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Arcigay Avellino ha inviato una lettera al Vescovo Monsignor Aiello chiedendo un gesto concreto di inclusione. La richiesta giunge in vista dell'Irpinia Pride, evento che mira a promuovere diritti e uguaglianza. L'associazione sottolinea le difficoltà affrontate dalle persone LGBTQIA+ credenti.

Arcigay Avellino si rivolge al Vescovo

L'associazione Apple Pie Arcigay di Avellino ha indirizzato una missiva al Vescovo Monsignor Aiello. La comunicazione, redatta con tono rispettoso, affronta tematiche di grande rilevanza sociale. L'obiettivo primario è sollecitare un segnale tangibile di inclusione da parte della guida spirituale della diocesi.

La lettera giunge in concomitanza con l'avvicinarsi dell'Irpinia Pride, giunto alla sua sesta edizione. L'evento, fissato per il 14 giugno ad Atripalda, rappresenta un momento cruciale per la visibilità e la rivendicazione dei diritti della comunità LGBTQIA+ in Irpinia.

Tuttavia, il messaggio di Arcigay trascende la mera celebrazione dell'evento. L'associazione pone l'accento sulle sofferenze quotidiane patite da persone che subiscono violenze e linguaggi d'odio. Viene evidenziata una marginalizzazione spesso vissuta nel silenzio più assordante.

Un aspetto particolarmente toccante della missiva riguarda la difficile conciliazione tra identità omosessuale e fede religiosa. Molte persone credenti LGBTQIA+ si trovano a dover affrontare la dolorosa scelta tra la propria identità e la propria appartenenza spirituale. Spesso, le porte delle comunità religiose appaiono chiuse a queste istanze.

Un precedente gesto di apertura del Vescovo

L'associazione Apple Pie Arcigay ha voluto ricordare con profonda gratitudine un gesto significativo compiuto in passato dal Vescovo Aiello. Lo scorso 17 maggio, la sua presenza all'evento organizzato in occasione della Giornata mondiale contro l'omolesbobitransfobia ha rappresentato un momento di grande valore.

La giornata, promossa dalla pastorale dell'inclusione, si è tenuta presso il Santuario Mariano Diocesano. La partecipazione del Vescovo è stata descritta come «un segnale importante e concreto di attenzione e apertura». Questo gesto ha lasciato un'impronta positiva, fungendo ora da stimolo per richieste più ampie.

L'associazione vede in quella partecipazione un punto di partenza solido. La speranza è che quel precedente possa aprire la strada a ulteriori passi verso una maggiore inclusione. La memoria di quel momento di vicinanza è citata come base per auspicare un futuro più accogliente.

Richieste di dialogo e accoglienza

La richiesta formulata da Arcigay Avellino è articolata ma estremamente chiara. L'associazione auspica il sostegno a percorsi strutturati di accompagnamento. Vengono citati il Progetto Gionata e i Cammini di Speranza, iniziative già avviate da don Fabio Mauriello.

Queste esperienze mirano a unire fede e vita, evitando di costringere le persone a rinunciare a una parte fondamentale della propria identità. L'obiettivo è creare spazi in cui sia possibile vivere pienamente sia la propria spiritualità che la propria identità di genere e orientamento sessuale.

La richiesta più sentita è quella di «una parola, un gesto, una disponibilità» da parte del Vescovo. Questi elementi sono visti come cruciali per disinnescare i linguaggi d'odio e promuovere un clima di maggiore serenità e comprensione reciproca.

L'associazione sottolinea la necessità di riconoscere pienamente l'umanità delle vite, delle storie e delle famiglie delle persone LGBTQIA+. Il messaggio è chiaro: non si tratta di un attacco, ma di un invito al dialogo.

Il significato del Pride e l'appello al dialogo

La lettera si conclude con una frase che racchiude il senso profondo della richiesta. «Il Pride non è contro qualcuno, ma è per qualcosa: per la libertà, per l'uguaglianza, per il diritto di esistere senza paura». Questa dichiarazione mira a chiarire la natura non conflittuale dell'evento.

Viene sottolineato come un diritto che non sia universale si trasformi inevitabilmente in un privilegio. La rivendicazione dei diritti LGBTQIA+ è vista come un beneficio per l'intera società. L'uguaglianza e la libertà sono valori che, se estesi a tutti, rafforzano il tessuto sociale.

La lettera non si configura come una dichiarazione di guerra, ma come un sincero appello al dialogo. La comunità LGBTQIA+ desidera un confronto costruttivo con le istituzioni religiose. L'obiettivo è costruire ponti di comprensione e superare le divisioni.

La palla passa ora alla Curia e al Vescovo Aiello. Resta da vedere se e come giungerà una risposta a questa richiesta di apertura e inclusione. La comunità attende con speranza un segnale che possa favorire un clima di maggiore accoglienza in Irpinia.

