Comuni montani Marche: Italia Viva critica nuova legge regionale
Criteri Altimetrici Sotto Accusa: Il Rischio Per le Aree Interne Marchigiane
Italia Viva Marche ha espresso profonda preoccupazione per la recente approvazione di una nuova legge regionale che ridefinisce la classificazione dei comuni montani. La normativa, incentrata primariamente su un parametro altimetrico, minaccia di escludere ben 29 municipalità marchigiane, di cui 15 nella provincia di Pesaro e Urbino, da importanti riconoscimenti e finanziamenti dedicati ai territori montani e alle aree interne. La richiesta è chiara: aprire un confronto urgente con la Regione per rivedere i criteri.
La contestazione è emersa con forza durante una riunione provinciale di Italia Viva a Pesaro e Urbino, tenutasi giovedì sera. Qui è stata ribadita la necessità di un dialogo costruttivo con l'ente regionale. L'obiettivo è scongiurare le gravi ricadute che la nuova classificazione potrebbe generare sull'accesso a risorse economiche e politiche di sviluppo.
Secondo le elaborazioni di Uncem Marche, in collaborazione con i sindaci locali, l'applicazione dei nuovi parametri è troppo restrittiva. Questo approccio rischia di compromettere il futuro di numerose comunità. La definizione di «montagna» non può ridursi a una semplice quota sul livello del mare.
La presidente regionale di Italia Viva, Fabiola Caprari, ha sottolineato come la montagna sia un concetto ben più complesso. Non si tratta solo di altitudine, ma di un insieme di difficoltà strutturali e socio-economiche. Molti territori, pur non raggiungendo soglie altimetriche elevate, affrontano problematiche tipiche delle aree interne.
Queste includono la distanza dai servizi essenziali, una viabilità spesso complessa e inadeguata, e il costante rischio di spopolamento. Tali fattori, secondo Caprari, dovrebbero essere prioritari nella definizione dello status di comune montano.
La perdita del riconoscimento di comune montano o parzialmente montano non è una questione meramente burocratica. Essa si traduce direttamente in una riduzione drastica dell'accesso a fondi europei, nazionali e regionali. Questi finanziamenti sono vitali per sostenere l'economia locale, migliorare le infrastrutture e garantire servizi essenziali ai cittadini.
Le aree interne, per loro natura, necessitano di un supporto specifico per contrastare il declino demografico e la marginalizzazione. Senza risorse adeguate, scuole, presidi sanitari e attività commerciali rischiano di chiudere. Questo accelera ulteriormente l'esodo dei giovani e delle famiglie.
Il presidente provinciale di Italia Viva Pesaro e Urbino, Giuseppe Miranda, ha evidenziato la gravità della situazione per il suo territorio. Ben 15 comuni della provincia rischiano di essere penalizzati da criteri eccessivamente rigidi. Queste realtà vivono da decenni le criticità tipiche delle zone montane.
Miranda ha ribadito che perdere questo riconoscimento equivarrebbe a disporre di meno risorse e strumenti. Ciò renderebbe estremamente difficile sostenere l'entroterra, già fragile. L'impatto si sentirebbe sulla capacità di attrarre investimenti, creare occupazione e mantenere vivo il tessuto sociale.
Italia Viva chiede con fermezza che la Regione Marche si attivi per una revisione approfondita dei criteri di classificazione. È fondamentale introdurre parametri più aderenti alla reale condizione dei territori. Le esigenze delle comunità locali devono essere al centro di questa ridefinizione.
Tra i parametri alternativi proposti, vi sono indicatori demografici, come il tasso di spopolamento e l'invecchiamento della popolazione. Anche gli indici socio-economici, che misurano la disponibilità di servizi e opportunità lavorative, dovrebbero essere considerati.
La connettività, sia fisica (viabilità, trasporti pubblici) che digitale (banda larga), rappresenta un altro fattore cruciale. La fragilità idrogeologica e la necessità di interventi di prevenzione del dissesto sono elementi che caratterizzano molte aree montane, indipendentemente dalla loro altitudine.
Un approccio olistico, che tenga conto di tutte queste variabili, permetterebbe una classificazione più giusta ed efficace. Solo così si potrà garantire che le risorse siano destinate a chi ne ha realmente bisogno. L'obiettivo è promuovere uno sviluppo equilibrato e sostenibile dell'intero territorio regionale.
La discussione sulla classificazione dei comuni montani non è nuova nel panorama legislativo italiano. Spesso, le definizioni sono state oggetto di contesa tra enti locali e regioni. L'importanza di tale status risiede nella sua capacità di sbloccare fondi e agevolazioni.
Questi strumenti sono pensati per compensare gli svantaggi strutturali che le aree montane e interne naturalmente presentano. La decisione della Regione Marche di adottare criteri principalmente altimetrici potrebbe essere stata motivata da esigenze di semplificazione amministrativa o da una diversa interpretazione delle direttive.
Tuttavia, l'esperienza sul campo dimostra che la realtà dei territori è ben più complessa di un semplice dato numerico. Ignorare le specificità locali significa condannare intere comunità a un futuro incerto. La politica regionale ha il dovere di ascoltare le istanze che provengono dal basso.
La legge in questione, se non modificata, rischia di creare una frattura tra la normativa e le reali necessità dei cittadini. Un confronto aperto e trasparente è l'unica via per trovare soluzioni condivise. Questo è essenziale per il benessere e lo sviluppo di tutte le aree delle Marche.
Italia Viva non si limita a sollevare il problema, ma propone attivamente un percorso di dialogo. L'invito alla Regione è quello di sedersi al tavolo con i rappresentanti dei comuni, le associazioni di categoria e le forze politiche. L'obiettivo è elaborare una normativa più equa e inclusiva.
Una revisione della legge dovrebbe considerare l'introduzione di un paniere di indicatori multidimensionali. Questo permetterebbe di catturare la vera «montanità» di un territorio. Solo così si potrà garantire che nessun comune venga ingiustamente escluso dai benefici.
La collaborazione tra i diversi livelli istituzionali è fondamentale. I sindaci, in prima linea, conoscono le sfide quotidiane delle loro comunità. La loro voce deve essere ascoltata e valorizzata nel processo decisionale.
La posta in gioco è alta: si tratta del futuro di intere comunità. La capacità di mantenere vive le aree interne dipende dalla volontà politica di riconoscere e sostenere le loro peculiarità. La Regione Marche ha l'opportunità di dimostrare la sua vicinanza ai territori più fragili.
Un intervento tempestivo e mirato può trasformare un rischio in un'opportunità. Si può costruire un modello di sviluppo territoriale più resiliente e attento alle esigenze di tutti i cittadini marchigiani. La richiesta di Italia Viva è un appello alla responsabilità e alla lungimiranza politica.