Marche: Esportatori dimezzati in 20 anni, da 11mila a 5.600
Il numero di imprese esportatrici nelle Marche è crollato del 50% in vent'anni, passando da oltre 11.000 a 5.600. L'analisi di Confindustria Marche evidenzia la necessità di aggregazione e investimenti per sostenere la competitività.
Calo drastico degli esportatori marchigiani
Il panorama economico delle Marche ha subito una trasformazione radicale negli ultimi vent'anni. Il numero di imprese attive nell'export è passato da oltre 11.000 nei primi anni 2000 a circa 5.600 nel 2024. Questo dato, più che dimezzato, emerge da una recente analisi del Centro studi di Confindustria Marche. La regione registra una flessione significativa nel settore dell'export. La diminuzione complessiva delle vendite all'estero nel 2025 ha superato i 750 milioni di euro. Questa riduzione è attribuibile per circa la metà al calo delle esportazioni verso i mercati europei. La restante parte è dovuta a flessioni verso gli Stati Uniti e la Cina.
L'analisi sottolinea come le imprese di dimensioni medio-grandi giochino un ruolo cruciale nella capacità di generare volumi di export consistenti. Il presidente di Confindustria Marche, Roberto Cardinali, ha evidenziato questo aspetto. «Dati alla mano, il ruolo della dimensione d'impresa nella capacità di generare export gioca un ruolo cruciale», ha affermato Cardinali. La tendenza negativa nelle Marche contrasta con la media nazionale. L'Italia nel 2025 ha registrato una crescita dell'export del +3,3%. Le Marche, invece, hanno chiuso l'anno con un calo del -7,6%. Questo dato è in netta controtendenza rispetto al resto del Paese.
Manifattura e settori chiave in sofferenza
La manifattura marchigiana ha registrato un calo dell'8,2% nelle esportazioni. Questo dato è influenzato in modo particolare dai settori farmaceutico e della cantieristica navale. Senza considerare questi comparti specifici, la flessione dell'export regionale sarebbe stata meno marcata, attestandosi al 3,3%. Diversi settori manifatturieri hanno mostrato andamenti contrastanti. Tra i comparti principali, si registrano crescite per i metalli (+3,9%) e per i prodotti elettronici (+10,2%). Al contrario, risultano in calo settori importanti come la meccanica strumentale (-10,2%). Anche il comparto degli elettrodomestici ha visto una flessione (-2,6%). I mezzi di trasporto hanno subito una contrazione dell'8,8%.
Il settore alimentare ha mostrato una dinamica positiva, con una crescita del +4,4%. Tuttavia, il sistema moda continua a mostrare segni di debolezza. La moda ha registrato un calo complessivo dell'8,6%. Questo dato negativo è composto da una flessione dell'abbigliamento (-12,2%) e delle calzature (-6,9%). La fragilità del settore moda nelle Marche è un segnale preoccupante per l'economia regionale. Questo comparto ha storicamente rappresentato un pilastro dell'industria locale. La sua difficoltà nell'affrontare i mercati esteri richiede un'analisi approfondita delle cause.
Le proposte di Confindustria Marche
Di fronte a questo scenario, Confindustria Marche rilancia la necessità di strategie mirate per invertire la rotta. Il presidente Cardinali ha sottolineato l'urgenza di sostenere le imprese marchigiane. «È prioritario accompagnare il salto dimensionale delle imprese», ha dichiarato Cardinali. L'obiettivo è assicurare un maggiore potenziale di crescita. Si punta anche a garantire una presenza più solida e a lungo termine sui mercati esteri. Inoltre, si mira a creare un effetto traino positivo per le filiere produttive collegate. Questo approccio è fondamentale per rafforzare la competitività complessiva del sistema economico regionale.
Le proposte di Confindustria si concentrano su due direttrici principali: aggregazione e investimento. «Sostenere processi di aggregazione e investimento, favorendo il rafforzamento organizzativo e finanziario delle imprese», ha concluso Cardinali. L'idea è quella di creare sinergie tra le aziende per affrontare meglio le sfide globali. Il rafforzamento organizzativo e finanziario è visto come un passaggio chiave. La crescita dell'export e del PIL regionale, secondo Cardinali, «passa dalla capacità di accompagnare le aziende verso uno sviluppo dimensionale, quindi competitivo». Questo significa incentivare fusioni, acquisizioni o altre forme di collaborazione. L'obiettivo è creare realtà imprenditoriali più robuste e meglio attrezzate per competere a livello internazionale. La regione Marche, con la sua ricca tradizione manifatturiera, deve adattarsi ai nuovi scenari economici globali.
Contesto economico e sfide future
La riduzione del numero di esportatori nelle Marche non è un fenomeno isolato, ma si inserisce in un contesto economico globale complesso. Le tensioni geopolitiche, l'aumento dei costi delle materie prime e dell'energia, e le mutate dinamiche della domanda internazionale rappresentano sfide significative. La dipendenza dai mercati europei, sebbene tradizionale, espone la regione a rischi legati alle fluttuazioni economiche del continente. La contrazione delle vendite verso Stati Uniti e Cina indica anche la crescente competizione in mercati chiave.
Il settore manifatturiero, cuore pulsante dell'economia marchigiana, deve affrontare la necessità di innovazione tecnologica e digitale. La transizione verso modelli di produzione più sostenibili e l'adozione di tecnologie 4.0 sono essenziali. Le imprese che non investono in questi ambiti rischiano di perdere competitività. Il settore moda, in particolare, deve reinventarsi per rispondere alle nuove tendenze di consumo, che privilegiano la sostenibilità e l'unicità. Le calzature e l'abbigliamento marchigiani hanno bisogno di un rilancio strategico.
La dimensione delle imprese è un fattore determinante per l'accesso ai mercati internazionali. Le piccole e medie imprese (PMI), pur rappresentando la maggioranza del tessuto produttivo, spesso faticano ad affrontare i costi e la complessità dell'export. Le strategie di aggregazione proposte da Confindustria mirano proprio a superare questi limiti. La creazione di consorzi export, reti d'impresa o vere e proprie fusioni può permettere alle PMI di accedere a risorse e competenze altrimenti inaccessibili. Questo può tradursi in una maggiore capacità di investimento in marketing, ricerca e sviluppo, e internazionalizzazione.
Il supporto delle istituzioni regionali e nazionali è fondamentale. Politiche di incentivazione fiscale, accesso agevolato al credito, e programmi di formazione per l'internazionalizzazione possono fare la differenza. La regione Marche, attraverso i suoi enti e le sue associazioni di categoria, deve lavorare in sinergia. L'obiettivo è creare un ecosistema favorevole all'export. La valorizzazione dei prodotti di eccellenza del territorio, come il made in Italy, deve essere accompagnata da strategie commerciali efficaci. La sfida è trasformare le difficoltà attuali in opportunità di rinnovamento e crescita sostenibile per l'economia marchigiana.