Il testo integrale della lettera

«Eccellenza Monsignor Aiello, Le scriviamo come Apple Pie Arcigay Avellino, associazione impegnata da anni nella tutela dei diritti e della dignità delle persone LGBTQIA+ nel nostro territorio, la nostra amata Irpinia, in vista di un appuntamento per noi profondamente significativo: il prossimo 14 giugno, ad Atripalda, si terrà la sesta edizione dell'Irpinia Pride.

Non si tratta soltanto di una manifestazione festosa o simbolica, ma di un momento di testimonianza civile, di visibilità e di richiesta di ascolto in un tempo storico che continua a porci di fronte a gravi contraddizioni. Viviamo in un'epoca in cui, nonostante i progressi sul piano dei diritti, persistono, e talvolta si intensificano, episodi di violenza fisica e verbale contro le persone LGBTQIA+. Aggressioni, discriminazioni, linguaggi d'odio e marginalizzazione continuano a segnare la vita quotidiana di molte persone, spesso nel silenzio o nell'indifferenza generale.

In questo contesto, desideriamo sottolineare anche una forma di sofferenza spesso meno visibile, ma altrettanto significativa: quella vissuta dalle persone LGBTQIA+ credenti e dalle loro famiglie, che si trovano a dover conciliare la propria identità con il proprio percorso di fede, talvolta sperimentando esclusione, incomprensione o rifiuto proprio all'interno delle comunità religiose. Riteniamo che questo rappresenti un nodo fondamentale su cui riflettere insieme, con sensibilità e responsabilità.

Per questo motivo, il Pride assume un significato ancora più urgente: è una risposta collettiva alla paura, una richiesta di riconoscimento e un appello alla costruzione di una società più giusta, inclusiva e rispettosa delle differenze. Ci rivolgiamo a Lei in quanto guida spirituale di una comunità ampia e profondamente radicata nel nostro territorio, nella consapevolezza del ruolo fondamentale che le istituzioni religiose possono svolgere nel promuovere una cultura dell'accoglienza, del rispetto e della dignità di ogni persona.

Il messaggio evangelico, fondato sull'amore e sulla centralità dell'essere umano, rappresenta per noi un terreno autentico di dialogo e di incontro. A tal proposito, desideriamo ricordare con gratitudine la Sua presenza, lo scorso anno, in occasione della Giornata mondiale del 17 maggio contro l'omolesbobitransfobia, all'evento organizzato dalla pastorale dell'inclusione presso il Santuario Mariano Diocesano di Avellino. La Sua partecipazione ha rappresentato un segnale importante e concreto di attenzione e apertura, un messaggio di vicinanza e di riconoscimento delle persone LGBTQIA+. È stato un gesto che ha contribuito a creare uno spazio di ascolto e di speranza, dimostrando come sia possibile avviare percorsi di dialogo anche su temi complessi.

In questa prospettiva, riteniamo di grande importanza la possibilità di sviluppare e consolidare anche ad Avellino percorsi strutturati di accompagnamento e inclusione, come il «Progetto Gionata» o esperienze analoghe ai «Cammini di Speranza», già avviati grazie all'impegno e alla sensibilità pastorale di un parroco del nostro territorio: don Fabio Mauriello. Tali iniziative rappresentano un segno concreto di Chiesa accogliente, capace di ascoltare, accompagnare e valorizzare le persone LGBTQIA+ credenti insieme alle loro famiglie, senza lasciarle sole nel loro cammino umano e spirituale. Si tratta di esperienze preziose, che favoriscono un incontro autentico tra fede e vita, contribuendo a sanare fratture e a costruire comunità più inclusive e consapevoli.

Le chiediamo, pertanto, un ulteriore segnale in questa direzione: una parola, un gesto, una disponibilità che possano contribuire a disinnescare l'odio e a favorire un clima di maggiore comprensione. Le chiediamo di riconoscere pienamente l'umanità delle nostre vite, delle nostre storie e delle nostre famiglie. Il Pride non è contro qualcuno, ma è per qualcosa: per la libertà, per l'uguaglianza, per il diritto di esistere senza paura. Perché un diritto che non è per tutti diventa inevitabilmente un privilegio per pochi. I diritti sono trasversali e riguardano l'intera società: si rafforzano nel momento in cui vengono riconosciuti e condivisi. Il Pride è, dunque, un invito rivolto a tutta la società, e quindi anche alla Chiesa, a interrogarsi sul proprio ruolo nel costruire o nel contrastare dinamiche di esclusione. Saremmo lieti di poter avviare con Lei un dialogo sincero e rispettoso, convinti che solo attraverso l'ascolto reciproco sia possibile costruire ponti anziché muri. Con rispetto, Apple Pie Arcigay Avellino

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