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Lavoratori Peg Perego a San Donà di Piave scioperano lunedì 30 marzo contro il trasferimento delle linee di montaggio ad Arcore, in Brianza. L'azienda prevede 45 esuberi su 57 dipendenti rimasti.

Sciopero e protesta dei dipendenti Peg Perego

I dipendenti della storica azienda Peg Perego, con sede a San Donà di Piave, in provincia di Venezia, hanno indetto uno sciopero. La protesta è prevista per lunedì 30 marzo. Durata dell'astensione dal lavoro: due ore. I lavoratori manifesteranno con un corteo. La destinazione del corteo è il municipio di San Donà di Piave. La motivazione principale è il trasferimento delle linee di montaggio. Queste verranno spostate dalla sede veneta a quella di Arcore, in Brianza. I sindacati esprimono forte preoccupazione. Ritengono che tutte le parti coinvolte debbano assumersi le proprie responsabilità. Non si deve minimizzare quanto sta accadendo. La situazione è critica per il futuro dello stabilimento veneto.

Il giorno 25 marzo si è tenuto un incontro. Le parti coinvolte erano i sindacati e la dirigenza aziendale. Durante questo confronto è stato rinnovato il contratto di solidarietà. Questo accordo entrerà in vigore il 1° aprile. La sua scadenza è fissata per il 22 settembre. Il contratto di solidarietà mira a evitare licenziamenti. Permette una riduzione temporanea dell'orario di lavoro. Tuttavia, i sindacati avevano avanzato una richiesta precisa. Volevano la garanzia che le linee di montaggio rimanessero a San Donà. Chiedevano che nulla venisse spostato verso la Brianza. La sede di Arcore è il quartier generale dell'azienda. La proprietà, secondo quanto riferito dai sindacati, ha però confermato la sua intenzione. La volontà di spostare le linee di produzione è stata ribadita.

Esuberi e futuro incerto per lo stabilimento

La decisione aziendale comporta un numero significativo di esuberi. L'azienda ha dichiarato 45 dipendenti in esubero. Questo dato si riferisce al totale dei 57 dipendenti attualmente in forza a San Donà di Piave. Un numero esiguo rispetto al passato. La riduzione del personale è già stata drastica negli anni precedenti. La prospettiva di ulteriori ridimensionamenti preoccupa fortemente il tessuto sociale ed economico del territorio veneziano. La presenza di Peg Perego a San Donà ha rappresentato per decenni un importante polo occupazionale. La sua progressiva riduzione crea un vuoto difficile da colmare.

I rappresentanti sindacali hanno fornito ulteriori dettagli. È stata confermata la scelta di un advisor. Questo professionista avrà il compito di gestire la fase di reindustrializzazione. La presentazione ufficiale dell'advisor avverrà il 9 aprile. L'incontro si terrà presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Questo passaggio sottolinea la gravità della situazione. Richiede un intervento a livello nazionale. La reindustrializzazione è un processo complesso. Richiede tempo e risorse. Non è chiaro se questo processo possa garantire un futuro occupazionale ai dipendenti rimasti. La tempistica dello spostamento delle linee di montaggio non è ancora definita. Tuttavia, è molto probabile che avvenga durante il periodo di vigenza del contratto di solidarietà. Questa finestra temporale va dall'1 aprile al 22 settembre. Le sigle sindacali Fim-Cisl e Fiom-Cgil di Venezia hanno espresso queste preoccupazioni.

Un anno fa la promessa di continuità produttiva

La situazione attuale contrasta nettamente con gli accordi presi solo un anno fa. Nel 2025, la direzione aziendale aveva raggiunto un accordo. Questo accordo prevedeva 53 esuberi su un totale di 111 dipendenti. Nonostante il taglio del personale, era stata garantita la continuità della produzione nello stabilimento di San Donà. Questa promessa ora sembra essere venuta meno. La prospettiva attuale è quella di una presenza minima dell'azienda in Veneto. Si parla di una dozzina di dipendenti. Questi dovrebbero essere impiegati principalmente nell'officina e negli uffici. La produzione principale, ovvero le linee di montaggio, si sposterebbe completamente in Brianza. Questo ridimensionamento drastico segna la fine di un'era per Peg Perego a San Donà di Piave. La comunità locale osserva con apprensione gli sviluppi. Si teme un impatto negativo sull'occupazione e sull'indotto. La storia industriale di San Donà di Piave è legata a doppio filo a marchi come Peg Perego. La loro progressiva scomparsa lascia un segno profondo.

La decisione di trasferire le linee di montaggio ad Arcore, sede storica e quartier generale di Peg Perego, solleva interrogativi sulla strategia aziendale. L'azienda, nota a livello internazionale per i suoi prodotti per l'infanzia, sembra voler concentrare la produzione in un'unica sede. Questa scelta, sebbene possa portare a efficienze operative, ha un costo sociale elevato per il territorio di San Donà di Piave. La provincia di Venezia perde così un importante presidio industriale. La provincia di Monza e Brianza, invece, vede rafforzarsi la sua vocazione manifatturiera. La presenza di un advisor per la reindustrializzazione suggerisce che l'azienda non intende abbandonare completamente il sito veneto. Tuttavia, le modalità e l'entità di questa reindustrializzazione rimangono incerte. I sindacati continueranno a monitorare la situazione. Cercheranno di ottenere le migliori condizioni possibili per i lavoratori coinvolti. La mobilitazione di lunedì 30 marzo è un segnale forte. Dimostra la determinazione dei lavoratori a difendere il proprio posto di lavoro e il futuro dello stabilimento. La speranza è che il dialogo con l'azienda e le istituzioni possa portare a soluzioni condivise. Soluzioni che salvaguardino l'occupazione e il patrimonio industriale di Peg Perego in Veneto.

La storia di Peg Perego affonda le radici nel dopoguerra. Fondata nel 1949 da Valerio Perego, l'azienda è diventata un simbolo del design e della qualità italiana nel mondo. Nata come piccola officina artigianale, si è rapidamente evoluta. Ha iniziato a produrre passeggini e giocattoli. La sede di San Donà di Piave ha avuto un ruolo cruciale nella crescita dell'azienda. Ha rappresentato per decenni un importante centro produttivo. La decisione di concentrare la produzione in Brianza, nella sede di Arcore, segna un cambiamento epocale. L'azienda cerca di ottimizzare le proprie risorse. Punta a una maggiore efficienza produttiva. Questo processo di riorganizzazione, tuttavia, non può prescindere dalle implicazioni sociali. La perdita di posti di lavoro in un territorio che ha contribuito alla crescita del marchio è un tema delicato. Le istituzioni locali e regionali sono chiamate a intervenire. Devono supportare i lavoratori e cercare alternative concrete. La reindustrializzazione del sito di San Donà di Piave è una sfida complessa. Richiede una visione strategica a lungo termine. La collaborazione tra azienda, sindacati e governo è fondamentale. Solo attraverso un dialogo costruttivo si potranno trovare soluzioni sostenibili. Soluzioni che tutelino l'occupazione e preservino il valore industriale del territorio. La protesta dei lavoratori è un grido d'allarme. Un appello a non dimenticare l'importanza del lavoro e delle persone.

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