L'Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale del Lazio (Arpa) ha confermato la presenza di diossina nell'aria di Bagnoregio a seguito di un incendio. I livelli rilevati superano di sette volte le indicazioni dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, sollevando preoccupazioni per la salute pubblica.
Rogo nell'ex stabilimento Alta
Un vasto incendio ha interessato l'ex stabilimento Alta a Bagnoregio. Le fiamme sono divampate lunedì 23 marzo, coinvolgendo un capannone industriale dismesso. L'edificio, esteso su circa 2.500 metri quadrati, era in passato adibito alla lavorazione di materiali plastici. Le operazioni di spegnimento sono state complesse. I vigili del fuoco hanno operato con mezzi aerei e terrestri. Alcune strutture interne hanno ceduto sotto l'azione del fuoco. L'intervento tempestivo ha evitato un'ulteriore propagazione delle fiamme. La natura dei materiali presenti ha reso particolarmente difficile il controllo dell'incendio. Residui di materie plastiche e capi di abbigliamento usato hanno alimentato il rogo. La rapida diffusione ha richiesto un massiccio dispiegamento di risorse.
La prima ipotesi sulla origine del fuoco punta al tetto. Lì erano in corso lavori di sostituzione dell'amianto. Nuovi pannelli fotovoltaici venivano installati. Si presume che le fiamme siano partite dalla guaina utilizzata per i lavori. Da lì, il fuoco si è rapidamente propagato all'interno del capannone. La struttura era vuota da tempo. La presenza di materiali infiammabili ha accelerato la combustione. Le squadre di emergenza hanno lavorato per ore. L'obiettivo era circoscrivere l'area interessata. Si voleva evitare che l'incendio raggiungesse altre zone. La vicinanza della strada Umbro Casentinese ha reso necessaria la chiusura temporanea al traffico. Questo per garantire la sicurezza delle operazioni.
Monitoraggio della qualità dell'aria
A seguito dell'incendio, l'Arpa Lazio ha avviato un'indagine sulla qualità dell'aria. I tecnici dell'agenzia hanno installato un campionatore nella località Capraccia. La zona è situata a breve distanza dal sito interessato dalle fiamme. L'obiettivo era monitorare la presenza di sostanze potenzialmente nocive. Si è cercato di rilevare diossine, IPA (idrocarburi policiclici aromatici) e PCB (policlorobifenili). Queste sostanze possono formarsi durante la combustione di materiali plastici e altri composti chimici. I campionamenti sono avvenuti tra il 23 e il 24 marzo. I risultati preliminari sono stati resi noti successivamente. I dati hanno evidenziato una preoccupante presenza di inquinanti. La diossina è risultata essere la sostanza più allarmante. I suoi livelli hanno superato significativamente i limiti di sicurezza.
Le procedure standard dell'Arpa prevedono questo tipo di intervento. Ogni incendio di vaste proporzioni richiede un'analisi dell'aria circostante. Si valuta il potenziale impatto sulla salute pubblica. La scelta della località Capraccia è stata strategica. La vicinanza al sito ha permesso di ottenere dati rappresentativi. I tecnici hanno raccolto campioni per diverse ore. L'analisi di laboratorio ha poi rivelato la composizione chimica dell'aria. I risultati sono stati confrontati con i valori di riferimento. L'agenzia ha utilizzato linee guida internazionali e normative nazionali. La presenza di IPA e PCB è stata anch'essa valutata. Tuttavia, la diossina ha destato maggiore preoccupazione. La sua persistenza nell'ambiente e la sua tossicità sono ben note.
I risultati dei test Arpa
I risultati dei test effettuati dall'Arpa Lazio sono stati chiari. La concentrazione di diossine nell'aria ha raggiunto livelli preoccupanti. Il valore registrato è stato di 0,7 pg/m³ (picogrammi per metro cubo) in termini di tossicità equivalente (teq). Questo dato è significativamente superiore alle indicazioni dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). L'OMS, nelle sue linee guida per la qualità dell'aria in Europa del 2000, stima concentrazioni di tossicità equivalente di diossine e furani in ambiente urbano intorno a 0,1 pg/m³. Valori superiori a 0,3 pg/m³ sono già considerati un indicatore di una fonte di emissione localizzata. Il dato di 0,7 pg/m³ a Bagnoregio è quindi circa sette volte superiore allo standard OMS. Questo indica una significativa contaminazione dell'aria. La diossina è una sostanza estremamente tossica. Può causare gravi problemi di salute a lungo termine. Non esiste un riferimento normativo specifico per la diossina nell'aria ambiente in Italia. Tuttavia, il confronto con le stime OMS è un indicatore fondamentale. La variabilità da zona a zona è elevata. Ma un valore così alto non lascia dubbi sulla fonte.
Per quanto riguarda gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA), è stato rilevato il benzo(a)pirene. La sua concentrazione è stata di 3,7 ng/m³ (nanogrammi per metro cubo). L'unico valore limite previsto per gli IPA è per il benzo(a)pirene. Si tratta di un valore limite come concentrazione media annua di 1 ng/m³. Questo limite non è direttamente confrontabile con i valori misurati in occasione di incendi. Viene riportato solo come riferimento informativo. Anche per i policlorobifenili (PCB) non esistono limiti normativi specifici per l'aria ambiente. Il documento OMS indica concentrazioni variabili. Si va da 3 pg/m³ in siti non industriali a 3.000 pg/m³ in aree urbane o industriali. Dopo l'incendio a Bagnoregio, il valore misurato è stato di 70 pg/m³. Sebbene non esista un limite normativo, questo valore è da considerare nel contesto delle emissioni post-incendio.
Misure precauzionali e indagini
Di fronte a questi risultati, il sindaco di Bagnoregio, Luca Profili, ha agito prontamente. Il 23 marzo, giorno stesso dell'incendio, ha firmato un'ordinanza. L'ordinanza ha stabilito misure precauzionali in un raggio di due chilometri dall'area interessata dal rogo. Le disposizioni miravano a proteggere la popolazione dall'esposizione agli inquinanti. Tra le misure principali: divieto di stazionamento e transito pedonale e veicolare nella zona colpita. Ai residenti è stato imposto di rimanere in casa. Dovevano tenere porte e finestre rigorosamente chiuse. Si è raccomandato di evitare l'esposizione diretta al fumo. Inoltre, è stato vietato l'uso di climatizzatori e pompe di calore che prelevano aria dall'esterno. Si è anche vietato l'utilizzo di acqua superficiale stagnante. Questo per prevenire rischi sanitari per persone e animali. Gli animali domestici dovevano essere tenuti in casa. Le attività all'aperto, specialmente quelle ludiche e sportive, sono state limitate.
Parallelamente, la Procura della Repubblica di Viterbo ha avviato un'indagine. Il fascicolo è stato aperto per incendio colposo. Il pubblico ministero Flavio Serracchiani sta coordinando le attività investigative. È stato disposto il sequestro del capannone interessato dalle fiamme. Questo provvedimento mira a preservare le prove. Potrebbe aiutare a chiarire le cause esatte dell'incendio. L'inchiesta dovrà accertare eventuali responsabilità. Si cercherà di ricostruire l'esatta dinamica dei fatti. L'analisi dei materiali presenti e delle condizioni del sito sarà fondamentale. Le indagini si concentreranno anche sulle procedure di sicurezza. Si valuterà se i lavori di ristrutturazione fossero conformi alle normative. La collaborazione con l'Arpa e i vigili del fuoco è essenziale. L'obiettivo è fare piena luce sull'accaduto. Si vuole anche prevenire futuri incidenti simili.
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