Il Consiglio di Stato ha confermato la validità del progetto per il ponte Garibaldi a Senigallia, ma le associazioni ambientaliste, nonostante il ricorso respinto, insistono per un referendum cittadino. La decisione finale sull'opera potrebbe ora passare nelle mani dei cittadini.
Respinto ricorso sul ponte Garibaldi
Il Consiglio di Stato ha emesso una sentenza definitiva riguardo al progetto del ponte Garibaldi. La decisione ha confermato la validità del piano presentato da Anas. Questo progetto era stato commissionato dalla struttura commissariale per la gestione delle conseguenze dell'alluvione del 2022. La pronuncia dei giudici di palazzo Spada, con la sentenza numero 7818 del 28 ottobre 2026, ha ribaltato il ricorso presentato da diverse associazioni. La decisione segue quella già espressa dal Tar Marche nel maggio precedente.
Tra i punti sollevati dalle associazioni, vi era la questione relativa all'uso dei martinetti. I giudici amministrativi hanno bocciato questa ipotesi. La sentenza specifica che il franco idraulico necessario deve essere garantito tramite soluzioni statiche e permanenti. Il comitato Tra 2 Fiumi, che rappresenta oltre 400 imprese e cittadini colpiti dall'alluvione, ha accolto con favore questa pronuncia. In una nota, il comitato ha dichiarato che la decisione «smonta, una per una, tutte le tesi delle appellanti».
Le ragioni degli ambientalisti
Le tre sigle ambientaliste, che hanno raccolto oltre diecimila firme, non condividono la decisione. Contestano la rigidità della normativa applicata al progetto. Denunciano inoltre il mancato recepimento di alcune osservazioni cruciali. Queste erano state avanzate dalla Soprintendenza. Viene inoltre segnalata l'assenza di un passaggio della variante in Consiglio comunale. Le associazioni lamentano anche il mancato rispetto delle nuove tutele previste dal Pai. Queste misure sono state elaborate proprio in seguito all'alluvione del 2022.
Le associazioni hanno rilasciato una dichiarazione in merito. «Prendiamo atto della decisione ma ribadiamo la validità delle nostre ragioni», hanno affermato. Hanno definito il progetto «uno scempio urbanistico». Lo descrivono come «un'opera invasiva e del tutto incompatibile con l'impianto settecentesco del centro storico e dei Portici Ercolani».
Verso un referendum cittadino
La vicenda del ponte Garibaldi potrebbe ora spostarsi sul piano delle consultazioni popolari. Marco Lion, referente di Italia Nostra e consigliere comunale per Senigallia Cambia - Avs, ha annunciato nuove iniziative. Ha manifestato l'intenzione di attivarsi per promuovere un referendum cittadino. L'obiettivo è quello di affidare la decisione finale sull'opera direttamente ai cittadini di Senigallia. Questo permetterebbe alla comunità di esprimersi direttamente sulla realizzazione del ponte.
Le associazioni ambientaliste continuano a sostenere le proprie ragioni. Ritengono che il progetto attuale non sia adeguato alle esigenze del territorio. Sottolineano l'importanza di preservare il valore storico e architettonico del centro di Senigallia. La richiesta di un referendum mira a dare voce alla popolazione su una questione di grande impatto urbanistico e ambientale. La mobilitazione delle associazioni e la raccolta firme dimostrano un forte interesse civico.
Consultazioni popolari e futuro dell'opera
La possibilità di un referendum apre un nuovo capitolo nella vicenda del ponte Garibaldi. Se la richiesta verrà formalizzata e accolta, i cittadini di Senigallia avranno l'ultima parola. Questo processo di consultazione popolare potrebbe influenzare significativamente il futuro dell'opera. Le associazioni sperano che un voto popolare possa portare a una revisione del progetto. Mirano a soluzioni più in linea con la tutela del patrimonio storico e ambientale.
Il comitato Tra 2 Fiumi, invece, ha espresso soddisfazione per la sentenza. Considera la decisione del Consiglio di Stato un passo importante per la ricostruzione post-alluvione. Sottolinea la necessità di procedere con interventi strutturali. La contrapposizione tra le diverse posizioni evidenzia la complessità della situazione. La decisione finale spetterà ora ai cittadini, attraverso un possibile referendum.
Le tre sigle ambientaliste, Italia Nostra, Gruppo Società Ambiente (Gsa) e Confluenze, hanno ribadito la loro posizione. Continuano a ritenere il progetto dannoso per la città. La loro battaglia legale si è conclusa con un esito sfavorevole. Ora puntano sulla partecipazione democratica per far sentire la loro voce. La raccolta di diecimila firme dimostra un ampio sostegno popolare alle loro istanze. La richiesta di referendum è vista come l'ultima spiaggia per bloccare un'opera ritenuta invasiva.
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