Condividi

Un'antica scultura lignea del Seicento, dopo un accurato intervento di restauro durato tre mesi, è stata ricollocata nella Cattedrale di Acerenza. L'opera, che presenta significative novità espositive, è tornata a disposizione dei fedeli e della comunità.

Il ritorno del crocifisso seicentesco ad Acerenza

Un'opera d'arte di grande valore storico è riapparsa nella Cattedrale di Acerenza. Si tratta di un Crocifisso realizzato in legno policromo. La scultura risale al diciassettesimo secolo. L'opera è rimasta assente per un periodo di tre mesi. Questo tempo è stato dedicato a un meticoloso intervento di restauro. La notizia è stata diffusa dall'Ufficio Comunicazioni Sociali dell'Arcidiocesi di Acerenza. Il Crocifisso è ora tornato nella sua sede originale. La Cattedrale di Acerenza è un importante esempio di architettura romanica normanna. La sua costruzione risale all'XI e XII secolo.

La scultura è attribuita a un maestro napoletano. La sua attività artistica si colloca nella seconda metà del Seicento. L'autore rimane, tuttavia, anonimo. Questo capolavoro arricchisce ulteriormente il patrimonio artistico della diocesi. La sua presenza è un legame tangibile con il passato.

Un restauro per recuperare l'autenticità

L'intervento di restauro è stato guidato da Domenico Saracino. Il lavoro si è svolto sotto la supervisione della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio della Basilicata. L'obiettivo primario era restituire all'opera la sua integrità originale. La scultura presentava infatti evidenti segni del tempo e del degrado. Erano presenti fori causati da insetti xilofagi. Questi organismi attaccano il legno. Vi erano anche ridipinture estese. Strati di stucco e vernice ingiallita coprivano la superficie. La polvere accumulata nel tempo aveva ulteriormente offuscato l'opera. Si notavano inoltre distacchi della pellicola pittorica. Questi problemi compromettevano la leggibilità e la bellezza dell'opera.

Il restauro ha permesso di rimuovere questi elementi dannosi. Ha riportato alla luce i colori originali. Ha consolidato le parti fragili. L'opera è ora preservata per le future generazioni. Questo intervento sottolinea l'importanza della conservazione del patrimonio artistico.

Nuova collocazione per una maggiore fruizione

La posizione del Crocifisso è stata modificata. Non è più appeso alla parete di fondo del presbiterio. Ora è adagiato su una nuova struttura. Questa è realizzata in metallo. È posta sul presbiterio stesso. La nuova sistemazione avvicina l'opera ai fedeli. Questo cambiamento favorisce una maggiore interazione visiva. La scultura ha una storia complessa di spostamenti. Proviene dall'Episcopio. Era stato trasferito dalla Cattedrale in passato. Ha attraversato diverse sedi. Tra queste, cappelle, sale delle udienze e patronati familiari. Ha appartenuto alle famiglie Vosa e Gilio. È tornato ai Vosa all'inizio dell'Ottocento. È sempre stato considerato un simbolo identitario. Rappresenta un punto di riferimento per la città e per la diocesi. La sua ricollocazione è un evento significativo.

La nuova esposizione ne valorizza la presenza. Rende l'opera più accessibile. Permette una contemplazione più intima. La comunità potrà riscoprire questo importante manufatto. La sua storia si intreccia con quella di Acerenza.

Domande frequenti sul Crocifisso di Acerenza

Chi ha restaurato il Crocifisso di Acerenza?

Il restauro del Crocifisso di Acerenza è stato curato da Domenico Saracino. L'intervento si è svolto sotto l'alta sorveglianza della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio della Basilicata.

Quando risale il Crocifisso ligneo policromo di Acerenza?

Il Crocifisso ligneo policromo custodito nella Cattedrale di Acerenza risale al diciassettesimo secolo. È quindi un'opera del '600.