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Il 12 aprile 1833 nasceva ad Avigliano Giuseppe Nicola Summa, noto come Ninco Nanco. Fu luogotenente di Carmine Crocco, temuto per le sue abilità di guerrigliero e la sua brutalità. La sua figura è stata romanzata, ma la sua vita fu segnata da violenza e repressione.

La nascita di un brigante ad Avigliano

Nel piccolo comune di Avigliano, precisamente il 12 aprile 1833, vide la luce Giuseppe Nicola Summa. Questo nome, destinato a diventare sinonimo di terrore e leggenda, era conosciuto nell'ambiente del brigantaggio come Ninco Nanco. Il soprannome derivava dalla famiglia paterna, già nota per le sue vicende.

Ninco Nanco crebbe in un contesto familiare difficile. Suo padre, Domenico Summa, lottava contro l'alcolismo. La famiglia includeva anche figure come una zia dedita alla prostituzione e un'altra sorella con lo stesso destino. Inoltre, zii come Giuseppe Nicola Coviello erano noti banditi, mentre Francescantonio era un malfattore e omicida. Questi esempi di violenza influenzarono profondamente il giovane Nicola.

Dalle umili origini al brigantaggio

La giovinezza di Ninco Nanco fu segnata da lavori umili. Iniziò come domestico presso un influente personaggio locale, Giuseppe Gagliardi. Successivamente, trovò impiego come guardiano di vigne. La sua vita personale fu anch'essa travagliata. Tra i 18 e i 20 anni, sposò Caterina Ferrara, un'orfana, ma il matrimonio non portò figli.

Un grave incidente segnò la sua gioventù. A soli 20 anni, subì un colpo di scure alla testa durante una lite legata al gioco. Questo lo costrinse a un lungo periodo di convalescenza. Tre anni dopo, fu vittima di un'aggressione con pugnalata da parte di cinque uomini. Ninco Nanco scelse la vendetta personale anziché denunciare i suoi aggressori alla polizia.

Pochi mesi dopo l'aggressione, individuò uno dei suoi assalitori e lo uccise a colpi d'ascia. Dopo aver confessato il delitto, fu imprigionato nel carcere di Ponza. Da qui riuscì a evadere nell'agosto del 1860, segnando l'inizio della sua carriera criminale.

Il luogotenente di Carmine Crocco

Una volta libero, Ninco Nanco cercò di unirsi alle forze garibaldine e alla colonna insurrezionale di Avigliano, guidata da Nicola Mancusi. Tuttavia, fu respinto da entrambe le fazioni. Questa esclusione lo spinse definitivamente verso il brigantaggio.

Iniziò così la sua ascesa criminale, caratterizzata da rapine e furti. Il suo destino si incrociò con quello di Carmine Crocco, figura centrale del brigantaggio lucano. Dal 7 gennaio 1861, giorno del loro primo incontro, Ninco Nanco divenne il suo luogotenente più fidato. Insieme, saccheggiarono vaste aree, conquistando il Vulture e gran parte della Basilicata.

Nonostante le sue scorrerie, Ninco Nanco non riuscì mai a conquistare la sua città natale, Avigliano. Le sue incursioni si estesero anche nelle province di Avellino e Foggia, consolidando la sua fama di brigante spietato e abile guerrigliero.

La fine di Ninco Nanco

L'attività criminale di Ninco Nanco iniziò a declinare l'8 febbraio 1864. In quella data, la sua banda subì un duro colpo nei pressi di Avigliano. La situazione precipitò ulteriormente il 15 febbraio, quando venne emessa una taglia di 15.000 lire sulla sua testa.

Circa un mese dopo, il 13 marzo, Ninco Nanco e due dei suoi uomini, tra cui suo fratello Francescantonio, furono intercettati vicino a Lagopesole. La Guardia Nazionale di Avigliano li braccò e li giustiziò sommariamente a Frusci. La morte del brigante avvenne per mano del caporale della Guardia Nazionale, Nicola Coviello, che avrebbe agito per vendicare l'assassinio del cognato commesso da Ninco Nanco nel giugno 1863.

Altre versioni suggeriscono che l'esecuzione fu ordinata da Don Benedetto Corbo, comandante della Guardia Nazionale di Avigliano. Quest'ultimo, appartenente a una famiglia nobile locale, avrebbe voluto evitare che emergessero sue presunte collusioni con le bande briganti.

Carmine Crocco, nelle sue memorie, raccontò di aver tentato di vendicare la morte del suo luogotenente. Preparò un agguato nel luogo dell'esecuzione, ma dovette ritirarsi all'arrivo di un reggimento di soldati. Il corpo di Ninco Nanco fu esposto il giorno seguente ad Avigliano, appeso all'Arco della Piazza come monito. Infine, il suo cadavere fu trasportato a Potenza e lì sepolto.

Ninco Nanco nella cultura popolare

La figura di Ninco Nanco, come quella di molti briganti dell'epoca, è stata oggetto di reinterpretazioni nella cultura di massa. Spesso viene dipinto come un eroe popolare, un generoso fuorilegge che combatteva contro le ingiustizie del Regno d'Italia. Questa narrazione è stata alimentata dalla violenta repressione delle rivolte meridionali, che talvolta non distingueva tra briganti e civili inermi.

La sua brutalità e la sua freddezza lo resero uno dei briganti più temuti. Tuttavia, la sua storia è anche un racconto di origini difficili, violenza subita e inflitta, e una fine tragica, emblema di un'epoca turbolenta.

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