Lavoratori Natuzzi in sciopero per un'ora davanti agli stabilimenti del Barese. Le sigle sindacali denunciano la volontà aziendale di chiudere sedi e delocalizzare la produzione in Romania, chiedendo garanzie concrete sul futuro.
Sciopero e protesta davanti agli stabilimenti Natuzzi
Questa mattina, i dipendenti di Natuzzi Spa hanno aderito a uno sciopero. La protesta si è concentrata davanti ai cancelli degli stabilimenti situati a Santeramo in Colle e Altamura, entrambi in provincia di Bari.
Le bandiere sindacali hanno sventolato mentre i megafoni diffondevano le rivendicazioni dei lavoratori. L'obiettivo era dare una risposta unitaria alle recenti comunicazioni della holding. Quest'ultima ha manifestato l'intenzione di chiudere alcuni siti produttivi. Parallelamente, si profila una delocalizzazione della produzione verso la Romania.
I rappresentanti sindacali hanno riportato un'alta adesione allo sciopero. Hanno parlato del 90% tra gli impiegati degli uffici. Sulle linee di produzione, l'adesione ha raggiunto il 100%. L'astensione dal lavoro ha causato un fermo delle attività negli stabilimenti per la durata di un'ora.
Sindacati contro le proposte aziendali
Le segreterie di Filcams Cgil Bari e Puglia, Fisascat Cisl Bari e Puglia e Uiltucs Puglia hanno rilasciato una nota congiunta. Hanno definito «inaccettabili» le proposte avanzate dall'azienda. Sottolineano come le inefficienze organizzative interne non debbano ricadere sui lavoratori.
Le proposte aziendali, secondo i sindacati, mirano unicamente alla riduzione del personale. Si punta anche allo smantellamento degli impianti produttivi. Manca, a loro dire, qualsiasi prospettiva credibile per il futuro dei dipendenti e dell'azienda stessa.
I sindacalisti hanno ribadito che lo stato di agitazione non si fermerà. Le azioni di sciopero continueranno fino al raggiungimento di rassicurazioni tangibili. Si attendono garanzie concrete sul futuro occupazionale e produttivo. In particolare, si chiede il rientro della produzione in Italia.
La mobilitazione proseguirà interessando anche gli altri stabilimenti del gruppo. Si tratta di Jesce 2 e Graviscella. La pianificazione delle future azioni terrà conto degli orari dei diversi turni di lavoro.
Prospettive future e mobilitazione continua
La vertenza Natuzzi si preannuncia complessa. La volontà aziendale di delocalizzare in Romania contrasta fortemente con le esigenze dei lavoratori e delle loro famiglie. La chiusura di sedi produttive avrebbe un impatto significativo sul tessuto economico locale.
Le organizzazioni sindacali si mostrano determinate a ottenere risposte concrete. La minaccia di ulteriori scioperi e proteste è reale. L'obiettivo è salvaguardare i posti di lavoro e la continuità produttiva degli stabilimenti italiani.
La situazione richiede un'attenzione particolare da parte delle istituzioni locali e regionali. Un dialogo costruttivo tra azienda e sindacati è fondamentale per trovare soluzioni condivise. La priorità deve rimanere la tutela dei lavoratori e il mantenimento dell'occupazione.
Le prossime settimane saranno decisive per comprendere l'evoluzione della vertenza. I lavoratori attendono segnali positivi dall'azienda. La loro determinazione a difendere i propri diritti appare ferma.
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