Le Marche affrontano una grave desertificazione bancaria con la perdita di 462 sportelli in dieci anni. Il fenomeno colpisce soprattutto le aree interne e il cratere sismico, sollevando preoccupazioni per servizi essenziali e coesione sociale.
Drastico calo degli sportelli bancari
Le Marche hanno subito una significativa riduzione del numero di filiali bancarie. In un arco temporale di dieci anni, precisamente dal 2016 al 2026, la regione ha registrato la chiusura di ben 462 sportelli. Questo dato posiziona le Marche al vertice della classifica nazionale per questo preoccupante fenomeno di desertificazione finanziaria. Il numero totale di sportelli, che includeva sia quelli tradizionali sia quelli di credito cooperativo, è diminuito drasticamente. Si è passati da 1.046 unità a sole 584. La perdita complessiva ammonta quindi al 44,2% del totale degli sportelli presenti sul territorio regionale.
L'analisi dei dati, elaborata dalla Fisac Cgil Marche sulla base delle rilevazioni Ires Marche, evidenzia una distribuzione non uniforme delle chiusure tra le diverse province. La provincia di Ancona ha registrato il calo più marcato, con una diminuzione del 48,5%. Seguono da vicino le province di Macerata, con un calo del 44,7%, e Pesaro e Urbino, che ha visto una riduzione del 44,3%. Meno colpite, ma comunque interessate dal fenomeno, sono le province di Ascoli Piceno (-40,4%) e Fermo (-33,7%). Queste cifre sottolineano un progressivo impoverimento dei servizi finanziari accessibili ai cittadini e alle imprese marchigiane.
Il fenomeno della desertificazione bancaria non riguarda solo la diminuzione del numero di sportelli, ma ha anche un impatto diretto sulla capillarità dei servizi. Le aree interne e i centri minori sono particolarmente penalizzati. Si stima che il 27% dei centri abitati e delle aree interne della regione sia ormai privo di qualsiasi sportello bancario. Questa percentuale sale in modo allarmante al 49,5% se si considerano specificamente le aree interne più marginali. La mancanza di accesso ai servizi bancari di base in queste zone crea notevoli disagi per la popolazione residente, spesso anziana o con difficoltà di mobilità.
Impatto sul cratere sismico e aree interne
La situazione è particolarmente critica nei territori colpiti dal terremoto del 2016. All'interno del cosiddetto cratere sismico, ben 42 comuni si trovano ora completamente privi di sportelli bancari. Questi comuni ospitano una popolazione complessiva di circa 45.000 residenti. La ricostruzione post-sisma, già complessa, viene ulteriormente ostacolata dalla mancanza di servizi finanziari essenziali. Le imprese che cercano di ripartire e i cittadini che necessitano di supporto per accedere a finanziamenti o semplicemente per gestire le proprie operazioni bancarie si trovano ad affrontare ostacoli insormontabili. La chiusura degli sportelli bancari in queste aree aumenta il senso di isolamento e abbandono.
Giuseppe Santarelli, segretario generale della Cgil Marche, ha espresso forte preoccupazione per la situazione. Ha sottolineato come la tutela delle aree interne e di una porzione così vasta del territorio marchigiano debba necessariamente passare anche attraverso il mantenimento dei servizi bancari. Questi servizi sono considerati fondamentali sia per i cittadini, per le loro necessità quotidiane, sia per le imprese, che necessitano di un supporto finanziario per operare e crescere. Santarelli ha lanciato un appello alla Regione Marche affinché intervenga con urgenza per affrontare questa problematica.
La desertificazione bancaria non è l'unico servizio in declino. Daniele Boccetti, segretario regionale della Cgil Marche, ha evidenziato come anche gli uffici postali stiano subendo una contrazione significativa. Sebbene non si tratti di chiusure totali, si assiste a una riduzione degli orari di apertura e della presenza territoriale. Questa duplice contrazione dei servizi bancari e postali contribuisce ad alimentare un diffuso senso di abbandono e di assenza dello Stato. Tale situazione mina profondamente la coesione sociale delle comunità locali, specialmente quelle più marginali e periferiche.
Le conseguenze sociali ed economiche
La progressiva scomparsa degli sportelli bancari nelle Marche ha ripercussioni che vanno oltre la mera comodità. La mancanza di accesso fisico ai servizi finanziari costringe molti cittadini, in particolare gli anziani, a percorrere lunghe distanze per svolgere operazioni basilari. Questo può comportare costi aggiuntivi in termini di tempo e denaro, oltre a creare un senso di esclusione per chi non ha familiarità con le tecnologie digitali. Le imprese locali, specialmente quelle di piccole dimensioni, potrebbero incontrare maggiori difficoltà nell'ottenere credito o nel gestire flussi di cassa, limitando potenzialmente la loro capacità di investimento e sviluppo.
Il fenomeno è strettamente legato alle strategie di razionalizzazione adottate dagli istituti bancari, che puntano sempre più sulla digitalizzazione e sulla riduzione dei costi operativi. Tuttavia, questa tendenza rischia di lasciare indietro intere fasce della popolazione e aree geografiche. La concentrazione dei servizi nei centri urbani più grandi non compensa la perdita di capillarità sul territorio. La Cgil Marche sollecita politiche mirate a garantire l'inclusione finanziaria, magari attraverso incentivi per il mantenimento degli sportelli in aree a rischio o la promozione di forme di servizio bancario alternativo e accessibile.
La richiesta di un intervento regionale è quindi più che legittima. La Regione Marche potrebbe esplorare diverse opzioni. Tra queste, la stipula di accordi con gli istituti bancari per garantire la permanenza di un numero minimo di sportelli in determinate aree, o il sostegno a iniziative di sportelli bancari diffusi o a servizi di consulenza finanziaria itinerante. È fondamentale che le istituzioni locali riconoscano la gravità della desertificazione bancaria come un problema di carattere sociale ed economico, che incide sulla qualità della vita dei cittadini e sulla vitalità delle comunità locali. Un territorio senza servizi essenziali rischia di diventare sempre meno attrattivo, sia per chi ci vive sia per chi potrebbe decidere di investirci.
La situazione nelle Marche è emblematica di una tendenza nazionale che richiede attenzione e interventi concreti. La salvaguardia dei servizi bancari, così come di altri servizi pubblici essenziali, è un pilastro fondamentale per garantire equità territoriale e coesione sociale. La mobilitazione sindacale della Cgil Marche mira a sensibilizzare l'opinione pubblica e le istituzioni su un problema che rischia di aggravarsi ulteriormente se non affrontato con politiche adeguate e tempestive. La regione deve agire per evitare che la desertificazione bancaria diventi un ulteriore fattore di spopolamento e marginalizzazione per molte delle sue aree più fragili.