Cronaca

Ancona, Melaranci in Consiglio: l'opposizione lascia l'Aula

9 marzo 2026, 18:46 9 min di lettura
Ancona, Melaranci in Consiglio: l'opposizione lascia l'Aula Stemma del Comune Ancona
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Scontro politico ad Ancona per il passaggio di Monica Melaranci

Una seduta infuocata ha caratterizzato il Consiglio comunale di Ancona lunedì 9 marzo 2026. La surroga della consigliera Monica Melaranci, passata dalle file del centrosinistra alla maggioranza di centrodestra, ha scatenato una dura reazione. L'opposizione ha abbandonato l'Aula in segno di protesta, dopo un'accesa discussione.

Normalmente, l'atto di surroga di un consigliere comunale rappresenta una formalità. Si verifica quando un membro si dimette, lasciando il posto al primo dei non eletti della stessa lista che accetta l'incarico. Il processo prevede una breve spiegazione del sindaco, una votazione unanime e l'ingresso del nuovo rappresentante con applausi e strette di mano.

Tuttavia, la giornata odierna ha infranto ogni prassi consolidata. L'ingresso di Monica Melaranci è stato tutt'altro che semplice e consensuale. La sua decisione di aderire alla maggioranza, dopo essere stata eletta nella coalizione di centrosinistra, ha generato un'ondata di polemiche che si trascina da giorni.

La consigliera aveva già annunciato il suo passaggio in una conferenza stampa con il sindaco Daniele Silvetti e il presidente del Consiglio comunale Simone Pizzi. Questa mossa ha innescato una discussione durata oltre un'ora e mezza, un fatto senza precedenti per una procedura di surroga.

L'opposizione aveva inizialmente considerato di votare contro l'ingresso di Melaranci. Rendendosi conto dell'impossibilità fattuale di tale azione, ha optato per il non voto e l'abbandono dell'Aula al momento della votazione. L'unica eccezione è stata il consigliere Massimo Mandarano, che ha espresso un voto favorevole.

Gli applausi all'ingresso di Monica Melaranci sono giunti esclusivamente dai banchi della Giunta e della maggioranza. Il centrosinistra e la sinistra non hanno perdonato il suo cambio di schieramento, frutto di un accordo che ha coinvolto anche Azione, il suo partito, ora commissariato a livello regionale.

Le accuse e le parole forti non sono mancate, tanto da spingere il presidente Simone Pizzi a censurare un commento. In particolare, Giacomo Petrelli del Partito Democratico si era rivolto alla neo consigliera affermando: “lei non è la benvenuta in quest’Aula”.

Il primo a prendere la parola è stato Francesco Rubini, capogruppo di Altra Idea di Città. Pur non essendo parte della coalizione di centrosinistra alle elezioni, ha espresso profonda tristezza per l'accaduto. Ha sottolineato come la politica dovrebbe basarsi su ideali e coerenza con l'elettorato.

Per Rubini, non vi sarebbero ragioni politiche valide per un tale passaggio in maggioranza. Ha definito l'episodio come “il più antico e volgare scambio politico elettorale”. Il capogruppo ha ribadito la sua tristezza e persino un senso di vergogna nel dover spiegare la situazione a chi si interroga sulla politica.

“La verità è che almeno io la sera posso andare a dormire sereno e la mattina guardarmi davanti allo specchio e dire che non mi sono mai comportato così”, ha dichiarato Rubini. Ha enfatizzato che la politica non è uno strumento di ambizione o mercanteggio, ma per cambiare la vita delle persone con coerenza. Ha ricordato a Melaranci di essere stata votata in un'altra coalizione, esprimendo un giudizio totalmente negativo sulla sua scelta.

Successivamente è intervenuto Giacomo Petrelli del Partito Democratico. Ha ammesso che a prima vista l'episodio potrebbe sembrare minore, ma ha subito chiarito la sua importanza. Per il consigliere Dem, la questione riguarda il principio fondamentale della rappresentanza.

Oltre 140 cittadini, ha spiegato Petrelli, avevano votato la candidata per rappresentare un'idea precisa di città e una collocazione politica chiara, quella di centrosinistra. Ha evidenziato come il voto su temi dirimenti tra destra e sinistra renda ancora più evidente la frattura tra cittadini e istituzioni in questi casi.

