La procura di Termini Imerese ha formulato richieste di pena per la tragica vicenda di Altavilla Milicia. Sono stati chiesti 30 anni di carcere per Giovanni Barreca e l'ergastolo per i suoi presunti complici.
Richieste di pena per la strage di Altavilla Milicia
La pubblica accusa ha avanzato richieste di condanna significative nel processo relativo alla morte di Antonella Salamone e dei suoi due figli. Il muratore Giovanni Barreca è accusato di aver commesso gli omicidi. La pena richiesta per lui ammonta a 30 anni di reclusione. Barreca è ritenuto responsabile della morte della moglie, il cui corpo è stato poi dato alle fiamme. Ha inoltre causato la morte dei figli Kevin, di 16 anni, ed Emanuel, di soli 6 anni, dopo averli sottoposti a terribili torture.
Per i due presunti complici, Sabrina Fina e Massimo Carandente, la procura ha invece richiesto la pena massima: l'ergastolo. Queste richieste segnano un punto cruciale nel procedimento giudiziario che ha scosso la comunità.
Le motivazioni della procura e il contesto della strage
Secondo quanto emerso durante la requisitoria, Giovanni Barreca potrebbe essere considerato semi infermo di mente. Questa valutazione spiegherebbe la differenza nella pena richiesta rispetto ai coimputati. La terribile strage si è consumata nel mese di febbraio 2024. Il luogo degli eventi è stato la villetta di Altavilla Milicia di proprietà di Barreca. L'uomo, descritto come un fanatico religioso, avrebbe sterminato la sua famiglia.
L'accusa sostiene che Barreca fosse convinto della presenza del demonio. Queste convinzioni mistiche lo avrebbero spinto a compiere gli omicidi. Le vittime e l'abitazione sarebbero state percepite come infestate dal male. L'unica sopravvissuta della famiglia è la figlia maggiorenne, che non era presente al momento dei fatti.
Torture e riti preliminari prima dei delitti
Gli omicidi non sono stati atti impulsivi. Secondo l'accusa, sono stati preceduti da preghiere di gruppo. A queste pratiche avrebbero partecipato anche i coimputati Fina e Carandente. I tre si sarebbero conosciuti all'interno di una comunità evangelica. Le vittime hanno subito atroci torture prima di morire. Particolarmente gravi sarebbero state le sofferenze inflitte al figlio più piccolo.
Il bambino è stato colpito ripetutamente. Gli strumenti utilizzati per le violenze includevano un attizzatore del camino e un phon. Questi dettagli emergono dalle indagini e dalla ricostruzione dei fatti presentata dalla procura. La violenza degli atti è stata estrema.
Sviluppi del processo e precedenti
Al termine della requisitoria della procura, sono iniziate le arringhe difensive. Le difese degli imputati hanno preso la parola per presentare le proprie argomentazioni. L'udienza è stata successivamente rinviata. La prossima data fissata per proseguire il processo è il 10 giugno. Questo rinvio permetterà alle parti di preparare ulteriormente le proprie strategie.
È importante ricordare un precedente sviluppo giudiziario. La figlia di Barreca, Miriam, all'epoca dei fatti minorenne, era stata condannata in primo grado. La pena inflitta era di 12 anni e 8 mesi per concorso nella strage. Tuttavia, la sentenza è stata ribaltata in appello. La ragazza è stata dichiarata incapace di intendere e di volere. Di conseguenza, è stata assolta da ogni accusa.