La Fp Cgil di Arezzo esprime forte dissenso sul rinnovo del contratto Funzioni Locali, evidenziando una significativa perdita del potere d'acquisto per i lavoratori a causa di aumenti insufficienti rispetto all'inflazione reale.
Critiche al rinnovo contrattuale per i dipendenti pubblici
La Fp Cgil di Arezzo ha espresso un netto disaccordo riguardo al recente rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro per le Funzioni Locali. La sigla sindacale, attraverso le parole del suo segretario generale, Giacomo Nebbiai, ha definito l'accordo una «resa» piuttosto che un successo. L'organizzazione sindacale contesta fermamente le dichiarazioni di altre sigle, come la Cisl, che hanno invece salutato l'intesa come un passo verso il recupero della «dignità economica» dei lavoratori.
Nebbiai ha chiarito che la posizione della Fp Cgil non nasce da «polemica personale», ma da un «doveroso atto di chiarezza» nei confronti di tutti i lavoratori del settore. La scelta di non firmare l'accordo è motivata, secondo il sindacato, da un'analisi dei numeri che rivelerebbe una realtà ben diversa da quella presentata dai firmatari. La Fp Cgil ritiene che l'accordo non tuteli adeguatamente i dipendenti pubblici locali.
L'organizzazione sindacale ha puntato il dito contro le cifre del triennio 2022-2024, definendole «drammatiche». L'inflazione reale, secondo le stime della Fp Cgil, avrebbe raggiunto quasi il 18%. A fronte di questo dato, gli aumenti previsti dal rinnovo contrattuale si fermerebbero al 6%. Questo squilibrio comporterebbe una perdita netta del potere d'acquisto per i lavoratori pari a circa il 12%. Una situazione che, a detta del sindacato, è «offensiva».
Perdita di potere d'acquisto e aumenti irrisori
Per illustrare l'entità del danno economico subito dai lavoratori, la Fp Cgil ha portato un esempio concreto. Fulvia Damiani, segretaria regionale della sigla con delega agli enti locali, ha mostrato la sua busta paga di marzo, evidenziando un aumento netto di soli 26,76 euro. Questa cifra, secondo Nebbiai, non sarebbe neanche lontanamente sufficiente a coprire l'aumento del costo della vita, rendendo l'appellativo di «dignitosa» per tale incremento una vera e propria offesa.
La critica non si ferma agli aumenti salariali, ma si estende anche ai cosiddetti «successi normativi» vantati dalle sigle firmatarie. Uno dei punti più contestati riguarda i buoni pasto per chi lavora in modalità agile (smart working). La Fp Cgil sottolinea come questa misura riguardi solo una «minoranza di lavoratori».
Sono infatti esclusi tutti i dipendenti dei piccoli enti locali, dove le infrastrutture tecnologiche potrebbero essere meno avanzate, e intere categorie professionali che, per la natura del loro impiego, non possono svolgere l'attività da remoto. Tra queste, il sindacato cita esplicitamente la Polizia Locale, le educatrici, gli operai e gli addetti agli sportelli. Inoltre, il buono pasto verrebbe riconosciuto solo nei giorni di rientro in ufficio, ovvero martedì e giovedì, escludendo di fatto lunedì, mercoledì e venerdì. Questo renderebbe il diritto un «diritto a metà».
Critiche alle nuove modalità di orario e alla carriera
Un altro aspetto fortemente criticato dalla Fp Cgil è la rimodulazione dell'orario di lavoro. Il sindacato ironizza sul concetto di «settimana corta», che nel resto del mondo implica una riduzione delle ore lavorative a parità di salario. In questo caso, invece, si parlerebbe di «settimana concentrata», dove le stesse ore di lavoro vengono distribuite su quattro giorni invece di cinque.
Il paradosso, secondo Nebbiai, è che questa riorganizzazione comporterebbe una riduzione proporzionale delle ferie e dei permessi maturati dai lavoratori. Non si tratterebbe quindi di un progresso, ma di una «compressione dei tempi di vita e di recupero» per il dipendente pubblico. Questa modifica, a detta del sindacato, penalizza ulteriormente chi già affronta ritmi di lavoro intensi.
La Fp Cgil evidenzia infine la scomparsa di alcuni punti qualificanti dalla piattaforma unitaria originariamente condivisa con Cisl e Uil. Tra questi, viene citato il mancato rifinanziamento delle progressioni verticali in deroga. Questo istituto contrattuale è considerato essenziale per la valorizzazione professionale dei dipendenti, permettendo loro di avanzare nella carriera attraverso concorsi interni riservati. La sua assenza nell'accordo finale è vista come un ulteriore segnale di disinteresse verso la crescita professionale.
In conclusione, la Fp Cgil di Arezzo ritiene che i lavoratori abbiano ora tutti gli strumenti per valutare l'accordo. Accettare una perdita del 12% del proprio salario reale in cambio di aumenti minimi e di una flessibilità che penalizza, non rappresenterebbe un successo, ma una vera e propria «resa». Per queste ragioni, il contratto resta, secondo l'organizzazione sindacale, «economicamente, giuridicamente e socialmente irricevibile».