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Legambiente segnala un preoccupante incremento del consumo di suolo in Campania. La regione ha visto aumentare le aree artificializzate, con impatti negativi sull'ambiente e sull'urbanistica. Vengono evidenziati i comuni più colpiti e le aree protette sotto pressione.

Aumento del territorio impermeabilizzato in Campania

La regione Campania continua a registrare un'espansione significativa delle aree impermeabilizzate. Nel corso del 2025, sono stati censiti 144.728 ettari di territorio trasformato in zone artificiali. Questa cifra rappresenta il 10,65% dell'intera superficie regionale.

Rispetto all'anno precedente, il 2024, si è verificato un incremento di ben 740 ettari di nuove superfici artificializzate. Questi dati emergono da un'elaborazione di Legambiente Campania, basata sulle più recenti rilevazioni dell'Ispra-Snpa.

Il fenomeno del consumo di suolo in Campania rappresenta un serio allarme ambientale. La cementificazione eccessiva compromette la biodiversità e aumenta la vulnerabilità del territorio. L'organizzazione ambientalista sollecita interventi urgenti per invertire questa tendenza.

Napoli e Salerno le province più colpite

La Città Metropolitana di Napoli detiene il primato negativo per la percentuale di suolo consumato. Si tratta di 41.113 ettari, una quota che corrisponde al 35,05% del suo territorio totale. Questo dato si riferisce alla situazione complessiva al 2025.

La provincia di Salerno, invece, mostra l'incremento più marcato in termini assoluti. Ha registrato un aumento di 270 ettari di nuovo suolo consumato tra il 2024 e il 2025. La provincia di Caserta segue da vicino, con 181 ettari di nuove superfici artificiali.

Questi dati evidenziano una pressione edilizia diffusa in diverse aree della regione. L'espansione urbana incontrollata ha conseguenze dirette sull'ecosistema campano. La perdita di suolo fertile e la riduzione degli spazi verdi sono problematiche urgenti.

Casavatore, Arzano e Melito di Napoli i comuni più cementificati

Analizzando i singoli comuni, escludendo i corpi idrici, emergono realtà particolarmente critiche. Il comune di Casavatore detiene il triste primato di maggiore impermeabilizzazione. Quasi il 92% del suo territorio è ormai coperto da cemento e asfalto.

Seguono nella classifica negativa Arzano, con l'83% di superficie artificializzata, e Melito di Napoli, che raggiunge l'81%. Queste cifre dipingono un quadro di forte antropizzazione in aree densamente popolate.

L'eccessiva cementificazione in questi centri urbani comporta una drastica riduzione degli spazi verdi. Questo aggrava problemi come l'isola di calore urbana e la gestione delle acque piovane.

Aree protette sotto pressione: il caso del Cilento

Considerando i comuni che registrano i maggiori incrementi di suolo consumato, escludendo l'uso per impianti fotovoltaici, si nota una concentrazione nel Salernitano. Il comune di Campagna guida questa classifica con 51 ettari di nuovo suolo artificializzato.

Subito dopo troviamo Battipaglia, con 44 ettari, ed Eboli, con 34 ettari. Questi dati indicano una crescita dell'impermeabilizzazione anche in aree non strettamente metropolitane.

Le aree protette italiane nel complesso hanno mostrato un incremento del consumo di suolo inferiore alla media nazionale. Tuttavia, la Campania presenta criticità specifiche anche all'interno di questi parchi.

Criticità nei parchi nazionali campani

Il Parco Nazionale del Vesuvio risulta essere l'area protetta con la più alta percentuale di suolo consumato rispetto alla sua estensione, pari all'8,7%. Nonostante ciò, si registra una frenata nell'incremento annuale, con meno di 1 ettaro consumato nell'ultimo periodo.

Al contrario, il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni si posiziona come il parco nazionale italiano con il maggior incremento assoluto di territorio artificializzato. Sono stati registrati 8,68 ettari di nuovo suolo consumato.

Questi dati evidenziano la necessità di una maggiore tutela anche all'interno delle aree naturali protette. La pressione edilizia e infrastrutturale può minacciare la conservazione degli ecosistemi.

Le proposte di Legambiente per un futuro sostenibile

Mariateresa Imparato, presidente di Legambiente Campania, sottolinea la gravità della situazione. «La crescita del consumo di suolo torna ad essere un allarme ambientale, sociale ed economico», afferma. Questo fenomeno ci allontana dall'obiettivo di «zero consumo netto di suolo».

«I dati della Campania ci dicono che è sempre più urgente riscrivere l'agenda urbana», prosegue la presidente. Non si deve affrontare il problema abitativo con nuove costruzioni. Si dovrebbero invece promuovere politiche per rendere accessibili migliaia di appartamenti sottoutilizzati o vuoti.

Inoltre, è fondamentale rigenerare gli spazi aperti nelle aree dismesse. L'obiettivo è ripristinare suoli vivi e vegetazione. Questo migliorerebbe la qualità dell'ambiente urbano e mitigherebbe gli effetti del riscaldamento climatico.

La lotta al consumo di suolo richiede un approccio integrato. Le amministrazioni locali e regionali devono adottare piani urbanistici sostenibili. È necessario promuovere la riqualificazione dell'esistente piuttosto che l'espansione su nuove aree.

La tutela del territorio campano è una priorità. Il suolo è una risorsa non rinnovabile. La sua impermeabilizzazione comporta perdite irreversibili per l'ambiente e per le generazioni future. L'impegno di Legambiente mira a sensibilizzare l'opinione pubblica e le istituzioni su questa problematica cruciale.