Condividi

Altra Idea di Città ad Ancona contesta duramente il nuovo decreto scuola, definendolo propaganda xenofoba. L'associazione sottolinea la necessità di risorse concrete per l'integrazione scolastica, anziché misure restrittive.

Critiche al decreto scuola

Il coordinamento di Ancona di Altra Idea di Città ha espresso forte disappunto. La loro critica si rivolge al recente decreto legge emanato dal Governo. L'associazione lo definisce un atto di «pura propaganda xenofoba». La misura, secondo loro, penetra direttamente negli istituti scolastici. Questi luoghi dovrebbero essere dedicati all'educazione e all'inclusione.

La norma che impone un tetto del 30% di alunni definiti «stranieri» nelle classi è già esistente dal 2010. L'obiettivo dichiarato era evitare la formazione di «classi ghetto». Tuttavia, Altra Idea di Città evidenzia come questa disposizione sia rimasta sostanzialmente inapplicata. La ragione principale risiede nelle politiche urbanistiche e nel mercato immobiliare. Questi fattori, non la scelta delle famiglie, determinano la concentrazione dei figli di lavoratori immigrati in specifiche aree urbane.

Risorse necessarie, non restrizioni

L'associazione sottolinea un paradosso evidente. Molti sindaci, incluso quello di Ancona, riconoscono l'importanza degli alunni immigrati. La loro presenza, infatti, impedisce la chiusura di numerose classi e scuole. Altra Idea di Città accusa la Presidente del Consiglio, Meloni, e il suo referente regionale, Acquaroli. Li critica per anteporre la faziosità alla realtà dei fatti. Dietro la retorica della propaganda, secondo l'associazione, si cela un vuoto di azioni concrete.

Le scuole, infatti, mancano di adeguate risorse finanziarie e di personale. Questi elementi sono fondamentali per promuovere l'integrazione. Sono essenziali anche per l'insegnamento dell'italiano come seconda lingua. L'organico della classe di concorso A-23 (Lingua italiana per discenti di lingua straniera) e il potenziamento linguistico sono gravemente insufficienti. Spesso, il personale disponibile viene impiegato per coprire supplenze ordinarie, sottraendo risorse all'integrazione.

L'importanza della lingua madre

Altra Idea di Città definisce «propaganda» anche l'obbligo per i genitori di alunni stranieri di frequentare corsi gratuiti di italiano. Questi corsi dovrebbero tenersi presso i Centri Provinciali per l'Istruzione degli Adulti (Cpia). La realtà, però, è ben diversa. I Cpia, a causa della carenza di spazi e personale, faticano già a soddisfare le attuali richieste di iscrizione. L'associazione respinge fermamente l'idea, diffusa da alcuni esponenti governativi, che l'uso della lingua madre in famiglia ostacoli l'apprendimento dell'italiano.

Al contrario, Altra Idea di Città afferma che la padronanza della propria lingua madre è un prerequisito fondamentale. Essa costituisce la base del pensiero e delle emozioni. Questa competenza facilita l'apprendimento di nuove lingue. Ignorare questo principio significa dimostrare una profonda ignoranza dei processi cognitivi e linguistici.

Un futuro inclusivo per la scuola

In conclusione, Altra Idea di Città lancia un appello chiaro. La scuola e il territorio non necessitano di divisioni basate su percentuali o etnie. Ciò di cui c'è bisogno sono risorse concrete. Queste risorse devono garantire a tutti il diritto all'istruzione. È fondamentale promuovere un clima sociale aperto e inclusivo. Solo così si potrà costruire una scuola realmente al servizio della comunità e del suo futuro.