Tredici anni fa, il 28 luglio, un tragico incidente vide 40 persone perdere la vita precipitando dal viadotto Acqualonga sull'A16. Oggi si commemora la tragedia con una cerimonia.
La verità giudiziaria sulla tragedia
La giustizia ha emesso il suo verdetto definitivo sull'incidente del 28 luglio, avvenuto tredici anni or sono. Quaranta persone persero la vita cadendo dal viadotto Acqualonga, situato sull'A16 Napoli-Canosa, nel territorio di Monteforte Irpino, provincia di Avellino. La Corte di Cassazione, nell'aprile dell'anno precedente, ha confermato nove condanne. Tra queste, spicca quella a sei anni di reclusione per l'ex Amministratore Delegato di Autostrade per l'Italia, Giovanni Castellucci. Egli era stato precedentemente assolto nel processo di primo grado tenutosi ad Avellino.
Le vittime stavano rientrando a Pozzuoli, comune di residenza, dopo un viaggio spirituale nei luoghi legati a San Pio da Pietrelcina. La notizia della loro tragica scomparsa aveva scosso profondamente la comunità.
Commemorazione e ricordo delle vittime
Nel pomeriggio, la memoria delle quaranta vittime sarà onorata con una cerimonia. L'evento si terrà davanti al monumento eretto ai piedi del viadotto. Saranno presenti le autorità locali, tra cui il sindaco di Monteforte Irpino, Fabio Siricio, e il sindaco di Pozzuoli, Luigi Manzoni. La loro partecipazione sottolinea il legame tra i territori colpiti dalla tragedia.
Questo momento di raccoglimento è fondamentale per mantenere viva la memoria di coloro che hanno perso la vita in circostanze così drammatiche. La comunità si stringe attorno ai familiari delle vittime.
Le condanne per la strage
Oltre a Giovanni Castellucci, altre sei figure di spicco della società Autostrade per l'Italia sono state condannate. Nicola Spadavecchia e Giulio Massimo Fornaci hanno ricevuto una pena di sei anni. Paolo Berti è stato condannato a cinque anni e sei mesi, mentre Michele Renzi e Bruno Gerardi a cinque anni. Gianluca De Franceschi è stato condannato a tre anni. La pena più severa, pari a nove anni di reclusione, è stata inflitta a Gennaro Lametta, proprietario del bus. Tragicamente, suo fratello Ciro era alla guida del mezzo al momento dell'incidente.
Una condanna a quattro anni è stata emessa anche nei confronti di Antonietta Ceriola. Questa donna ricopriva il ruolo di funzionaria presso la Motorizzazione Civile di Napoli. Si ritiene che abbia attestato falsamente l'avvenuta revisione del veicolo, un atto che ha avuto conseguenze gravissime.
La responsabilità della sicurezza aziendale
La sentenza della Cassazione ha evidenziato la responsabilità di Castellucci. La Corte ha sottolineato come l'ex AD di Autostrade sia «ritenuto responsabile di una precisa politica aziendale carente sulla sicurezza». Nello specifico, non avrebbe inserito la riqualificazione e la manutenzione delle barriere del viadotto Acqualonga nel piano pluriennale approvato dal Consiglio di Amministrazione nel dicembre del 2008. Questa omissione è considerata un fattore determinante nella catena di eventi che ha portato alla tragedia.
La sentenza ribadisce l'importanza della vigilanza e della corretta gestione delle infrastrutture. La sicurezza dei cittadini deve sempre essere prioritaria. La memoria delle vittime impone una riflessione profonda.
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