Le Marche registrano un declino demografico più accentuato rispetto alla media italiana. L'invecchiamento della popolazione avanza rapidamente, mentre il PIL pro capite rimane inferiore alla media nazionale, nonostante un'elevata qualità della vita.
Declino demografico e invecchiamento della popolazione
La regione Marche sta vivendo un calo della popolazione residente. Dopo aver superato la soglia di 1,54 milioni di abitanti nel 2011, il numero è sceso sotto 1,5 milioni nel 2024. Questo declino demografico è più marcato rispetto alla media nazionale. Il saldo naturale, ovvero la differenza tra nascite e decessi, è negativo fin dagli anni Ottanta. Questo fenomeno si è manifestato circa quindici anni prima rispetto alla tendenza generale del Paese. Un tempo, fino agli anni Sessanta, le Marche erano una terra di emigrazione. Oggi, la situazione è invertita, con una popolazione che invecchia progressivamente.
Nel 2024, il rapporto tra anziani e giovani è significativo. Si contano 235 persone con più di 65 anni ogni 100 giovani sotto i 15 anni. Il dato medio nazionale si attesta a 208. Questo squilibrio è dovuto a una combinazione di fattori. Le nascite sono diminuite, mentre l'aspettativa di vita è aumentata considerevolmente. Nel 2025, la speranza di vita alla nascita nelle Marche raggiunge gli 84,4 anni. Questo valore si posiziona tra i più alti a livello nazionale, confermando la tendenza all'invecchiamento.
L'apporto degli immigrati è fondamentale per mitigare questo calo. Senza il loro contributo, la diminuzione dei residenti sarebbe ancora più pronunciata. I dati provengono da un rapporto dell'Istat, presentato ad Ancona. L'evento si è svolto presso la Mole Vanvitelliana. L'incontro era intitolato "Cent'anni di Marche. Conoscere il territorio attraverso i dati". L'analisi evidenzia le trasformazioni demografiche ed economiche della regione.
Economia regionale: PIL, occupazione e manifattura
Il Prodotto Interno Lordo (PIL) pro capite nelle Marche si attesta su livelli inferiori alla media nazionale. Il dato è inferiore di circa otto punti percentuali. Questa situazione non è nuova; già nel 1980 si registrava una differenza simile. Tra il 1994 e il 2008, la regione aveva mostrato una crescita economica più rapida rispetto all'Italia. Tuttavia, la Grande Recessione ha avuto un impatto più severo. Nel 2024, il PIL regionale risulta ancora il 7% al di sotto dei livelli registrati nel 2008. Questo indica una vulnerabilità dell'economia locale agli shock economici globali.
Nonostante questi dati, la struttura imprenditoriale delle Marche è considerata solida. Si posiziona favorevolmente tra le regioni del centro Italia. Per alcuni parametri, si avvicina anche alle regioni del nord-est. La regione ha costruito la sua prosperità su una forte vocazione manifatturiera e artigianale. Inoltre, si distingue per un elevato tasso di occupazione femminile. Questo dato era già alto 50 anni fa e rimane tale anche oggi, superando la media nazionale. Lo ha sottolineato Roberta Palmieri, dirigente dell'ufficio territoriale Istat per l'area nord-est.
Palmieri ha aggiunto che, sebbene il PIL pro capite sia leggermente inferiore alla media, esistono altre forme di ricchezza. La regione vanta un patrimonio di qualità della vita notevole. I livelli di longevità sono tra i più alti in Italia. Molti comuni offrono un'elevata qualità della vita. Questo patrimonio intangibile è considerato tanto importante quanto il PIL.
Occupazione, istruzione e trasformazione settoriale
Il quadro occupazionale nelle Marche appare più positivo rispetto ad altri indicatori economici. Il tasso di occupazione per la fascia d'età tra i 15 e i 64 anni si attesta al 67,5%. Questo valore supera la media italiana. Anche il livello di istruzione è leggermente superiore alla media nazionale. Si registra una maggiore percentuale di laureati e diplomati. Nel 1951, solo il 14% dei residenti con almeno sei anni di istruzione era analfabeta. Questo dato evidenzia un progresso significativo nel corso dei decenni.
L'economia regionale ha subito una profonda trasformazione. Dall'agricoltura, che occupava il 73% degli attivi all'epoca dell'Unità d'Italia, si è passati all'industria. Quest'ultima ha superato il settore agricolo in termini di occupazione a partire dal 1971. Attualmente, quasi un terzo degli occupati lavora nell'industria. Questo dato è sette punti percentuali superiore alla media nazionale. Le Marche contano 96 imprese ogni mille abitanti.
Tuttavia, l'economia regionale è caratterizzata da una prevalenza della manifattura a bassa e medio-bassa tecnologia. Il settore dei servizi, pur essendo importante, risulta meno diffuso rispetto ad altre regioni più industrializzate. Questa specializzazione può rappresentare una vulnerabilità in un contesto economico globale in rapida evoluzione.
Fragilità dei comuni e qualità della vita
Un aspetto interessante emerso dal rapporto Istat riguarda la fragilità dei comuni marchigiani. Solo il 7,6% dei comuni presenta un'alta fragilità. Questo dato è notevolmente inferiore alla media italiana, dove il 35% dei comuni è classificato come ad alta o massima fragilità. La popolazione residente in comuni ad alta fragilità nelle Marche rappresenta meno del 2,5% del totale regionale. A livello nazionale, questa percentuale sfiora il 22% degli italiani. Questo indica una maggiore resilienza del tessuto comunale marchigiano.
La qualità della vita nelle Marche è un elemento distintivo. Nonostante le sfide economiche e demografiche, la regione offre un ambiente di vita invidiabile. Gli alti livelli di longevità, uniti alla presenza di numerosi comuni con un'elevata qualità della vita, costituiscono un patrimonio prezioso. Questo aspetto, come sottolineato da Roberta Palmieri, compensa in parte le criticità economiche, come il PIL pro capite inferiore alla media. La regione si distingue per un equilibrio tra sviluppo economico e benessere sociale, un modello che potrebbe essere valorizzato ulteriormente.