“Chi non assolve alle sue funzioni, con disciplina e onore, non contribuisce affatto al dibattito pubblico”, ha aggiunto Petrelli. Ha poi sollevato la questione della credibilità del ruolo: se un consigliere cambia posizione dopo pochi minuti di colloquio con il sindaco, ci si chiede chi lo convincerà la prossima volta.

Il consigliere ha anche interrogato il sindaco sulla bontà democratica di riempire la maggioranza con persone che non hanno condiviso il programma iniziale. Ha concluso il suo intervento con la frase che ha scatenato la reazione del presidente: “La nuova consigliera oggi non si mette al servizio della città come da lei dichiarato. Oggi la nuova consigliera si mette al servizio di chi comanda. E se chi esordisce oggi in quest’Aula demolisce i fondamenti della democrazia rappresentativa, rinnegando i valori con i quali ha chiesto la fiducia ai cittadini che oggi le permettono di essere qui, sappia che da parte nostra non è la benvenuta in quest’aula”.

Dai banchi della maggioranza sono partiti cori di dissenso e il sindaco ha mormorato fuori microfono: “Ma cosa dici?”. Il presidente Simone Pizzi è stato costretto a intervenire, censurando Petrelli e invitandolo ad assumersi la responsabilità delle sue parole. “Ogni persona di questa Assise è molto benvenuta. Se lo ricordi. Questa è la vera democrazia. Lei non può dire assolutamente a un consigliere comunale che qui non è il benvenuto. I voti sono sulla persona. Non esiste vincolo di mandato”, ha ribadito Pizzi.

Petrelli ha replicato che l'Aula è un tempio della democrazia, che non permetteranno a nessuno di dissacrare rimanendo in silenzio. Ha ribadito il dissenso verso il comportamento politico di Monica Melaranci, agendo per spirito di disciplina e onore.

Il capogruppo di Ancona Diamoci Del Noi, Carlo Maria Pesaresi, ha criticato il sindaco e il presidente per aver accolto e celebrato il “trasformismo” nella conferenza stampa. Ha definito l'episodio una “caduta di stile” inaspettata, con Melaranci come esponente di primo piano di questa pratica.

Pesaresi ha ironizzato sulle motivazioni del cambio, citando la “gentilezza” del sindaco. Ha messo in dubbio che tale ragione possa essere spiegata agli elettori, censurando fortemente un comportamento che non offre un buon esempio ai giovani che si avvicinano alla politica.

Con toni più pacati, Massimo Mandarano, capogruppo del Gruppo Misto – Progetto Marche Vive, Casa Riformista, ha espresso rispetto per la persona regolarmente eletta. Ha tuttavia ammesso una certa delusione, trovando il passaggio troppo rapido e le ragioni non del tutto chiare, soprattutto considerando la discussione ancora in corso all'interno di Azione.

Tra le fila della maggioranza, la prima a intervenire è stata Maria Grazia De Angelis di Fratelli D’Italia. Ha liquidato le critiche come “abitudine della minoranza buttare fango sulle persone”. Ha difeso Melaranci, sottolineando la sua posizione di vicepresidente di CTP e la sua accreditata presenza in città.

Secondo De Angelis, Melaranci possiede valori e ideali che combaciano con l'Amministrazione. Ha suggerito che la scelta sia stata “asettica”, non influenzata da decisioni dell'ultimo minuto, e che i cittadini votano la persona, non il simbolo. Ha concluso con un caloroso “Benvenuta”.

La capogruppo del Partito Democratico, Susanna Dini, ha ammesso di trovarsi per la prima volta a intervenire su una surroga. Ha parlato di una “pagina molto triste” per il Consiglio comunale, ricordando altri passaggi di consiglieri dal centrosinistra al centrodestra.

“La deontologia politica questa sconosciuta”, ha commentato Dini, esprimendo preoccupazione. Ha interrogato sull'esempio dato ai giovani e sull'impatto sulla fiducia dei cittadini e sul voto. Ha evidenziato come Melaranci abbia fatto campagna elettorale e sia stata eletta nel CTP con il centrosinistra, per poi annunciare il passaggio alla maggioranza prima ancora che in Aula.

