La CGIL e il SIGIM di Ancona evidenziano la grave precarietà e i bassi compensi che affliggono la professione giornalistica. Si chiede un miglioramento delle condizioni lavorative per i professionisti della comunicazione.
Criticità nel settore dell'informazione
La professione giornalistica soffre di una tendenza alla precarizzazione. Le aziende preferiscono collaborazioni occasionali per ridurre i costi fissi. Questo porta a compensi inadeguati e alti livelli di stress. La precarietà sembra essere diventata una condizione cronica per molti professionisti.
Queste criticità sono emerse durante un convegno organizzato ad Ancona. L'evento è stato promosso da CGIL, Nidil CGIL, SLC CGIL e dal SIGIM (Sindacato Giornalisti Marche). Il tema centrale era «Non è passione, è lavoro freelance, giornalisti e lavori della comunicazione, professionisti ma sfruttati».
Dati sul settore dei servizi di comunicazione
I dati presentati da Eleonora Fontana (segreteria CGIL Marche) provengono da Istat e Unioncamere. Nel settore dei servizi di Informazione e Comunicazione operano circa 15-18mila addetti. Questo include editoria, telecomunicazioni, informatica e produzioni web/televisive.
Escludendo gli iscritti all'ordine dei giornalisti (circa 2mila) e il personale tecnico delle telecomunicazioni, rimangono circa 10-12mila operatori. Questi si occupano di informazione, marketing e comunicazione digitale.
La visione della CGIL Marche
Giuseppe Santarelli, segretario generale della CGIL Marche, descrive il settore come complesso. Le professioni classiche si intrecciano con nuovi ambiti come l'online e i social media manager. Spesso i confini professionali non sono chiari, portando a un mancato riconoscimento delle competenze.
«La cosa grave e su cui bisogna lavorare per colmare ritardi», ha affermato Santarelli, «è il fatto che figure così importanti per la comunicazione siano poi retribuite in maniera indecente». Esiste una netta frattura tra i lavoratori con contratti regolari e il mondo precario pagato a cottimo.
L'obiettivo è fare luce su questo fenomeno. Si vuole collaborare con il sindacato dei giornalisti per migliorare le condizioni di questi lavoratori. La CGIL punta a colmare i ritardi accumulati nel settore.
Il ruolo del SIGIM e l'indipendenza dell'informazione
Piergiorgio Severini, segretario del SIGIM, sottolinea l'importanza di tutelare tutte le professionalità. È fondamentale distinguere tra informazione e comunicazione. L'informazione è un servizio pubblico rivolto ai cittadini.
La comunicazione, invece, può essere pubblica o privata. Chi fa informazione deve rispettare la verità sostanziale dei fatti. C'è un diritto e dovere di correttezza verso l'opinione pubblica. La comunicazione è un ambito diverso, ma una divisione netta è necessaria.
Severini, citando il Presidente Mattarella, ricorda che l'informazione è un pilastro della Costituzione. È essenziale per una repubblica occidentale moderna. Bisogna garantire indipendenza intellettuale e sostanziale.
Si propone di trovare un sistema normativo e contrattuale. Questo dovrebbe proteggere l'informazione dalla logica del mercato. Un modello simile a quello che garantisce l'indipendenza della magistratura potrebbe essere la soluzione.