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Le istituzioni valdostane sono state messe sotto ricatto. Fulvio Centoz critica la gestione della crisi post-sentenza su Renzo Testolin, evidenziando rischi per la validità degli atti.

Crisi istituzionale post-sentenza

Il consigliere Fulvio Centoz ha espresso forte preoccupazione. Ha parlato di un vero e proprio ricatto istituzionale. La causa non è una crisi politica. Non deriva da visioni diverse sul futuro della Valle. Deriva invece da una crisi interna alle istituzioni. Questa è stata causata dalla scelta di non accettare un limite già noto.

Centoz ha criticato la gestione dei 60 giorni successivi alla sentenza. Questi giorni non sono serviti a formare una nuova giunta. La formazione di un nuovo esecutivo sarebbe stata la soluzione più logica. Sarebbe stata anche la più rapida e rispettosa per i cittadini. Invece, questo periodo sembra pensato per un altro scopo.

Ricorso e rientro in carica di Testolin

L'obiettivo di questi 60 giorni sembra essere un altro. Permettere al consigliere Renzo Testolin di presentare un ricorso. Successivamente, ottenere la sospensiva della sentenza. Questo gli consentirebbe di tornare in carica. Tornerebbe come se il Tribunale di Aosta non avesse mai emesso alcuna pronuncia. Centoz ha definito questa situazione un ricatto.

La minaccia non proviene da una crisi politica. Non è frutto di scontri tra diverse visioni per il futuro della regione. La minaccia nasce da una crisi istituzionale. Questa è stata innescata dalla decisione di ignorare un limite. Un limite che era noto prima ancora di candidarsi.

Validità degli atti firmati da Bertschy

Il consigliere Bertschy si occuperà degli atti. Guiderà la giunta in amministrazione ordinaria. Questo avverrà in attesa del ricorso di Testolin. Si attende il suo eventuale rientro in carica. Centoz ha sottolineato un aspetto critico. Bertschy si trova nella stessa identica posizione giuridica. È la stessa dell'attuale consigliere dichiarato decaduto.

Questa affermazione non è solo sua. È supportata da pareri pro veritate. Questi pareri sono stati richiesti dallo stesso Bertschy. Lo confermano anche i giudici. Prima della sentenza, esistevano diverse interpretazioni. C'era un margine di incertezza. Questo spazio permetteva agli amministratori di operare con ragionevolezza.

Oggi, quello spazio non esiste più. C'è una sentenza chiara. La domanda che il consiglio deve porsi è fondamentale. Gli atti che Bertschy firmerà nei prossimi giorni saranno pienamente validi? Chi si assumerà la responsabilità? Prima di una sentenza, si può invocare l'incertezza del diritto. Dopo una sentenza, si invoca qualcos'altro. Quel qualcosa ha un nome preciso. Un nome che Centoz ha preferito non pronunciare in aula. Ma che ogni consigliere presente conosce bene.

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