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Due decisioni giudiziarie diverse ad Alessandria hanno esaminato un saluto romano allo stadio. Il Tar ha confermato un Daspo, mentre il tribunale ordinario ha assolto l'individuo coinvolto.

Contrasto tra Tar e tribunale ordinario

Un gesto compiuto sugli spalti ha generato sentenze opposte. Il fatto risale al 13 marzo 2022. Un ultrà fece un saluto romano allo stadio 'Moccagatta'. Questo accadde durante una partita di serie C ad Alessandria. Il tifoso ricevette un Daspo di 5 anni. La misura è stata confermata dal Tar. Il gesto è stato definito «provocatorio» e «pericoloso per la sicurezza pubblica».

Tuttavia, il tribunale ordinario ha preso una direzione diversa. Nei giorni scorsi, si è pronunciato per l'assoluzione. L'accusa iniziale era violazione della legge Mancino. Successivamente, è stata modificata in «manifestazione usuale al disciolto partito fascista». Questa ipotesi rientra nella legge Scelba.

Dettagli del caso e del processo

La partita in questione era tra Juventus U23 e Sud Tirol. L'imputato, ora 61enne, guidava un gruppo di tifosi bianconeri. Il gesto durò pochi secondi. Era in compagnia di un altro sostenitore. L'avvocato difensore, Davide De Bartolo, ha sostenuto che si trattava di un episodio isolato. Non c'era intento provocatorio. La difesa ha evidenziato che i tifosi avversari non avevano un orientamento politico specifico.

Il tribunale ha analizzato la natura del gesto. È stato considerato «estemporaneo e goliardico». Il giudice Michele Innocenti ha escluso una carica offensiva o evocativa in senso politico. Di conseguenza, la rilevanza penale è stata negata.

La natura delle misure: Daspo e assoluzione

Dal punto di vista amministrativo, il Tar ha ribadito la funzione del Daspo. Questa misura di prevenzione può essere applicata anche in presenza di un semplice pericolo. L'ordine pubblico è l'elemento chiave. La decisione del Tar si concentra sulla prevenzione. Mira a evitare potenziali disordini futuri.

Il tribunale ordinario, invece, si è focalizzato sull'elemento penale. Ha valutato l'intenzionalità e l'effettiva capacità del gesto di offendere o incitare. L'assenza di questi elementi ha portato all'assoluzione. La distinzione tra la sfera amministrativa e quella penale è quindi centrale in questo caso.

Questo caso solleva interrogativi sulla interpretazione di gesti simbolici in contesti sportivi. La linea tra espressione individuale e potenziale minaccia all'ordine pubblico è sottile. Le decisioni giudiziarie riflettono approcci differenti. Uno privilegia la prevenzione, l'altro la certezza della colpevolezza penale.

La legge Mancino, del 1993, punisce chi incita alla discriminazione. La legge Scelba, del 1952, vieta la riorganizzazione del disciolto partito fascista. La modifica dell'accusa evidenzia la complessità giuridica. Il tribunale ha dovuto valutare quale legge fosse applicabile al gesto specifico. La sentenza di assoluzione suggerisce che il gesto non rientrava pienamente nelle fattispecie penali contestate.

Il Daspo, invece, rimane in vigore. Questo significa che l'individuo non potrà accedere agli stadi per 5 anni. La decisione amministrativa è indipendente da quella penale. Il Tar ha ritenuto che il comportamento fosse comunque inidoneo a garantire la sicurezza. Questo sottolinea la diversa finalità delle due procedure. Una è sanzionatoria e preventiva, l'altra accertativa della responsabilità penale.

La vicenda giudiziaria ad Alessandria evidenzia la complessità nell'applicazione delle leggi. Soprattutto quando si tratta di interpretare gesti con possibili connotazioni politiche. La distinzione tra diritto amministrativo e diritto penale è fondamentale. Ogni sistema ha i propri criteri e finalità.