Condividi

Possibile giudica la recente riforma dello Statuto regionale delle Marche un passo indietro, soprattutto per quanto riguarda la rappresentanza di genere. La modifica è vista come un arretramento mascherato da progresso.

Critiche alla riforma dello Statuto regionale

La riforma dello Statuto regionale delle Marche ha ricevuto forti critiche. Alice Cavalieri e Luca Angeloni, esponenti di Possibile, hanno espresso un giudizio negativo. La modifica approvata dal Consiglio regionale è stata definita un «arretramento mascherato da progresso».

Il punto principale di disaccordo riguarda la rappresentanza di genere all'interno della giunta. Possibile boccia fermamente questa modifica. La nuova norma è considerata insufficiente e penalizzante per le donne.

Rappresentanza di genere: la soglia contestata

La soglia minima di rappresentanza di genere fissata al 30% è il fulcro della polemica. La proposta iniziale, secondo quanto ricordato da Possibile, prevedeva una quota del 40%. Questa percentuale è stata ridotta durante l'iter in commissione.

La diminuzione è avvenuta su richiesta della maggioranza di centrodestra. L'opposizione ha accettato questa proposta. Questo compromesso ha portato alla fissazione della soglia al 30%.

Per Possibile, questa decisione rappresenta un vero e proprio passo indietro. Le norme attuali in molti Comuni e a livello regionale sono più avanzate. Anche le elezioni parlamentari e quelle europee prevedono quote paritarie più elevate.

Norme insufficienti e promesse ignorate

La critica di Possibile non si ferma alla soglia del 30%. Viene giudicata insufficiente anche la norma sull'Ufficio di presidenza. Questa disposizione subordina la rappresentanza di genere a un generico «qualora possibile».

Tale formulazione è priva di garanzie concrete. Non assicura una reale inclusione delle donne nelle cariche istituzionali. La vaghezza della norma rende la sua applicazione incerta.

Cavalieri e Angeloni hanno puntato il dito in particolare contro il centrosinistra. Hanno sottolineato come questo schieramento abbia fatto delle questioni di genere uno dei pilastri della propria agenda politica. La loro accettazione di una riforma meno ambiziosa è vista con disappunto.

Appello ignorato e delusione politica

Possibile ha riferito di aver promosso un appello. Questo documento è stato sottoscritto da numerosi rappresentanti istituzionali. Hanno aderito anche ex consiglieri regionali e diverse associazioni del territorio. L'obiettivo era sensibilizzare sull'importanza di una maggiore rappresentanza di genere.

Tuttavia, secondo il partito, questo appello è rimasto «completamente ignorato». La delusione è palpabile. La mancata considerazione delle istanze sollevate ha rafforzato la posizione critica di Possibile.

La riforma dello Statuto regionale delle Marche, secondo Possibile, non solo non progredisce, ma arretra. La rappresentanza di genere, tema cruciale per la parità, viene indebolita. Le decisioni prese in Consiglio regionale sollevano interrogativi sul futuro politico della regione.

Domande e Risposte

Perché Possibile critica la riforma dello Statuto regionale delle Marche?

Possibile critica la riforma dello Statuto regionale delle Marche perché la considera un arretramento mascherato da progresso, soprattutto riguardo alla rappresentanza di genere. La soglia minima fissata al 30% è ritenuta insufficiente rispetto alle proposte iniziali e alle normative vigenti altrove.

Qual è il punto principale di disaccordo sulla rappresentanza di genere?

Il punto principale di disaccordo è la fissazione della soglia minima di rappresentanza di genere al 30%. Possibile riteneva dovesse essere il 40%, come nella proposta originaria, e critica la riduzione accettata in commissione, ritenendola un passo indietro rispetto a norme già esistenti in altri ambiti istituzionali.