Le Marche affrontano una grave crisi di desertificazione bancaria, con la chiusura di 462 sportelli in un decennio. Questo fenomeno colpisce duramente le aree interne e il cratere sismico, sollevando preoccupazioni per la coesione sociale e lo sviluppo economico.
Crollo degli sportelli bancari nelle Marche
La regione Marche ha registrato una drastica riduzione degli sportelli bancari. Tra il 2016 e oggi, il numero totale è sceso da 1.046 a 584 unità. Questa diminuzione rappresenta una perdita netta di 462 filiali, pari a un calo del 44,2%. I dati provengono da un'elaborazione della Fisac Cgil Marche, basata su informazioni Ires Marche. La regione si posiziona così in cima alla classifica nazionale per questo preoccupante trend.
L'analisi provinciale evidenzia come la provincia di Ancona abbia subito il calo più significativo, con una diminuzione del 48,5%. Seguono Macerata, con un -44,7%, e Pesaro e Urbino, con un -44,3%. Ascoli Piceno ha visto una riduzione del 40,4%, mentre Fermo ha registrato il dato meno impattante, ma comunque rilevante, del -33,7%. Questa contrazione generalizzata indica una tendenza diffusa su tutto il territorio regionale.
Impatto sulle aree interne e sul cratere sismico
La desertificazione bancaria ha un impatto particolarmente severo sui centri minori e sulle aree interne. Qui, il peso dei comuni privi di sportelli bancari raggiunge il 27%. Nelle zone più marginali e difficilmente raggiungibili, questa percentuale sale addirittura al 49,5%. La situazione è ancora più critica all'interno del cratere sismico del 2016.
In quest'area, colpita duramente dal sisma, ben 42 comuni si trovano ormai privi di qualsiasi sportello bancario. Questi comuni ospitano una popolazione complessiva di circa 45.000 residenti. La mancanza di servizi finanziari essenziali in queste zone aggrava ulteriormente le difficoltà post-sisma, rendendo più arduo il recupero economico e sociale.
Le richieste della Cgil Marche
La Confederazione Generale Italiana del Lavoro (Cgil) delle Marche ha lanciato un forte appello affinché la Regione intervenga con urgenza. Giuseppe Santarelli, segretario generale della Cgil Marche, sottolinea come la tutela delle aree interne e di una porzione così vasta del territorio regionale passi inevitabilmente dal mantenimento dei servizi bancari. Questi servizi sono considerati fondamentali sia per i cittadini, per le loro necessità quotidiane, sia per le imprese, per le loro operazioni finanziarie e di investimento.
Daniele Boccetti, segretario regionale della Cgil Marche, aggiunge un ulteriore elemento di preoccupazione. Oltre alla drastica riduzione degli sportelli bancari, si assiste a una diminuzione significativa anche degli uffici postali. Questa riduzione si manifesta soprattutto in termini di orari di apertura e di presenza fisica sul territorio. La combinazione di questi fattori contribuisce ad alimentare un diffuso senso di abbandono e di assenza dello Stato.
Secondo Boccetti, questa situazione mina profondamente la coesione sociale delle comunità marchigiane. La percezione di essere lasciati soli, senza servizi essenziali, può portare a un progressivo spopolamento e a un deterioramento del tessuto sociale. La Cgil chiede quindi un'azione concreta da parte delle istituzioni regionali per invertire questa tendenza e garantire un accesso equo ai servizi finanziari.
Contesto geografico e socio-economico delle Marche
Le Marche sono una regione dell'Italia centrale con una conformazione prevalentemente collinare e montuosa, che rende la gestione dei servizi territoriali particolarmente complessa. La presenza di numerosi piccoli comuni e di aree interne, spesso caratterizzate da un invecchiamento della popolazione e da una ridotta densità abitativa, rende la chiusura degli sportelli bancari un problema ancora più acuto. Questi territori dipendono fortemente dai servizi di prossimità per mantenere vitalità economica e sociale.
La regione ha già dovuto affrontare sfide significative, come il terremoto del 2016 che ha devastato diverse aree interne, provocando danni ingenti al patrimonio edilizio e alle infrastrutture. In questo contesto, la perdita di servizi essenziali come quelli bancari rischia di aggravare ulteriormente la fragilità di queste comunità, rendendo più difficile la ripresa e lo sviluppo futuro. La digitalizzazione dei servizi, pur offrendo potenziali soluzioni, non è sempre accessibile o sufficiente per tutte le fasce della popolazione, in particolare per gli anziani o per coloro che risiedono in zone con scarsa connettività.
Normativa e politiche di sostegno ai servizi bancari
La normativa italiana prevede diverse misure per garantire l'inclusione finanziaria e la presenza di servizi bancari essenziali. Tuttavia, la liberalizzazione del settore bancario e le logiche di mercato hanno spesso portato a una razionalizzazione delle filiali, privilegiando le aree a maggiore densità di popolazione e redditività. Le aree interne e i comuni più piccoli si trovano così svantaggiati.
Alcune regioni hanno cercato di mitigare questo fenomeno attraverso incentivi o accordi con gli istituti di credito per mantenere attivi sportelli o punti di servizio. La richiesta della Cgil Marche si inserisce in questo quadro, sollecitando la Regione a esplorare tutte le possibili soluzioni, anche attraverso accordi di servizio o convenzioni, per assicurare la presenza di servizi bancari minimi in tutto il territorio. L'obiettivo è evitare che la desertificazione bancaria diventi un ulteriore fattore di marginalizzazione per le comunità più vulnerabili.
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