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Nuova vittima ad Avellino dall'ex Isochimica, portando a sei i decessi nel 2026. Il bilancio totale delle malattie tumorali legate all'amianto sale a 42. Si attende l'esito di processi e trattative per i risarcimenti.

Nuovo decesso legato all'ex Isochimica

La scia di lutti legati all'ex stabilimento Isochimica di Avellino continua. Un'ulteriore vittima si è aggiunta al tragico conteggio di quest'anno. Si tratta di Carmelo Picariello, 69 anni, residente ad Avellino. L'uomo aveva lavorato come scoibentatore presso l'azienda.

La sua scomparsa porta a sei il numero totale di ex operai deceduti nel corso del 2026. Questo triste primato è legato a patologie tumorali. La causa è la prolungata esposizione all'amianto. La notizia è stata diffusa in mattinata.

Aumento dei decessi per amianto

Il decesso di Carmelo Picariello aggrava ulteriormente il bilancio delle vittime. Il numero complessivo di operai deceduti a causa di tumori collegati all'amianto raggiunge quota 42. Questo dato sottolinea la gravità della situazione sanitaria.

L'esposizione alle fibre di amianto è una causa nota di gravi malattie. Tra queste, il mesotelioma e altre forme tumorali. L'Isochimica, attiva negli anni Ottanta, si occupava della scoibentazione di carrozze ferroviarie. Il sito si trovava nella zona di Borgo Ferrovia ad Avellino.

L'azienda era di proprietà di Elio Graziano. La sua attività ha purtroppo lasciato un'eredità pesante in termini di salute per i suoi dipendenti. La vicenda continua a mietere vittime a distanza di anni dalla chiusura.

Il caso giudiziario e le trattative

Parallelamente alla tragedia umana, prosegue l'iter giudiziario. A Napoli è in corso il processo d'Appello. In questo procedimento sono rappresentate oltre duecento parti civili. Molte di queste sono famiglie di operai nel frattempo deceduti.

Nel primo grado di giudizio, il Tribunale di Avellino aveva emesso quattro condanne. Le pene inflitte erano di dieci anni di reclusione. I condannati includevano due ex dipendenti di Ferrovie dello Stato. Erano stati condannati anche due dirigenti dell'Isochimica.

La sentenza di primo grado ha rappresentato un primo passo verso il riconoscimento delle responsabilità. Tuttavia, la battaglia legale per le famiglie delle vittime è ancora lunga e complessa. Si cerca giustizia e un adeguato risarcimento.

Trattative per il risarcimento

Oltre al percorso giudiziario, sono in corso trattative con Ferrovie dello Stato. L'obiettivo è raggiungere un accordo transattivo. Questo accordo mirerebbe a garantire un risarcimento agli ex operai. Le discussioni, tuttavia, si sono rivelate complesse.

Finora, le trattative non hanno portato a un esito positivo. La ricerca di una soluzione extragiudiziale per i risarcimenti procede a rilento. La situazione rimane tesa e le famiglie attendono risposte concrete.

La vicenda dell'Isochimica di Avellino è un esempio emblematico delle conseguenze sanitarie e sociali dell'uso dell'amianto. La lotta per la giustizia e il riconoscimento dei danni subiti continua. Le istituzioni sono chiamate a dare risposte definitive.

Il contesto storico e geografico

L'ex stabilimento Isochimica si trovava ad Avellino, capoluogo dell'omonima provincia in Campania. La città, situata nell'entroterra campano, ha una storia industriale complessa. L'attività dell'Isochimica si inserisce in un periodo di sviluppo industriale che ha visto anche problematiche ambientali e sanitarie.

La zona di Borgo Ferrovia, dove sorgeva lo stabilimento, è un'area che ha risentito maggiormente degli impatti ambientali. La vicinanza alle abitazioni ha amplificato i rischi per la popolazione locale. La presenza di un'azienda che utilizzava materiali nocivi come l'amianto ha creato una situazione di pericolo.

La normativa sull'amianto è stata introdotta in Italia solo nel 1992. Prima di tale data, l'uso di questo materiale era diffuso in molti settori industriali. Le conseguenze sulla salute dei lavoratori e delle comunità circostanti si sono manifestate a distanza di anni.

La normativa sull'amianto

La legislazione italiana ha progressivamente vietato l'uso dell'amianto. La legge 257 del 1992 ha sancito il divieto di estrazione, importazione, esportazione, commercializzazione e produzione di prodotti contenenti amianto. Ha inoltre previsto misure per la dismissione degli impianti.

La legge ha anche introdotto forme di tutela per i lavoratori esposti all'amianto. Tra queste, il prepensionamento e l'indennizzo per coloro che hanno contratto malattie professionali. La gestione dei siti contaminati è un altro aspetto cruciale.

La vicenda dell'Isochimica evidenzia la necessità di una costante vigilanza e di politiche attive per la bonifica dei siti inquinati. La prevenzione e la tutela della salute pubblica rimangono prioritarie. La memoria delle vittime deve servire da monito per il futuro.

Il precedente di Ciro Nevola

Il decesso di Carmelo Picariello non è un caso isolato nel 2026. Lo scorso 8 ottobre, era deceduto Ciro Nevola, 76 anni. Anche lui era un ex dipendente dell'Isochimica. La sua attività lavorativa si svolgeva nell'infermeria dell'azienda.

Questo ulteriore lutto sottolinea come il rischio amianto abbia interessato diverse figure professionali all'interno dello stabilimento. Non solo gli scoibentatori, ma anche chi operava in altri settori, poteva essere esposto alle fibre nocive.

La presenza di amianto nelle strutture e nei materiali utilizzati all'epoca era diffusa. La sua rimozione o manipolazione, anche in contesti apparentemente meno a rischio, poteva comportare esposizioni pericolose. La vicenda di Ciro Nevola rafforza questa consapevolezza.

La lunga scia di decessi legati all'Isochimica di Avellino rappresenta una ferita aperta per la comunità. Le istituzioni e le aziende coinvolte sono chiamate a rispondere pienamente delle proprie responsabilità. La giustizia e il risarcimento sono passi fondamentali per onorare la memoria delle vittime.