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Volontari di associazioni come il Gruppo Carla Sandri a Ardea e Torvaianica sono essenziali per il sistema di donazione del sangue. Senza il loro impegno, la raccolta e la distribuzione di sacche di sangue subirebbero gravi ripercussioni, mettendo a rischio interventi salvavita.

Il ruolo vitale delle associazioni di volontariato

La macchina della donazione di sangue in Italia funziona grazie a un sistema a tre pilastri. Il Servizio Sanitario Nazionale definisce le direttive e assicura la sicurezza. Le Regioni gestiscono la rete ospedaliera per le trasfusioni. Tuttavia, un elemento fondamentale, spesso sottovalutato, è rappresentato dalle associazioni di volontariato.

Questi gruppi, come il Gruppo Donatori Sangue Carla Sandri federato FIDAS, agiscono come un ponte indispensabile tra i cittadini e i centri trasfusionali. Senza il loro instancabile impegno, l'intero sistema rischierebbe di bloccarsi.

La loro opera è un miracolo silenzioso che garantisce la disponibilità di sangue per chiunque ne abbia bisogno, in ogni momento. La loro dedizione permette di salvare vite umane quotidianamente.

Ardea e Torvaianica: un esempio di solidarietà attiva

Nella parrocchia di Ardea San Gaetano da Thiene, l'attività del Gruppo Carla Sandri è già intensa prima dell'alba. Medici e infermieri volontari preparano le attrezzature e si organizzano per la giornata di raccolta. Questa operatività impeccabile è interamente frutto del volontariato.

Il gruppo, nato per supportare la donazione in un territorio complesso come la provincia a sud di Roma, conta circa 300 donatori attivi. Organizzano regolarmente raccolte a Ardea, Torvaianica Alta e Pavona. Sebbene questi numeri possano sembrare modesti rispetto al fabbisogno nazionale, per un ospedale locale fanno una differenza enorme.

La dottoressa Anna Russo, medico del gruppo, sottolinea l'importanza del gesto: «La donazione è un gesto che l’essere umano vive come gratificante». La sua passione per la missione va oltre la professione medica, promuovendo attivamente il valore della donazione.

Organizzare una giornata di raccolta sangue richiede un impegno notevole. Daniele, volontario da quattro anni, descrive il lavoro preparatorio: «Veniamo un giorno prima. Ieri pomeriggio abbiamo cominciato a posizionare i tavoli, portare acqua e bevande, dare una bella pulita». Il loro impegno prosegue dalle 6 alle 13, ma il lavoro non si ferma qui. Include anche attività di back office, comunicazione sui social media e invio di promemoria via WhatsApp.

Giuseppe, volontario da cinque anni, evidenzia l'importanza dell'organizzazione: «Ci siamo dati dei compiti perché crediamo nell’organizzazione. Questa impostazione ci sta dando ragione, infatti il donatore sa che quando arriva trova i tavoli per la compilazione, quelli per la colazione». La coerenza nell'organizzazione tra le diverse sedi di raccolta, come Ardea o Pavona, crea un senso di familiarità e affidabilità per il donatore.

Le conseguenze di un sistema senza volontari

La domanda su cosa accadrebbe in assenza di queste associazioni è cruciale. La dottoressa Anna Russo avverte: «Tanti interventi chirurgici non potrebbero essere fatti». La mancanza di scorte di sangue potrebbe portare a ritardi o cancellazioni di operazioni ospedaliere, con conseguenze potenzialmente fatali per i pazienti.

Le persone che necessitano di trasfusioni regolari per patologie croniche potrebbero affrontare attese più lunghe. Questo scenario potrebbe anche costringere le strutture sanitarie ad acquistare sacche di sangue da altre fonti, con un significativo aumento dei costi.

Giuseppe stima una perdita potenziale del 60-70% delle sacche di sangue raccolte. Le associazioni itineranti come il Gruppo Carla Sandri rendono la donazione più accessibile, portando il servizio vicino ai cittadini. «È come se noi stessimo dicendo alla persona ‘guarda, non ti preoccupare, veniamo noi da te’», spiega Giuseppe.

