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Dal 7 aprile entra in vigore una nuova normativa che riserva l'uso del termine 'artigianale' esclusivamente alle imprese regolarmente iscritte all'Albo delle imprese artigiane. La misura mira a tutelare la concorrenza e i consumatori, con sanzioni per chi non rispetta la legge.

Nuove regole per l'uso del termine 'artigianale'

A partire dal 7 aprile, l'utilizzo delle espressioni 'artigianato' e 'artigianale' subirà una stretta significativa. La nuova disposizione, introdotta dalla Legge annuale per le Pmi, riserva questa denominazione unicamente alle imprese che risultano iscritte all'apposito Albo.

Questa iniziativa è stata fortemente promossa da Confartigianato Marche. L'associazione ha evidenziato l'importanza della misura per la regione, che vanta un primato nazionale. Le Marche registrano infatti la più alta incidenza di imprese artigiane con dipendenti sul totale delle attività economiche.

La percentuale si attesta al 33,1%, un dato nettamente superiore alla media italiana del 24,1%. Anche il peso del valore aggiunto generato dall'artigianato sul totale regionale raggiunge il 14%. Inoltre, il 22,2% degli addetti nelle imprese artigiane si trova nelle Marche, contro il 13,4% della media nazionale.

Sanzioni per l'uso improprio del termine

Le imprese che non rispetteranno questa nuova normativa andranno incontro a sanzioni. Queste potranno arrivare fino all'1% del fatturato. La sanzione minima prevista è di 25.000 euro. L'obiettivo è contrastare il fenomeno dei cosiddetti 'finti artigiani'.

La legge specifica chiaramente le restrizioni. L'articolo 16 della legge 34/26 stabilisce che nessuna impresa può utilizzare denominazioni che richiamino l'artigianato. Questo vale sia per la ditta, l'insegna, il marchio, sia per la promozione di prodotti e servizi.

L'uso è consentito solo se l'impresa è regolarmente iscritta all'Albo. Inoltre, deve produrre o realizzare direttamente i beni o servizi qualificati come artigianali. La norma mira a garantire la trasparenza del mercato.

Tutela per le imprese e i consumatori

Moira Amaranti, Presidente di Confartigianato Marche, ha sottolineato i benefici della nuova disciplina. «Consentirà di distinguere con maggiore chiarezza le produzioni autenticamente artigiane da quelle che non lo sono», ha affermato.

Questo porterà a condizioni di concorrenza più eque. Aiuterà anche i consumatori a effettuare scelte più informate e consapevoli. La tutela del lavoro artigiano autentico è un pilastro fondamentale di questa riforma.

La Presidente Amaranti ha definito questo provvedimento come un passo cruciale. Serve a contrastare la concorrenza sleale e a restituire il giusto valore al lavoro artigiano. Garantisce inoltre una maggiore tutela per i consumatori.

Verso una riforma complessiva della legge sull'artigianato

L'intervento normativo rappresenta un primo passo verso una riforma più ampia. Si punta a modernizzare la legge quadro sull'artigianato. Questa normativa è in vigore da oltre 40 anni e non risulta più adeguata alle evoluzioni del settore.

Nelle Marche operano oltre 38.000 imprese artigiane. Queste realtà danno occupazione a circa 120.000 addetti. La nuova legge mira a salvaguardare la specificità e la qualità del loro operato.

La stretta sull'uso del termine 'artigianale' è quindi un segnale importante. Protegge un settore vitale dell'economia regionale e nazionale. Assicura che la denominazione sia associata a un'autentica attività artigianale, verificata e registrata.

Le oltre 38.000 imprese artigiane delle Marche beneficeranno di questa maggiore chiarezza. La loro battaglia per il riconoscimento e la tutela è stata condotta per anni. Ora vedono i frutti di questo impegno.

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