L'intervento del capogruppo di Fratelli d'Italia, Jacopo Toccaceli, ha mescolato umorismo e serietà. Ha ironizzato sulle richieste dell'opposizione, per poi affermare che la critica politica è sempre legittima, ma gli attacchi personali, quando si agisce nel rispetto delle norme, denotano nervosismo.

Toccaceli ha ricordato che la storia dei passaggi da una sponda politica all'altra non è nuova ad Ancona, citando implicitamente precedenti amministrazioni. Ha concluso che se sempre più parti tradizionalmente di centrosinistra dialogano con la maggioranza, è una vittoria per quest'ultima, e l'opposizione dovrebbe interrogarsi sui propri errori.

Edoardo Carboni del Partito Democratico ha augurato buon lavoro a Melaranci, pur affondando il colpo. Ha sottolineato la grande responsabilità di spiegare agli elettori le proprie scelte. Ha trovato inusuale la presenza di un esponente di Azione, partito commissariato, tra le file del centrodestra.

La segretaria comunale del Partito Democratico, Federica Fiordelmondo, ha ritenuto che l'intera vicenda non faccia bene alla politica. Ha ammesso la perdita di un consigliere, ma ha ribadito che il PD non è “turbato” come ipotizzato da altri. La sua preoccupazione maggiore è la dimostrazione di inaffidabilità della politica ai cittadini.

Fiordelmondo ha riconosciuto la possibilità di cambiare idea e l'assenza di vincolo di mandato, ma ha sottolineato che ciò dovrebbe essere frutto di un periodo di maturazione. Ha trovato difficile credere che questo sia avvenuto per Melaranci, candidata due volte con il centrosinistra. Ha concluso che il voto è personale ma anche legato al progetto politico, definendo la conferenza stampa “poco delicata”.

Angelica Lupacchini di Fratelli D’Italia ha replicato duramente all'opposizione. Ha ricordato come simili parole fossero state pronunciate per altri passaggi, affermando che cambiare idea è sintomo di intelligenza. Ha accusato l'opposizione di usare la democrazia come un “cavallo di Troia” e di attacchi personali.

Lupacchini ha poi spostato l'attenzione sulla candidata sindaco dell'opposizione, Ida Simonella, chiedendosi dove fosse il suo “onore” e il “voto degli anconetani” in relazione alle sue scelte personali. Ha invitato a ricordare certi fatti prima di giudicare gli altri.

Annalisa Pini, capogruppo di Civitas Civici, ha invocato la coerenza per tutti. Ha denunciato un “linciaggio” nei confronti di una donna che, al momento, non aveva ancora voce in Consiglio. Ha invitato i consiglieri a vergognarsi per aver attaccato una persona che non poteva difendersi.

Altri interventi, come quello di Angelo Tomassetti (Pd) che ha parlato di “mercato delle vacche”, e Mirella Giangiacomi (Pd), hanno contribuito al clima teso. Diego Urbisaglia, capogruppo di Ancona Futura, ha dichiarato di non essere intervenuto per evitare di scendere sul personale.

Infine, il sindaco Daniele Silvetti ha dato il suo benvenuto a Monica Melaranci, esprimendo dispiacere per la “gentilezza” ascoltata dall'opposizione. Ha ribadito che le ragioni del passaggio erano state esplicitate in conferenza stampa, sottolineando l'onestà intellettuale di una donna proveniente dal volontariato, non dalla politica.

Silvetti ha ripetuto il concetto che nel 2023 anche elettori di sinistra e centrosinistra hanno votato lui e il suo programma. Ha criticato l'opposizione per continuare a “perdere pezzi” e “mettere la polvere sotto al tappeto”, invitandoli ad accettare che l'azione del governo piaccia e convinca. Ha citato il successo delle liste civiche come prova di un cambiamento ad Ancona, augurando buon lavoro alla nuova consigliera.

Al termine della votazione, Monica Melaranci ha ricevuto gli applausi, questa volta solo dalla maggioranza. Le sue prime parole in Aula sono state: “Buongiorno a tutti, vi ringrazio e confermo la mia adesione alla maggioranza”.

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