La scia di decessi legati all'esposizione all'amianto nell'ex Isochimica di Avellino continua. Nel 2026 si registrano sei vittime, portando il totale a 42. Un processo in corso a Napoli e trattative per i risarcimenti.
Nuovo lutto per l'ex Isochimica
Un'ulteriore perdita si aggiunge alla triste conta dei deceduti. L'ex operatore Carmelo Picariello, di 69 anni, è venuto a mancare. La sua professione era quella di scoibentatore. Questo tragico evento segna la sesta vittima registrata nel corso del 2026. Il bilancio complessivo dei decessi per patologie tumorali, riconducibili all'esposizione prolungata all'amianto, sale così a 42 unità. La notizia è stata diffusa il 2 novembre 2026.
La lunga ombra dell'amianto
L'ex Isochimica, situata ad Avellino nella zona di Borgo Ferrovia, è tristemente nota per i suoi effetti sulla salute dei lavoratori. L'azienda, di proprietà di Elio Graziano, operava negli anni Ottanta nella scoibentazione delle carrozze ferroviarie. Questa attività comportava un'esposizione diretta e prolungata a materiali contenenti amianto. Le conseguenze si manifestano a distanza di anni sotto forma di gravi malattie oncologiche. La morte di Carmelo Picariello riaccende i riflettori su questa emergenza sanitaria.
Il precedente di Ciro Nevola
Solo poche settimane prima, l'otto ottobre, un altro ex dipendente aveva perso la vita. Si trattava di Ciro Nevola, 76 anni. Nevola prestava servizio all'interno dell'azienda, occupandosi dell'infermeria. Anche la sua scomparsa è legata alle conseguenze dell'amianto. Questi decessi ravvicinati sottolineano la gravità della situazione e l'urgenza di affrontare le problematiche sanitarie e legali connesse all'ex stabilimento.
Il processo in corso a Napoli
La vicenda dell'Isochimica è attualmente al centro di un procedimento giudiziario. A Napoli si sta svolgendo il processo in Corte d'Appello. In questa sede sono rappresentate oltre duecento parti civili. Tra queste figurano anche i familiari degli operai che sono purtroppo deceduti nel frattempo. La giustizia cerca di fare chiarezza sulle responsabilità e di offrire un risarcimento alle vittime e ai loro cari. La speranza è che i processi possano portare a una giusta conclusione.
Le condanne in primo grado
Nel precedente grado di giudizio, tenutosi presso il Tribunale di Avellino, erano state inflitte quattro condanne. La pena prevista era di dieci anni di reclusione. I condannati includevano due ex dipendenti delle Ferrovie dello Stato e due dirigenti dell'Isochimica stessa. Queste sentenze rappresentano un primo passo verso il riconoscimento delle responsabilità, ma la battaglia legale è ancora in corso e coinvolge numerose famiglie.
Trattative per il risarcimento
Parallelamente al percorso giudiziario, sono in corso complesse trattative. L'obiettivo è raggiungere un accordo transattivo con le Ferrovie dello Stato. Si mira a ottenere un risarcimento per gli ex operai colpiti dalle malattie professionali. Finora, queste trattative non hanno portato a un esito positivo. La situazione rimane tesa, con le famiglie che attendono risposte concrete e un giusto indennizzo per le sofferenze patite dai loro congiunti. La complessità delle negoziazioni evidenzia le difficoltà nel chiudere definitivamente questo capitolo.
Il contesto di Avellino
Avellino, capoluogo dell'omonima provincia campana, si trova ad affrontare le conseguenze di un passato industriale che ha lasciato profonde cicatrici. La zona di Borgo Ferrovia, dove sorgeva l'ex Isochimica, è un'area che porta ancora i segni di un'epoca di sviluppo industriale intenso ma spesso privo di adeguate tutele ambientali e sanitarie. La città, situata nell'Irpinia, ha una storia legata anche al terremoto del 1980, evento che ha segnato profondamente il territorio e la sua comunità. La questione Isochimica si inserisce in un quadro più ampio di sfide per la salute pubblica e la giustizia sociale nella regione.
La normativa sull'amianto
La normativa italiana ha progressivamente vietato l'uso e la commercializzazione dell'amianto. La legge 257 del 1992 ha stabilito le procedure per la dismissione degli impianti contenenti amianto e per la tutela dei lavoratori esposti. Nonostante i divieti, le conseguenze dell'esposizione continuano a manifestarsi per decenni, rendendo necessaria una costante vigilanza e un supporto medico e legale per le vittime. La gestione delle aree contaminate e il monitoraggio sanitario rimangono priorità per le autorità competenti.
Le conseguenze a lungo termine
Le malattie causate dall'amianto, come il mesotelioma, il cancro ai polmoni e l'asbestosi, hanno un lungo periodo di latenza. Questo significa che i sintomi possono comparire anche 30-40 anni dopo l'esposizione iniziale. Per questo motivo, è fondamentale che le autorità sanitarie continuino a monitorare la salute degli ex lavoratori esposti, anche a distanza di molti anni dalla cessazione dell'attività lavorativa. Il sostegno psicologico e sociale è altrettanto importante per le famiglie colpite.