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La giustizia di Ancona ha stabilito che non esiste un legame diretto tra le violenze subite da Andreea Rabciuc e il suo tragico gesto. L'ex compagno è stato assolto dall'accusa di istigazione al suicidio.

Sentenza del tribunale di Ancona su Andreea Rabciuc

La vicenda di Andreea Rabciuc, la giovane scomparsa e ritrovata senza vita dopo due anni, ha visto una nuova svolta giudiziaria. Il tribunale di Ancona ha emesso una sentenza che esclude un collegamento diretto tra i maltrattamenti subiti dalla ragazza e il suo suicidio. La giovane si tolse la vita in un casolare a Castelplanio. Questo accadde dopo un litigio con il suo ex compagno, Simone Gresti. La decisione è maturata dopo una festa a cui partecipavano anche due amici. L'episodio risale alla notte tra l'11 e il 12 marzo 2022.

Le motivazioni della sentenza sono state rese note dal gip di Ancona, Alberto Pallucchini. Nel marzo scorso, Simone Gresti, 47 anni, fu condannato a 4 anni e 6 mesi. Le accuse erano di maltrattamenti in famiglia e spaccio di sostanze stupefacenti. Tuttavia, è stato scagionato dall'accusa più grave di istigazione al suicidio. La giustizia ha ritenuto che mancassero gli elementi probatori per collegare le violenze a tale esito.

Assoluzione per istigazione al suicidio

Secondo la valutazione del tribunale, le condotte di maltrattamento contestate a Simone Gresti non sono state ritenute la causa scatenante del gesto estremo di Andreea Rabciuc. Il corpo della giovane fu ritrovato solo 22 mesi dopo la sua scomparsa. Il ritrovamento avvenne il 22 gennaio 2024. Le 28 pagine della sentenza approfondiscono questo aspetto cruciale. Il gip ha evidenziato come la vittima avesse già in passato abbandonato situazioni difficili. Questi precedenti non avevano però avuto conseguenze estreme. Questo dato è stato considerato significativo dai giudici.

Inoltre, la sentenza sottolinea che Andreea aveva intrapreso un percorso di recupero. Aveva avviato contatti con un centro antiviolenza. Queste circostanze sono state giudicate incompatibili con un'intenzione suicidaria manifesta e predeterminata. La corte ha quindi ritenuto che non vi fossero prove sufficienti per sostenere l'accusa di istigazione al suicidio. La decisione mira a distinguere le responsabilità penali legate ai maltrattamenti da quelle, più gravi, che implicherebbero un ruolo diretto nella morte della giovane.

La posizione della difesa e il futuro

La difesa di Simone Gresti, affidata agli avvocati Gianni Marasca ed Emanuele Giuliani, ha accettato la decisione del tribunale. I legali hanno dichiarato che non presenteranno ricorso in appello. Hanno riferito che il loro assistito desidera chiudere questa dolorosa vicenda. La vicenda ha profondamente segnato Gresti. Si sta valutando anche la possibilità di un risarcimento nei confronti della madre della ragazza, Georgeta. La madre si è costituita parte civile nel processo, assistita dall'avvocato Rino Bartera. Questo aspetto evidenzia la complessità della situazione e il desiderio di trovare una forma di chiusura per tutte le parti coinvolte.

La sentenza rappresenta un punto fermo nella lunga e dolorosa storia di Andreea Rabciuc. Pur riconoscendo la gravità dei maltrattamenti subiti dalla giovane, la giustizia ha stabilito che non vi è un nesso diretto con la sua morte. La decisione apre la strada a una possibile definizione del caso, anche sul fronte del risarcimento. La madre della vittima attende ora risposte concrete. La speranza è che questo verdetto possa contribuire a un percorso di elaborazione del lutto.

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