Ombretta, con oltre sedici anni di esperienza nel volontariato, ricorda un passato in cui la comunicazione era limitata al passaparola, rendendo la raccolta più ardua. Daniele aggiunge un dettaglio pratico: la vicinanza delle sedi di raccolta rispetto alla distanza dall'ospedale centrale di Roma, che può richiedere fino a 45 minuti di viaggio.

L'assenza di queste associazioni significherebbe una drastica riduzione dell'apporto di sangue e la perdita di un punto di riferimento fondamentale per la comunità.

Il donatore: più di un semplice paziente

La dottoressa Anna Russo evidenzia una differenza sostanziale nell'approccio tra l'ambiente ospedaliero e quello associativo. Negli ospedali, i pazienti sono spesso visti principalmente come tali. Nelle associazioni, invece, l'attenzione è rivolta al donatore, creando un'interazione più positiva e meno focalizzata sulla malattia.

Questo ambiente favorisce un forte senso di appartenenza. «La domenica tutti vengono a donare, ci si ritrova. Sai che quel gesto lo stai condividendo con altri. È un ambiente più di famiglia», descrive la dottoressa Russo.

Milena, volontaria da quindici anni, conferma l'importanza della relazione: «Diamo assistenza ai donatori per qualsiasi cosa chiedano, informazioni o altro. È una parte molto relazionale». Daniele racconta di come accompagnatori timorosi di donare siano diventati donatori regolari grazie al coinvolgimento e alla creazione di una comunità.

Giuseppe descrive il ruolo delle associazioni come «la mezz’oretta sul divano di quando torni a casa dopo il lavoro e poi devi riattaccare», un momento di pausa e connessione sociale.

Una storia di rinascita e impegno

La storia personale di Ombretta illustra il profondo significato del volontariato. Inizialmente riluttante a donare, ha poi trovato un modo per contribuire attivamente come volontaria. Successivamente, la sua patologia è stata inclusa tra quelle compatibili con la donazione, permettendole di donare lei stessa.

La sua esperienza dimostra come chi si avvicina per dare, spesso riceva molto di più in termini di soddisfazione personale e senso di comunità. Il Gruppo Carla Sandri non si limita a organizzare raccolte; si impegna attivamente nella comunicazione, gestendo pagine social e promuovendo la donazione tra i giovani.

Un esempio concreto di questo impegno è stata la scelta di organizzare una raccolta in uno spazio abbandonato a Ardea, un vecchio centro anziani dismesso. Questa iniziativa, avvenuta nel dicembre precedente, mirava a lanciare un segnale: la solidarietà può contribuire alla riqualificazione del territorio.

Nonostante le difficoltà logistiche, come la necessità di allestire completamente lo spazio, la risposta della comunità è stata positiva. Alla raccolta di dicembre hanno partecipato 52 persone, dimostrando che la comunità risponde quando le associazioni sono presenti e attive.

Un sistema da valorizzare e proteggere

Il sistema trasfusionale italiano è un meccanismo complesso, supportato da leggi, protocolli sanitari e reti regionali. Tuttavia, il suo vero motore sono le persone. Volontari che si alzano presto la domenica mattina per preparare i lettini e accogliere i donatori con un sorriso.

Queste persone chiedono un riconoscimento: che il loro impegno non venga dato per scontato. Daniele esprime la gioia di portare un nuovo donatore, sapendo di aver contribuito a salvare una vita. Giuseppe chiede maggiore visibilità per il gesto della donazione, mettendo in secondo piano il lavoro dei volontari.

La dottoressa Anna Russo conclude con un messaggio di gratitudine e incoraggiamento: «Un sentito grazie è ciò che risponde meglio. Voglio dire solo ai donatori e ai volontari di non perdere l’entusiasmo che li ha smossi». Il sangue non si crea in laboratorio; si dona. E sono i volontari a fare da tramite, creando comunità, trasformando la paura in amore e dimostrando la più pura essenza dell'umanità.

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