruolo chiave in una recente scoperta del CERN. Il team ha individuato segnali della materia primordiale. Questi indizi sono emersi anche da collisioni tra singoli protoni. La ricerca si è svolta nell'ambito della collaborazione internazionale Alice. L'esperimento è avvenuto presso il CERN di Ginevra.

I risultati di questo lavoro sono stati resi noti attraverso una pubblicazione. L'articolo è apparso sulla prestigiosa rivista scientifica Nature Communications. Questo studio ha permesso di osservare per la prima volta alcuni indicatori specifici. Si tratta di segnali riconducibili al plasma di quark e gluoni. Questo stato della materia esisteva nell'Universo subito dopo il Big Bang. Tali segnali sono stati rilevati non solo in collisioni tra nuclei pesanti. Sono stati identificati anche in sistemi molto più piccoli. Le collisioni tra singoli protoni hanno rivelato questi indizi.

Ricerca all'avanguardia sulle origini dell'Universo

La scoperta rappresenta un risultato scientificamente inatteso. Essa contribuisce a ricostruire le condizioni dell'Universo nei suoi primissimi istanti. Subito dopo il Big Bang, la materia si presentava come un fluido. Questo fluido era composto da particelle elementari. È noto come plasma di quark e gluoni. Il Large Hadron Collider, il più grande acceleratore di particelle al mondo, è stato utilizzato. Questo strumento permette di riprodurre e studiare tale stato primordiale. I ricercatori ipotizzano che, subito dopo la collisione, i quark si muovano in modo coordinato. Successivamente, si combinano per formare le particelle osservate dai rivelatori. Questo effetto è stato notato anche in sistemi di dimensioni ridotte.

L'osservazione apre nuovi interrogativi. Ci si chiede come e quando si formi il plasma di quark e gluoni. Le attuali ipotesi suggeriscono che le condizioni necessarie potrebbero essere meno restrittive. Si pensava fossero più stringenti rispetto a quanto ora osservato. Questo ampliamento delle condizioni di formazione è un punto cruciale. Potrebbe modificare la nostra comprensione dei processi iniziali dell'Universo.

L'impegno dell'Università di Bari nella ricerca globale

Il Rettore dell'Università di Bari Aldo Moro, Roberto Bellotti, ha commentato l'importanza del contributo. «Il contributo dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro a questa ricerca internazionale», ha dichiarato, «conferma l’impegno dell’Ateneo nello studio dei fenomeni fondamentali della natura». Ha inoltre sottolineato l'importanza della partecipazione a grandi collaborazioni scientifiche. Queste collaborazioni hanno una rilevanza mondiale. L'impegno dell'ateneo barese in progetti di tale portata testimonia l'eccellenza della ricerca locale. Essa si inserisce in un contesto scientifico globale di altissimo livello. La collaborazione tra università, politecnici e centri di ricerca internazionali è fondamentale. Permette di affrontare le grandi sfide della scienza contemporanea. La fisica delle particelle è un campo in continua evoluzione. Nuove scoperte come questa ne sono la dimostrazione tangibile.