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Elia Del Grande, autore di una strage familiare nel 1998, è nuovamente evaso. La sua fuga attuale rievoca una precedente evasione e concentra le ricerche sul territorio di Cadrezzate, suo paese d'origine.

Nuova evasione di Elia Del Grande

Elia Del Grande è di nuovo in fuga. Non ha fatto ritorno alla casa-lavoro di Alba, nel Cuneese, dove doveva rientrare nel pomeriggio di Pasqua. Gli era stato concesso un permesso per le festività, un gesto di fiducia che è stato tradito. Da allora, l'uomo è scomparso nel nulla.

Questa non è la prima volta che Del Grande evade da una misura alternativa. La sua precedente fuga offre una chiave di lettura importante. Il 30 ottobre, si era allontanato da una casa-lavoro nel Modenese, violando le prescrizioni della sorveglianza speciale.

All'epoca, scelse di tornare alle sue origini, a Cadrezzate. Il suo paese nel Varesotto, vicino al lago, rappresentava per lui un rifugio. Si nascose per giorni, evitando i controlli e muovendosi con cautela tra boschi e acquitrini che conosceva fin dall'infanzia.

Le ricerche e il legame con Cadrezzate

Il 12 novembre, i Carabinieri del nucleo operativo di Varese e Modena, con il supporto del Ros, riuscirono a fermarlo. Anche in quella circostanza, emerse l'ombra di una rete di favoreggiamento. La sua compagna risultò indagata per aver agevolato la sua latitanza.

Oggi, come allora, Cadrezzate è al centro dell'attenzione. Le ricerche si concentrano su questo luogo. È anche la scena primaria del crimine che ha segnato profondamente la storia criminale di Del Grande.

La strage familiare del 1998

Nel 1998, all'età di 22 anni, Elia Del Grande sterminò la sua intera famiglia. Uccise a fucilate il padre Enea (58 anni), la madre Alida (53 anni) e il fratello Enrico (27 anni). Il movente fu l'opposizione dei familiari al suo matrimonio con una giovane dominicana di cui era innamorato.

Il 7 gennaio 1998 fu consumata quella che la cronaca definì la 'strage dei fornai', a causa del mestiere dei genitori. Si trattò di un triplice omicidio intrafamiliare, aggravato da futili motivi e da una violenza efferata. Il delitto divenne un caso emblematico di violenza domestica degenerata in sterminio.

Il percorso giudiziario e la nuova fuga

Per questi fatti, Del Grande ha scontato trent'anni di reclusione. La fase successiva, quella dell'esecuzione penale esterna, avrebbe dovuto rappresentare un reinserimento graduale, monitorato. Ad Alba, era in attesa di una decisione del magistrato di sorveglianza sulla sua pericolosità sociale residua.

L'udienza del 26 marzo si era conclusa con una riserva. La data fissata per lo scioglimento era il 13 aprile. Nel mezzo, è avvenuta la fuga.

Ora la storia sembra riavvolgersi. Gli investigatori stanno analizzando le sue abitudini, i suoi contatti e le direttrici già percorse in passato. Mentre il dispositivo di ricerca si estende dal Piemonte alla Lombardia, emerge la consapevolezza che ogni latitanza di Del Grande non è mai improvvisata. È costruita su una memoria precisa: quella dei luoghi, delle relazioni e, soprattutto, del delitto originario.

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