Camorra: hacker dei clan smantellato, 16 arresti a Napoli
Frodi online e clan: l'indagine a Napoli
Un'operazione congiunta dei Carabinieri e della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli ha portato all'arresto di 16 persone legate al clan Mazzarella. L'indagine ha svelato un'attività criminale incentrata sulle frodi informatiche, con l'obiettivo di svuotare conti correnti bancari.
Al centro dell'operazione vi era un giovane hacker, soprannominato il "polacco", capace di generare profitti illeciti per cifre che oscillavano tra i 200.000 e i 300.000 euro giornalieri. La sua abilità nel clonare siti web di istituzioni finanziarie e nell'utilizzare tecniche di spoofing telefonico lo rendeva uno strumento prezioso per le organizzazioni criminali.
Tecniche sofisticate per truffe su larga scala
Le indagini, condotte tra il 2022 e il 2024, hanno rivelato l'esistenza di due distinti gruppi criminali, uno guidato da Ciro Mazzarella e l'altro dal cugino Michele Mazzarella, quest'ultimo in associazione con Marianna Giuliano, esponente di spicco di una nota famiglia di camorra. Le truffe non si sono limitate al territorio italiano, ma hanno raggiunto anche città come Barcellona e Madrid.
Le modalità operative includevano la creazione di piattaforme digitali che replicavano fedelmente i siti delle banche, pagate tramite criptovalute per eludere i controlli. Inoltre, venivano impiegati complici per simulare accenti regionali al fine di ingannare le vittime al telefono, mentre i numeri delle banche venivano falsificati sui display dei cellulari delle persone truffate.
Il ruolo dell'hacker e il coinvolgimento dei clan
L'hacker, un 25enne non ancora formalmente indagato, era in grado di ottenere dati sensibili acquistando liste da persone che lavoravano all'interno degli istituti di credito. È emerso che il clan Licciardi, acerrimo rivale dei Mazzarella, avesse "preso in prestito" l'hacker per le proprie operazioni illecite, dimostrando come il business criminale avesse la precedenza anche in contesti di forte rivalità.
Tra le vittime accertate, circa sessanta, si annovera anche una dipendente bancaria che è riuscita a sventare una truffa grazie all'intervento tempestivo del responsabile della sicurezza del suo istituto.
Sequestri e reinvestimento dei profitti
Oltre ai 12 arresti in carcere, tra cui figurano i nomi di Alberto, Ciro e Michele Mazzarella, sono state emesse 4 misure di divieto di dimora in Campania, che hanno coinvolto anche Marianna Giuliano. L'operazione ha portato al sequestro di beni per un valore complessivo di circa un milione di euro.
L'inchiesta ha inoltre messo in luce il coinvolgimento di un imprenditore di Avellino, attivo nel settore dei trasporti funebri, incaricato di reinvestire i proventi delle frodi in beni di lusso come moto, auto e orologi Rolex. L'imprenditore ambiva a creare una propria base operativa nella sua provincia.
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