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Una ricerca innovativa svela come la migrazione di fluidi nella crosta terrestre sia strettamente legata all'attività sismica, specialmente durante eventi intensi come la sequenza del 2016 nell'Appennino centrale. Lo studio propone nuove vie per monitorare la pericolosità sismica.

Nuovo metodo per monitorare i fluidi terrestri

Ricercatori dell'INGV, dell'University of California Berkeley e dell'USGS hanno messo a punto un innovativo metodo di indagine. Questo strumento permette di seguire gli spostamenti dei fluidi all'interno della crosta terrestre. I risultati evidenziano un forte legame tra questi movimenti e l'attività sismica. Tale connessione appare particolarmente marcata durante le sequenze sismiche più potenti.

La ricerca si concentra sull'evoluzione dei fenomeni che hanno caratterizzato la serie di terremoti. Questi eventi hanno colpito duramente l'Appennino Centrale. L'area interessata comprende località come Amatrice, Visso, Norcia e Capitignano. Il periodo di osservazione va dalla fine di agosto 2016 alla fine di febbraio 2017.

Analisi dell'attenuazione delle onde sismiche

Lo studio ha esaminato le variazioni nel tempo dell'attenuazione delle onde sismiche. Queste osservazioni sono state effettuate durante la sequenza sismica del 2016-2017. I ricercatori hanno identificato segnali specifici. Questi segnali sono compatibili con la migrazione di fluidi sotto pressione. La migrazione avviene lungo il sistema di faglie responsabili degli eventi tellurici.

Luca Malagnini, primo autore dello studio e dirigente di ricerca presso l'INGV, ha fornito spiegazioni cruciali. Ha affermato che le faglie possono agire come barriere. Prima di un forte terremoto, esse impediscono il movimento dei fluidi nella crosta. Tuttavia, l'attivazione di una faglia durante un evento sismico di rilievo può alterarne le proprietà. La faglia può trasformarsi in un condotto. Questo permette ai fluidi di muoversi liberamente, sia in verticale che in orizzontale.

Il ruolo dei fluidi nella sequenza del 2016

Nel caso specifico analizzato, la migrazione di CO₂ ad alta pressione ha avuto un ruolo significativo. Questo fenomeno è stato innescato dal terremoto di Amatrice del 24 agosto 2016. L'evento aveva una magnitudo di 6.0. Si ipotizza che questa migrazione abbia indebolito le faglie vicine. Ciò avrebbe facilitato l'insorgenza di ulteriori eventi sismici. Tra questi, il terremoto di Norcia del 30 ottobre 2016, di magnitudo 6.5, potrebbe essere stato influenzato.

Gli autori della ricerca hanno notato una caratteristica importante. Questo comportamento, che può generare una serie di eventi di elevata magnitudo, è tipico delle grandi sequenze sismiche. Questo vale in particolare per l'Appennino Centrale. Potrebbe anche essere una caratteristica dell'intera catena appenninica. L'analisi delle onde sismiche durante la crisi del 2016-2017 offre uno strumento prezioso. Permette di individuare episodi di migrazione di fluidi ad alta pressione nella crosta terrestre.

Prospettive future per la valutazione del rischio

In futuro, il monitoraggio costante delle variazioni temporali. Queste variazioni riguardano i parametri che governano la dissipazione dell'energia elastica. Tale energia è trasportata dalle onde sismiche. Questo approccio potrebbe migliorare significativamente la valutazione dell'evoluzione della pericolosità sismica. Si potrà comprendere meglio come il rischio cambia nello spazio e nel tempo. Ciò è particolarmente utile durante lo svolgimento di una sequenza sismica.

La comprensione dei meccanismi che legano fluidi e faglie è fondamentale. Questo studio apre nuove prospettive per la previsione e la gestione del rischio sismico. La collaborazione tra diverse istituzioni scientifiche ha permesso di ottenere risultati di grande rilievo. La ricerca pubblicata sulla rivista Bulletin of the Seismological Society of America offre dati preziosi. Questi dati aiuteranno a interpretare meglio i terremoti futuri.

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