Un'indagine sui presunti cecchini a Sarajevo negli anni '90 porta a un sequestro di oggetti significativi. Una fotografia e un silenziatore sono stati trovati nell'abitazione di uno degli indagati. L'inchiesta coinvolge più nazioni.
Perquisizione nell'Alessandrino porta a ritrovamenti
I carabinieri del Ros hanno effettuato una perquisizione in un'abitazione. L'operazione è avvenuta su delega dei pm di Milano. L'indagato è un uomo di 65 anni. Vive nella zona dell'Alessandrino. L'uomo è sospettato di essere stato un cecchino a Sarajevo negli anni '90. Durante la perquisizione sono stati trovati oggetti di interesse investigativo. La perquisizione si basa su testimonianze precedenti. Le dichiarazioni provengono dall'ex moglie e dall'ex compagna dell'uomo. L'indagato aveva precedentemente rifiutato di rispondere alle domande.
Foto e silenziatore: indizi per l'inchiesta
Tra i reperti sequestrati figura una fotografia. Questa immagine è stata definita «significativa» dagli inquirenti. La ex compagna l'ha descritta come un lasciapassare. La foto ritrae l'indagato in divisa. Sembra essere in un luogo non ben definito. Si presume sia in Bosnia. L'immagine potrebbe aiutare a collocare temporalmente gli eventi. Anche un silenziatore è stato recuperato. Questi elementi sono considerati cruciali per ricostruire il periodo storico. Altri oggetti sono stati trovati. Un taglierino con una svastica è tra questi. Anche un tesserino e una coppa sono stati rinvenuti. Questi ultimi attestano l'attività dell'uomo in un poligono di tiro. Tuttavia, questi oggetti meno significativi non sono stati sequestrati.
Coinvolti più indagati e cooperazione internazionale
L'inchiesta milanese vede coinvolti altri tre uomini. Uno è un ex camionista di 80 anni dal Friuli. Un altro è un imprenditore di 64 anni residente in Brianza. Il terzo è un uomo originario della Toscana. L'uomo perquisito, che compirà 65 anni ad agosto, lavorava per il comune di Genova. I primi tre indagati sono già stati interrogati. Si sono difesi tramite memorie o dichiarazioni spontanee. È previsto un incontro di coordinamento. Si terrà il 29 giugno presso Eurojust all'Aia. Parteciperanno inquirenti da Italia, Belgio e Bosnia. Anche Svizzera e Austria collaborano all'indagine. L'indagine riguarda presunti omicidi di civili. I fatti risalgono all'assedio di Sarajevo tra il 1992 e il 1995.
Le dichiarazioni dell'ex compagna
L'ex compagna dell'uomo perquisito ha fornito dettagli inquietanti. Ha raccontato che l'uomo soffriva di incubi. Le aveva confidato di aver ucciso persone in passato. Ha dichiarato che l'uomo si recò in Bosnia durante la guerra degli anni '90. Partiva da Milano in aereo. Viaggiava con altre persone. Svolgevano attività di cecchini. Il loro obiettivo erano i musulmani. La donna ha anche descritto la fotografia sequestrata. L'uomo la conservava gelosamente. La definiva un lasciapassare per le zone di guerra. Sul retro della foto c'era una scritta in lingua straniera. Questa scritta fungeva da autorizzazione. La foto presentava anche segni. Questi segni corrispondevano alle persone uccise. Erano cerchi o righe, una sorta di conteggio.
Accuse e contesto bellico
L'uomo di 64 anni, ex dipendente comunale a Genova, è difeso dall'avvocata Licia Sardo Silvano. Le accuse per lui e per gli altri indagati sono di omicidio volontario aggravato. I motivi sono considerati abietti. Si contesta l'uccisione di civili inermi. Tra le vittime figurano donne, anziani e bambini. I colpi sarebbero stati sparati con fucili di precisione. Le postazioni erano sulle colline circostanti Sarajevo. L'assedio alla città fu operato dai serbo-bosniaci. L'indagine mira a fare luce su questi eventi tragici. La cooperazione internazionale è fondamentale per chiarire i fatti.