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La Corte d'Assise di Macerata ha emesso una sentenza di ergastolo per femminicidio. Il procuratore di Ascoli Piceno, Umberto Monti, ha definito la decisione giusta, sottolineando la presenza di torture e l'assenza di prove di incapacità mentale dell'imputato.

Ergastolo per femminicidio a Macerata

La condanna a vita per Massimo Malavolta segna il riconoscimento giudiziario di un percorso di violenze. Queste culminarono nell'omicidio di Emanuela Massicci. Il procuratore della Repubblica di Ascoli Piceno, Umberto Monti, ha espresso la sua convinzione. La Corte d'Assise di Macerata ha accolto le tesi dell'accusa. Queste riguardavano sia la natura dei fatti sia la piena capacità di intendere e volere. L'imputato, un uomo di 50 anni, uccise la moglie nella loro abitazione. Il delitto avvenne a Ripaberarda di Castignano, in provincia di Ascoli Piceno.

La sentenza riconosce la tortura

«La sentenza ha riconosciuto la tortura inflitta alla vittima», ha dichiarato Monti. Il procuratore ha respinto la linea difensiva. Questa sosteneva che un grave danno cerebrale avesse compromesso le facoltà mentali di Malavolta. «Le lesioni evidenziate dalla risonanza magnetica sono una fotografia del cervello», ha spiegato Monti. «Non dimostrano un deterioramento delle capacità cognitive». Ha aggiunto che periti e consulenti hanno escluso legami. Questi legami tra il quadro radiologico e l'incapacità di intendere e volere.

Comportamento dell'imputato e violenze escalate

Il comportamento dell'uomo supporta ulteriormente questa valutazione. Lo ha affermato il magistrato. «Continuava a lavorare, guidava l'auto», ha ricordato Monti. «Aveva organizzato un progressivo isolamento della moglie». L'imputato impediva agli amici e ai parenti di frequentarla. Usava per questo dei falsi pretesti. Il procuratore ha poi richiamato la brutalità delle violenze. Queste erano iniziate mesi prima dell'omicidio. Sul corpo di Emanuela Massicci furono riscontrate lesioni di epoche diverse. C'erano fratture e ferite compatibili con una lunga escalation di maltrattamenti. «Una quantità di lesioni che non avevo mai visto», ha commentato Monti.

Il coraggio dei figli e il frammento di giustizia

Particolarmente toccante è il riferimento ai due figli della coppia. Erano presenti durante alcune aggressioni. «Negli ultimi episodi tentarono di fermare il padre per aiutare la madre», ha rivelato il procuratore. «Sono stati bambini coraggiosi». Infine, il pensiero è andato ai familiari della vittima. «L'ergastolo non restituisce Emanuela ai suoi cari», ha concluso Monti. «Ma è una sentenza giusta che rende loro almeno un frammento di giustizia». La decisione della Corte d'Assise di Macerata rappresenta un punto fermo. Conferma la gravità dei fatti e la responsabilità dell'imputato.

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