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La multinazionale Electrolux annuncia 1.700 posti di lavoro in meno e la chiusura dello stabilimento di Cerreto d'Esi. Il sindacato Fiom punta il dito contro la delocalizzazione delle produzioni, definendo gli esuberi una conseguenza diretta.

Crisi Electrolux: esuberi legati alla delocalizzazione

La multinazionale Electrolux ha comunicato un piano che prevede 1.700 posti di lavoro in meno. La decisione include la chiusura dello stabilimento di Cerreto d'Esi, situato in provincia di Ancona. Questo sito era specializzato nella produzione di cappe aspiranti.

Pierpaolo Pullini, referente Fiom per il distretto fabrianese, ha espresso la sua visione sulla situazione. Ha partecipato a un incontro organizzato dalla Cgil Marche ad Ancona. Secondo Pullini, la crisi non è dovuta a un eccesso di personale.

La vera causa degli esuberi, secondo il sindacalista, è la progressiva scomparsa delle produzioni dagli stabilimenti italiani. Le aziende spostano la loro attività altrove.

Produzioni spostate all'estero, Cerreto d'Esi chiude

Il sindacalista ha evidenziato come diverse produzioni vengano interrotte. Lo stabilimento di Cerreto d'Esi cesserà completamente la sua attività. La motivazione addotta è che le cappe aspiranti verranno prodotte in Polonia.

Per quanto riguarda altri settori produttivi, non è ancora chiara la destinazione. Pullini sottolinea come questo sia il nodo centrale della questione. Le produzioni si spostano, lasciando vuoti gli stabilimenti.

Al contempo, viene affermato che una fabbrica senza volumi produttivi non può sostenersi. Tuttavia, sono proprio i volumi produttivi ad essere rimossi. Questo scenario indica un chiaro disimpegno da parte della multinazionale nei confronti dell'Italia.

Lavoratori già sacrificati, manager inadempienti

Pullini ha ricordato che Electrolux ha già beneficiato di aiuti economici negli anni passati. La forza lavoro ha già affrontato periodi difficili. Sono state attivate due procedure di mobilità.

Queste procedure sono state sostenute da contratti di solidarietà. Attraverso questi accordi, i lavoratori hanno già accettato sacrifici significativi. Anche il ridimensionamento degli stabilimenti è avvenuto.

Si è lavorato con orari ridotti, come ad esempio sei ore al giorno. Secondo il sindacalista, sono stati esclusivamente i manager di Electrolux a non adempiere ai propri doveri. La loro parte di responsabilità non è stata assolta.

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