Cronaca

Ancona, Via Ranieri: sperimentazione traffico divide il Consiglio

9 marzo 2026, 18:46 6 min di lettura
Ancona, Via Ranieri: sperimentazione traffico divide il Consiglio Stemma del Comune Ancona
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Sperimentazione traffico in Via Ranieri: il Consiglio comunale chiede chiarezza

Una fase sperimentale sul transito veicolare in Via Ranieri ad Ancona sta generando un acceso dibattito politico. La questione è giunta all'attenzione del Consiglio comunale, dove due interrogazioni urgenti hanno messo in luce le incertezze sulla definizione di «residenti» e, soprattutto, di «autorizzati» al passaggio. L'assessore alla Mobilità Giovanni Zinni ha fornito alcune risposte, mentre i consiglieri Susanna Dini e Massimo Mandarano hanno espresso forti perplessità.

La sperimentazione, avviata da alcuni giorni, mira a regolare il flusso veicolare in una strada particolarmente sensibile. Tuttavia, la sua implementazione ha sollevato dubbi significativi tra i cittadini e la politica locale. La mancanza di chiarezza sulle categorie di accesso sta creando confusione e malcontento, rendendo necessaria una discussione approfondita in sede istituzionale.

Il dibattito consiliare si è concentrato sulla necessità di definire con precisione i criteri di accesso. L'assessore Zinni ha chiarito che i «residenti» sono da intendersi come «tutti i residenti in via Ranieri e chi vi confina». Per quanto riguarda gli «autorizzati», ha spiegato che la loro individuazione è ancora in corso e sarà definita solo al termine della fase sperimentale.

La capogruppo del Partito Democratico, Susanna Dini, ha aperto la discussione con una serie di domande puntuali. Ha ricordato una sua precedente interrogazione sul senso unico, durato appena un giorno, prima dell'introduzione dei nuovi divieti. La consigliera ha evidenziato come i cartelli di divieto di transito, posizionati in ben tre punti della via, non richiamino alcuna ordinanza specifica.

«Nei cartelli anzitutto non è richiamata l’ordinanza e c’è scritto “eccetto residenti e autorizzati”», ha sottolineato Dini. Le sue domande hanno riguardato la durata precisa della sperimentazione, l'identificazione esatta di tutti gli effettivi residenti citati e le modalità di autorizzazione. Ha inoltre chiesto lumi sul numero e l'efficacia dei controlli effettuati dalla polizia locale, evidenziando una percezione di incertezza generale.

A seguire è intervenuto Massimo Mandarano, capogruppo del Gruppo Misto – Progetto Marche Vive – Casa Riformista. Il consigliere ha espresso la sua preoccupazione per quella che ha definito una «guerra dei poveri tra due quartieri», riferendosi alle possibili tensioni tra residenti e non residenti o tra diverse zone della città. La sua principale richiesta all'assessore ha riguardato la gestione del processo di autorizzazione.

«Assessore non mi piace la guerra dei poveri tra due quartieri. Chiedo però l’autorizzazione come viene gestita?», ha incalzato Mandarano, chiedendo maggiore trasparenza e criteri oggettivi. La sua preoccupazione si è focalizzata sull'equità e sulla percezione di giustizia da parte dei cittadini, che potrebbero sentirsi penalizzati da regole poco chiare o applicate in modo arbitrario.

L'assessore Giovanni Zinni ha quindi preso la parola per rispondere alle interrogazioni, cogliendo l'occasione per chiarire la posizione dell'amministrazione. Ha esordito respingendo con fermezza l'accusa di una possibile «privatizzazione di una strada», definendola «assurda». L'assessore ha ribadito che l'intera operazione è stata concepita con un obiettivo primario di sicurezza urbana, un aspetto fondamentale per la vivibilità della zona.

«Questa operazione nasce per la sicurezza urbana, dato che vi è un afflusso di pedoni incredibile costituito prevalentemente da studenti universitari che si recano alla mensa e, essendo senza marciapiede, il traffico eccessivo genera instabilità e insicurezza», ha spiegato Zinni. Ha poi aggiunto che anche il comitato di Via Ranieri ha contribuito con le proprie considerazioni, evidenziando la necessità di un intervento. La strada, priva di un marciapiede adeguato, rappresenta un rischio concreto per i numerosi studenti che la percorrono quotidianamente per raggiungere le strutture universitarie, rendendo urgente una regolamentazione del traffico.

Entrando nel merito delle domande, Zinni ha fornito ulteriori dettagli sulla durata e sui criteri. «Quando terminerà la sperimentazione? Quando avremo un quadro chiaro degli esperimenti che facciamo», ha affermato, indicando una flessibilità legata ai risultati. Ha poi ribadito la definizione di «residenti» come «chi risiede nella via e chi vi confina». Per gli «autorizzati», ha specificato che la sperimentazione servirà proprio a identificare «chi vanta un interesse legittimo a transitarvi e chi la usa solo a mo’ di scorciatoia», distinguendo tra necessità reali e mero utilizzo come scorciatoia.

Riguardo ai tempi, l'assessore ha stimato un arco temporale di «2-3 mesi», pur lasciando aperta la possibilità di aggiustamenti «in corso d’opera». Questa flessibilità, se da un lato permette di adattare l'intervento alle esigenze emergenti, dall'altro contribuisce all'incertezza lamentata dai consiglieri, che chiedono una pianificazione più definita sin dall'inizio. La fase di osservazione è cruciale per raccogliere dati sul flusso veicolare, sui tempi di percorrenza e sull'impatto sulla sicurezza pedonale, elementi che guideranno le decisioni finali sull'assetto definitivo della viabilità.

Nella controreplica, la consigliera Dini ha ribadito le sue critiche, pur riconoscendo la necessità di affrontare la situazione. Secondo lei, «la situazione andava affrontata, ma non così». Ha insistito sulla necessità di chiarezza fin dall'inizio, sia sulla durata della sperimentazione sia sull'identificazione precisa di residenti e autorizzati. La mancanza di queste informazioni, a suo dire, sta creando «problemi ad altri residenti», come dimostrato dalle «tante telefonate e segnalazioni» ricevute.

Dini ha anche suggerito alternative concrete, come un dialogo con l'università per esplorare la possibilità di realizzare un marciapiede. «Si poteva parlare con l’università e provare a fare un marciapiede ad esempio», ha proposto, sottolineando che «chi amministra non deve creare incertezza». La sua posizione è chiara: l'amministrazione ha il dovere di fornire soluzioni stabili e ben comunicate, evitando situazioni ambigue che generano disagio tra i cittadini.

Anche Massimo Mandarano ha ripreso la parola, proponendo ulteriori soluzioni alternative alla sperimentazione attuale. «L’alternativa potrebbe essere metterla a ore, mettere un semaforo, cose così», ha suggerito, indicando approcci che potrebbero bilanciare meglio le diverse esigenze di transito e sicurezza. Ha poi concluso con un appello all'assessore: «Assessore ci porti a conoscenza di cosa volete fare nel giro di mesi e provi a non scontentare né uno né l’altro».

Il dibattito in Consiglio comunale evidenzia la complessità della gestione della mobilità urbana in aree sensibili. La sperimentazione in Via Ranieri, sebbene motivata da legittime preoccupazioni per la sicurezza, ha messo in luce la necessità di una comunicazione più chiara e di criteri definiti fin dalle prime fasi. La sfida per l'amministrazione di Ancona sarà ora quella di trovare un equilibrio tra la tutela dei pedoni, le esigenze dei residenti e la fluidità del traffico, garantendo trasparenza e coinvolgimento della cittadinanza nel processo decisionale.

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