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Un ricorso civile è stato presentato al Tribunale di Ancona contro la nuova legge elettorale. L'iniziativa, promossa da 15 elettori e sostenuta da avvocati marchigiani, solleva dubbi sulla costituzionalità della normativa.

Contestazione della nuova legge elettorale

Un ricorso civile è stato depositato presso il Tribunale di Ancona. L'azione legale mira a ottenere la dichiarazione di incostituzionalità della nuova legge elettorale, identificata come Legge 9 ottobre n. 126 n. 180. L'iniziativa è promossa dalla rete «Rete per un voto libero e uguale». Questa rete si avvale del contributo di un collegio di sette avvocati marchigiani. Essi fanno parte di un gruppo più ampio a livello nazionale.

L'obiettivo è ottenere una tutela preventiva. Si vuole salvaguardare il diritto di voto e di candidatura. Questi diritti sono sanciti dalla Costituzione. L'azione legale avviene prima della prima applicazione della nuova disciplina elettorale. Ben 15 elettori residenti in tutta la Regione hanno sottoscritto il ricorso.

Tempistiche e udienza in tribunale

Il Giudice del Tribunale di Ancona, che riceverà il ricorso, ha 5 giorni di tempo. Dovrà fissare un'udienza. I promotori ritengono che il decreto con la data dell'udienza possa arrivare entro la prima settimana di novembre. La data effettiva dell'udienza è prevista realisticamente per gennaio 2027. Questo è dovuto ai tempi tecnici necessari. Devono intercorrere almeno 40 giorni liberi tra la notifica degli atti e lo svolgimento dell'udienza.

La fissazione della data dipende anche dal ruolo del Tribunale. La procedura segue il rito civile semplificato. Questo indica una volontà di accelerare i tempi processuali. L'assegnazione del ricorso a un giudice monocratico è un ulteriore elemento di semplificazione.

Otto motivi di illegittimità costituzionale

Il ricorso si basa su otto distinti motivi di incostituzionalità. Il primo contesta il «premio di governabilità». Si sostiene che crei uno squilibrio eccessivo tra voti ottenuti e seggi assegnati. Un'altra critica riguarda la distribuzione di questo premio tramite «liste bloccate». I promotori affermano che i candidati inseriti in queste liste, equiparate a un elenco nazionale, verrebbero eletti automaticamente. Ciò avverrebbe senza possibilità di esprimere preferenze.

La terza critica verte sul «riparto dei seggi». Questo avviene a livello nazionale, circoscrizionale o regionale. Segue poi un successivo riversamento nei collegi plurinominali. Viene contestato anche il «premio nazionale» e il suo collegamento con la Camera dei Deputati. La selezione degli eletti tramite «capolista bloccati e pluricandidature» è un altro punto sollevato.

Particolare attenzione è dedicata all'«equilibrio di genere». Si contesta l'eliminazione del limite del 60% per il medesimo sesso nelle posizioni di capolista. Nonostante sia prevista l'alternanza di genere all'interno delle liste, questo aspetto è visto come critico. La «tripla preferenza di genere» prevista dalla legge è ritenuta inefficace. Si afferma che produrrebbe un rapporto di due preferenze a uno tra i generi. Questo contrasterebbe con la parità garantita dalla doppia preferenza.

Ulteriori criticità sollevate

Un altro motivo di ricorso riguarda «l'indicazione obbligatoria del candidato Presidente del Consiglio». Si sostiene che questa indicazione escluderebbe ingiustamente le forze politiche che intendono svolgere un ruolo di opposizione. Potrebbe anche posticipare la decisione sulla leadership dopo il voto. L'ultimo motivo di ricorso riguarda «l'aumento delle firme richieste». Questo aumento è rivolto a formazioni prive di qualificata rappresentanza parlamentare. Le firme richieste passano da 1.500-2.000 a 6.000-7.000 per collegio plurinominale. Tale incremento è ritenuto una «barriera sproporzionata» all'accesso elettorale.

La rete «Rete per un voto libero e uguale» spera che il ricorso porti a una revisione della legge. L'obiettivo è garantire un sistema elettorale più equo e conforme ai principi costituzionali. La decisione del Tribunale di Ancona sarà cruciale per il futuro della normativa.