Una docente di Arezzo riceverà un indennizzo per 10 anni di precariato, nonostante l'assunzione a tempo indeterminato. La corte d'appello di Firenze conferma che la stabilizzazione non cancella il diritto al risarcimento per gli anni di contratti illegittimamente reiterati.
Docente aretina vince causa contro il Ministero
Una professoressa di lettere e spagnolo ad Arezzo ha ottenuto un risarcimento dal Ministero dell'Istruzione. Ha lavorato per un decennio con contratti a termine. Anche dopo aver ottenuto un posto fisso, la corte ha confermato il suo diritto all'indennizzo. Il Ministero sosteneva che la stabilizzazione annullasse ogni diritto. La corte ha invece stabilito che il posto fisso non sanasse gli anni di precariato.
La corte d'appello di Firenze ha confermato una precedente sentenza del tribunale di Arezzo. Il Ministero dell'Istruzione dovrà versare alla docente l'equivalente di quattro mensilità di stipendio. Questo importo copre l'intero periodo in cui la professoressa ha lavorato con contratti precari. La decisione sottolinea che l'assunzione a tempo indeterminato non annulla il risarcimento dovuto per gli anni di precariato.
Dieci anni di contratti a termine e un concorso vinto
Per quasi dieci anni, la docente ha insegnato lingue straniere in un istituto superiore della provincia di Arezzo. Ha firmato 13 contratti annuali, con scadenza il 30 giugno. Questi contratti coprono il periodo dal 2009-2010 al 2024-2025. In totale, si tratta di 114 mesi e 27 giorni di supplenze. Questo periodo supera di oltre tre volte il limite europeo di 36 mesi per i contratti a termine.
Nel 2020, la docente ha partecipato a un concorso ordinario. Si è classificata al primo posto nella graduatoria. Tuttavia, la sua immissione in ruolo è avvenuta solo il 1° settembre 2025. Questo ritardo ha ulteriormente evidenziato la sua lunga permanenza nella condizione di precaria, nonostante il successo nel concorso.
Il ricorso e la decisione della corte d'appello
La docente si è rivolta al tribunale per far accertare l'illegittimità della reiterazione dei contratti a termine. Ha chiesto un indennizzo per il danno subito a causa del superamento dei 36 mesi. Il giudice di primo grado ha accolto il suo ricorso. Il Ministero dell'Istruzione e del Merito ha impugnato la sentenza. L'argomento principale del Ministero era che la docente avesse già ottenuto una riparazione con la vittoria del concorso e la stabilizzazione.
La corte d'appello di Firenze ha respinto il ricorso del Ministero. La sezione lavoro ha evidenziato che il concorso del 2020 era una vera selezione di merito. Prevedeva una prova preselettiva, due prove scritte e una prova orale. Il concorso era aperto anche a chi era già di ruolo. La docente ha conquistato il suo posto con le proprie capacità, non come conseguenza diretta dell'abuso dei contratti a termine.
L'avvocato Stoppa: "Il concorso non ripara il danno"
L'avvocato Amedeo Stoppa, del foro di Arezzo, ha assistito la docente. Ha spiegato che l'immissione in ruolo tramite concorso non può essere considerata una riparazione del danno subito. Il concorso è stato vinto grazie alle capacità della docente, non come effetto immediato dell'abuso contrattuale. Per questo motivo, il risarcimento resta dovuto. L'avvocato ha sottolineato che, al momento della pubblicazione del bando di concorso, l'abuso contrattuale era già in corso da anni.
La decisione della corte d'appello di Firenze rappresenta un importante precedente. Ribadisce che la stabilizzazione di un lavoratore precario non annulla automaticamente il diritto al risarcimento per gli anni di contratti illegittimamente reiterati. La sentenza tutela i diritti dei lavoratori della scuola contro pratiche contrattuali abusive. La docente di Arezzo ottiene così giustizia dopo un lungo periodo di incertezza lavorativa.
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